Napolitano: «Grati ai Lampedusani che hanno soccorso vittime della tragedia»

Durante la commemorazione del Giorno dell’Unità nazionale e delle forze armate, il presidente ha ricordato: «La coperta resterà corta anche se con uno sforzo collettivo riapriremo un sentiero di crescita per l’economia italiana»

«Un plauso particolare meritano gli uomini e le donne che hanno partecipato alle operazioni di soccorso e di recupero delle salme delle vittime della terribile tragedia di Lampedusa»: così oggi il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione del Giorno dell’unità nazionale e delle forze armate, ha voluto ricordare i pescatori, i sub, i cittadini semplici che, di fronte alle ondate di migranti che approdano sull’isola, non esitano ad aprire le porte delle proprie case o a tuffarsi in mare per dare una mano e un segnale di solidarietà.

«COPERTA TROPPO CORTA». Il Presidente ha voluto anche ringraziare «i militari impegnati nei diversi teatri di crisi, dall’Afghanistan, al Medio Oriente, ai Balcani e a quelli che operano sul territorio nazionale e sui nostri mari». Napolitano ha deposto la corona d’alloro tradizionale all’Altare della patria di piazza Venezia, poi, dopo il minuto di silenzio, ha assistito alla cerimonia delle frecce tricolori. Infine ha preso parola per avvertire: «La coperta resterà corta anche se riusciremo con un grande sforzo collettivo di responsabilità e coesione a riaprirci presto un sentiero di crescita per l’economia italiana». I compiti del Paese richiedono, secondo il Presidente, «richiedono risorse che scarseggiano. Non si discuta con leggerezza di ridurre le missioni». Tuttavia, Napolitano ha ricordato però che «per rendere le capacità richieste compatibili con le ridotte risorse finanziarie a disposizione, esse hanno intrapreso un radicale processo di riforma i cui meccanismi attuativi, all’esame del Parlamento, devono essere resi al più presto operanti». Un riferimento esplicito è andato anche ai marò italiani detenuti in India: «Operiamo con tenacia per riportarli a casa».