Come si sconfigge la malaria? Decimando le zanzare (e i bambini africani). La “mosquito week” di Bill Gates

La curiosa campagna parallela del filantropo miliardario contro “l’animale più pericoloso del pianeta” e contro le nascite nel terzo mondo

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Qual è l’animale più pericoloso al mondo? Lo squalo? Il serpente? L’uomo? «No, la zanzara». Lo ha scritto sul suo blog Bill Gates.

Gates, com’è noto, non è solo uno degli uomini più ricchi del pianeta, inventore e presidente di Microsoft, ma anche uno dei maggiori filantropi della Terra. Il 25 aprile ha pubblicato sul suo blog (gatesnotes.com) un articolo, un video (“Mosquito week”) e un’infografica in cui spiega che la malaria è la malattia d’origine animale più letale al mondo. Di qui il suo impegno affinché gli abitanti del pianeta siano più determinati nel combattere le zanzare che, ogni anno, infettano circa 200 milioni di persone causando la morte di oltre 600 mila esseri umani. Numeri nemmeno lontanamente paragonabili a quelli dei decessi causati da altri animali.

Secondo i dati forniti da Gates, sarebbero solo dieci le morti annuali provocate da lupi e squali, cento da leoni, mille da coccodrilli e così via, fino all’uomo, autore di “soli” 475 mila assassinii. Dal momento che si tratta di un fenomeno ampiamente sottovalutato, Gates ha deciso di lanciare la “Settimana della zanzara”. «Considerando la loro dannosità – ha scritto –, ci si aspetterebbe che le zanzare ricevessero più attenzione da parte del pubblico. Gli squali uccidono meno di una dozzina di persone all’anno e negli Stati Uniti, ogni anno, c’è un’intera settimana di programmazione tv dedicata a loro. Le zanzare uccidono 50.000 volte più persone ma se esiste un canale televisivo che manda in onda una “settimana della zanzara”, allora non ne ho mai sentito parlare».

L’insetto provoca, oltre alla malaria, anche la febbre gialla e l’encefalite e si trova su tutto l’orbe terracqueo, eccezion fatta per l’Antartide. I danni, seppur ingenti, dice Gates, non si limitano al solo numero di morti, ma si estendono ai disagi vissuti da quelle popolazioni che, per sfuggire al contagio delle oltre 2.500 specie, fuggono nell’entroterra, verso climi più ostili ai mosquitos. Per questo, conclude il magnate, «spero che vi guarderete intorno con più attenzione. Non sarà eccitante come gli squali martello o il grande squalo bianco, ma forse scoprirete qualcosa di nuovo».

Sebbene non si possa essere certi dei numeri forniti da Gates – sono frutto di stime con importanti margini di errore – è innegabile che la malaria sia una piaga nei paesi sottosviluppati. Il suo impegno è meritevole d’encomio.

Quel che è curioso notare è che Gates, assieme alla cattolicissima moglie Melinda, è anche fra i maggiori finanziatori e sostenitori del controllo delle nascite nei paesi del terzo mondo. I coniugi profondono il medesimo impegno nel combattere le zanzare e nel distribuire preservativi in Africa e Asia. Convinti che l’Aids possa essere debellato solo a colpi di educazione sessuale e farmaci abortivi, la Bill & Melinda Gates Foundation è da anni fra le maggiori associazioni finanziatrici di programmi atti al contenimento delle nascite. Un mondo meno popolato, spiegò Gates qualche anno fa, farebbe del gran bene anche al pianeta, facendo diminuire la quantità di Co2.

All’eliminazione del “fattore P” (persona), Gates lavora alacremente e a suon di miliardi di dollari. L’obiettivo, entro il 2020, è riuscire a fornire contraccettivi a 120 milioni di donne così da ridurre al minimo la nascita di bambini e l’anidride carbonica. Il sogno di un mondo a impatto zero è stato lasciato a Bill come retaggio spirituale dal padre William, tra i fondatori della Planned Parenthood, la maggiore associazione pro choice del mondo e grande alleata del magnate.

Gates, d’altronde, non è certo il primo miliardario col pallino dell’eugenetica. A inizio Novecento, tra i maggiori sostenitori delle teorie malthusiane c’erano John Rockefeller, John Kellogg e Andrew Carnegie. Oggi le cronache riportano i nomi di George Soros, Ted Turner, Warren Buffett. Oggi come allora, ad accomunarli, più che indirizzi culturali o preferenze politiche, il numero di zeri sul conto in banca.

Ma ciò che più stupisce di queste campagne non sono tanto le cifre stratosferiche (e inutili a fini pratici) messe in campo per debellare le malattie, quanto la pervicacia del sentimento compassionevole che le anima. Il cuore che s’intenerisce nel vedere gli spasmi del bambino punto da una zanzara è lo stesso che spinge questi uomini facoltosi a ritenere assolutamente logico che quel mosquito, assieme a quel piccolo, sarebbe meglio non ci fosse mai stato. È la filantropia del 2000 che mette nello stesso pacco di aiuti pesticidi per insetti e pesticidi per umani.

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