Niente bullismo, razzismo, sessismo. La tolleranza zero azzera anche lo spettacolo

Belle o brutte, reazionarie o molto progressivamente aggiornate, il politicamente corretto chiude le serie americane a rischio. Tutti plaudono al trionfo del bene (o meglio, del nulla).

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Strana eterogenesi dei fini: il politicamente corretto non fa prigionieri, nemmeno tra le sue icone. Accade in America, dove il reboot Heathers, basato sull’omonima commedia dark degli anni Ottanta, è stato cancellato dai palinsesti prima ancora del debutto. La storia è quella di una banda di ragazzi che per tutta la serie sogna di uccidere i compagni, si stupra, ci si suicida, ma si spara anche, compaiono armi da fuoco perfino nelle mani degli insegnanti. L’anteprima del 7 marzo era già stata rinviata per rispetto delle famiglie delle vittime della sparatoria avvenuta il 14 febbraio a Parkland, in Florida, quando uno studente espulso dalla Marjory Stoneman Douglas aveva aperto il fuoco e ucciso 17 persone a scuola. Si iniziò allora a parlare di un lancio a luglio, ma in seguito alla sparatoria avvenuta a marzo in una scuola superiore di Santa Fe, vicino a Houston, in Texas (altri dieci morti), Paramount Network ha deciso di soprassedere: vero è che si tratta di satira ma «combinare la messa in onda di una serie sulla scuola superiore in questi momenti molto bui non ci sembrava giusto» (la stagione si sarebbe conclusa con l’esplosione della scuola superiore).

CORTOCIRCUITO. Peccato. Paramount Network, rete premium del gruppo Viacom, tiene ai giovani e ai cambiamenti tanto da aver voluto rivisitare il soggetto originale del film trasformando il gruppetto dei protagonisti che allora spadroneggiavano a scuola, in una ragazza omosessuale di colore, un ragazzo che si identifica come genderqueer, una ragazza sovrappeso. Peccato, notò qualcuno guardando il trailer del reboot, che questi provengano da gruppi vittime di bullismo e non il contrario, arrivando ad accusare lo show di essere reazionario e conservatore.

TUTTO PER UN TWEET. Insomma, come la fai la fai male, e l’unico modo per fare bene pare non fare proprio nulla, se è vero che nel raccontare la sospensione della messa in onda di Heathers Paramount Network ha molto elogiato la decisione presa nei giorni scorsi della Abc di cancellare dai palinsesti la nuova stagione di Roseanne. Il colosso americano controllato dalla Disney ha staccato la spina alla fortunatissima sitcom degli anni Ottanta (in Italia si chiamava Pappa e ciccia) dopo che la protagonista Roseanne Barr, convinta sostenitrice di Trump, ha paragonato su Twitter Valerie Jarrett, consigliera dell’ex presidente Barack Obama, a un incrocio tra la fratellanza musulmana e il Pianeta delle Scimmie. Risultato, Barr licenziata in tronco, «la dichiarazione di Barr è abominevole, disgustosa ed estranea ai nostri valori, e abbiamo deciso di cancellare il suo show» dicono da Abc, seguita a ruota dalle emittenti che trasmettevano le repliche.

#METOO PERMANENTE. Peccato che Barr non sia certo nuova ad esternazioni del genere («non sarebbe stato meglio pensarci prima, ed evitare del tutto questa nuova stagione?» si chiede qualcuno), peccato che Roseanne avesse fatto delle discussioni tra esponenti della middle class e personaggi di tutt’altra estrazione politica – con i loro litigi, le baruffe, i perdoni – la cifra di una fortunatissima serie. Ma denunciare Roseanne Barr e difendere Roseanne non sembra proprio possibile, e l’America che sulla scia del #metoo ha già chiuso House of Cards a causa delle supposte malefatte di Kevin Spacey, continua a trovare tutto questo molto rassicurante: niente bullismo, niente razzismo, niente sessismo, la tolleranza zero azzera anche lo spettacolo, bello o brutto, reazionario o molto progressivamente aggiornato che sia. E ovunque è plauso a questi tempi in cui sembra che il bene vinca il male, i princìpi gli interessi economici, lo scrupolo di coscienza la presunzione. Sembra: quello che accade a certe latitudini televisive, dove si è convinti che quanto trasmesso sia l’unica matrice di bene, dei princìpi e pure del male che accade – e da sempre accade –  quando la gente spegne la tv e va in strada a vivere la vita, come vogliamo chiamarlo? Megalomania?

NON RESTA CHE TRUMP. Fortunatamente, a proposito di megalomani, quando la tv si spegne in un moralistico e politicamente corretto silenzio, the show must go on su Twitter, dove un certo cinguettio di Trump continua a dare spettacolo: «La Abc non tollera commenti come quelli fatti da Roseanne Barr. Non ha mai chiamato il presidente Donald J. Trump per scusarsi degli ORRIBILI commenti fatti e pronunciati su di me sulla Abc. Forse ho perso la chiamata?».

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