«Non esiste solo la persecuzione “violenta” dei cristiani, c’è anche quella “subdola” dell’Occidente»

Franco Frattini e il cardinale Tauran al Meeting mettono in guardia l’Europa sulla libertà religiosa da una nuova persecuzione dei cristiani

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meeting_rimini_2013_hRimini (dal nostro inviato al Meeting). «Il mio paese sta scrivendo la sua storia. Ha abbattuto un regime fascista religioso con una rivoluzione stupenda e andrà avanti per la sua strada per difendere i diritti umani». Parla così in un videomessaggio a sorpresa Tahani Al Gebali, ex vicepresidente della Corte costituzionale egiziana, che ha disdetto all’ultimo la sua partecipazione al Meeting a causa della situazione che sta attraversando l’Egitto, dopo la deposizione da parte dell’esercito del presidente dei Fratelli Musulmani Mohamed Morsi. «Non possiamo accettare che l’Egitto cada nelle mani dell’estremismo religioso, vogliamo uno Stato moderno. Mi dispiace che molti media occidentali parlino di colpo di Stato, la verità è che l’esercito ha difeso i 40 di milioni di persone che si sono espresse contro Morsi, così come si erano ribellate alla dittatura di Mubarak».

LIBERTÀ RELIGIOSA. L’Egitto è solo uno dei tanti paesi dove la  libertà religiosa, tema chiave della giornata di ieri al Meeting, non viene assicurata e la persecuzione dei cristiani è un fatto di cronaca di tutti i giorni. «La libertà religiosa non è un problema religioso, non è qualcosa che uno Stato concede per benevolenza ai suoi cittadini ma un diritto umano inalienabile», ha inquadrato il problema il cardinale Jean-Louis Tauran. «La fede è una forza per la società perché permette di costruire la pace e l’armonia, anche se oggi l’islam fa paura a causa di alcuni membri traviati di questa religione che uccidono nel nome di Dio». La libertà religiosa, continua il presidente del Pontificio consiglio per il dialogo inter-religioso, «per essere tutelata dai governanti deve essere garantita nella sua espressione privata e pubblica, perché se si toglie la religione dalla società, l’uomo non può che diventare una merce».

ISLAM NON È INTOLLERANTE. Anche l’islam difende questa stessa concezione, ha affermato l’intellettuale musulmano indonesiano Azyumardi Azra: «L’islam è erroneamente percepito come dogmatico e intollerante. Il Corano, infatti, sostiene la libertà religiosa e quei paesi che, ad esempio, comminano la pena di morte per l’apostasia lo fanno seguendo una regola medievale della giurisprudenza islamica che viene rifiutata dalla maggior parte degli Ulema musulmani». I paesi islamici che non garantiscono o dove non è protetta la libertà religiosa, spiega il docente all’università di Jakarta, «lo fanno perché non sono una democrazia o perché vivono in situazioni di instabilità» che favoriscono l’azione di «quei terroristi che, uccidendo nel nome dell’islam, trasgrediscono gli stessi insegnamenti del Profeta».

PAUL BHATTI E LA BLASFEMIA. Uno di questi paesi citati da Azra è sicuramente il Pakistan, la cui situazione drammatica è stata raccontata dall’ex consigliere speciale del primo ministro pakistano per le minoranze religiose Paul Bhatti, fratello di Shahbaz, assassinato perché si era speso in difesa dei cristiani. «La libertà religiosa è ciò per cui mio fratello Shahbaz si è battuto fino a dare la vita», ha esordito sommerso dagli applausi della platea. «Il suo sacrificio ci insegna che non ci può essere pace senza preghiera e fede, e che questo è responsabilità di tutti». Per far capire fino a che punto i cristiani sono in pericolo in Pakistan, Bhatti ha raccontato due vicende che l’hanno visto protagonista come Consigliere speciale: quella di Rimsha Masih, la ragazzina 14enne accusata falsamente da un imam di blasfemia per aver bruciato pagine del Corano, poi assolta, e quella di un quartiere di Lahore bruciato da una folla di estremisti islamici. «Nel primo caso siamo riusciti, grazie anche al dialogo con gli imam e alla polizia, a dimostrare l’innocenza di Rimsha. Ma nel secondo non abbiamo fatto in tempo a mobilitare la polizia dopo che un musulmano aveva accusato un cristiano di avere insultato Maometto. In neanche tre ore, migliaia di estremisti hanno assaltato un intero quartiere cristiano». In questa situazione, complice un governo debole e sempre minacciato dal terrorismo, «molti perdono la speranza ma noi dobbiamo puntare sull’educazione per migliorare la condizione delle minoranze e aiutare il Pakistan a tornare stabile».

PERSECUZIONE SUBDOLA IN OCCIDENTE. Se la persecuzione violenta dei cristiani fa 100 mila vittime ogni anno nel mondo, secondo le cifre fornite all’incontro, non è l’unica esistente, come ricordato ancora da Tauran: «Esiste una persecuzione subdola, specie in Occidente, che ha lo scopo nel nome di una presunta laicità di confinare la religione nel privato». Ed è anche contro questa che nel suo intervento Franco Frattini, ex ministro degli Esteri e presidente della Sioi, si è scagliato criticando aspramente l’Europa: «È con tristezza che dico che l’Europa fa troppo poco per evitare il rischio di una globalizzazione della persecuzione dei cristiani. Non ha detto niente sull’uccisione dei copti in Egitto, sulla situazione dei cristiani in Siria, sull’uso distorto della blasfemia in Pakistan. Ha invece intrapreso la strada di un laicismo esasperato».

NATALE DIMENTICATO. Un laicismo che Frattini ha esposto con alcuni esempi: «Nel 2010 ero ministro degli Esteri, e ho scoperto che la Commissione stava distribuendo tre milioni di agende agli studenti dell’Unione con le feste di tutte le religioni tranne il Natale. Ho fatto ritirare le agende ma è un fatto indegno che in Europa, a spese dei contribuenti, si cerchi di ignorare o addirittura cancellare il cristianesimo e i suoi simboli». E ancora: «Non è possibile che siamo dovuti arrivare fino alla Gran camera di giustizia per non farci impedire di tenere il crocifisso nelle scuole. Va bene lo Stato laico, ma questo è troppo». Ecco perché Frattini ha proposto che in occasione del semestre di presidenza dell’Italia del Consiglio europeo (luglio-dicembre 2014 ), «oltre a puntare su economia, Pil e crescita ci facciamo portatori di un’azione finalmente concreta a difesa della libertà religiosa».

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