Ma allora non è solo tempi.it a fare “disinformazione” su Stamina. Leggere Avvenire, please

«Tutto consiglierebbe di muoversi con estrema cautela per non alimentare illusioni, ma ciò cui stiamo assistendo è esattamente l’opposto»

Oggi sul quotidiano Avvenire è comparso un editoriale a firma di Francesco Ognibene che parla dei «rischi del metodo Stamina e le possibili derive». Il titolo dell’articolo è “Garantire cure vere, non coriandoli di sogni” e va dato atto al quotidiano, dall’inizio della vicenda, di aver saputo fare una vera informazione, seria e documentata, senza lasciarsi trascinare nella gazzarra emotiva stile Iene.

Che differenza c’è tra una terapia e una sperimentazione? La prima, la terapia, ha già superato la rigorosa trafila prevista per le applicazioni sull’uomo, un percorso disseminato di test dai quali deve risultare un’efficacia provata e ripetuta su cavie animali e poi sui primi pazienti, e in seguito di pubblicazioni scientifiche accuratamente revisionate. La seconda, la sperimentazione, sta ancora sottoponendosi all’indispensabile incrocio di verifiche, dati ed evidenze, un iter che può richiedere anni ma che è la garanzia per i malati, le loro famiglie, la società, lo stesso Stato quasi sempre chiamato a contribuire poi in misura determinante per consentire l’accesso di tutti a terapie sicure e realmente utili.

Il confronto sull’uso clinico delle staminali adulte nel nostro Paese è arrivato a un punto di tale confusione e incertezza concettuale che persino questa distinzione che a tutti appare ovvia rischia di essere discussa, se non negata, anche col timbro di un tribunale. Sta infatti accadendo che accanto a farmaci, metodiche e procedure ampiamente sperimentate nelle quali le cellule staminali adulte stanno già dimostrando le loro potenzialità, cercano di farsi largo percorsi di cura ancora allo stadio sperimentale, e sui quali grava più di un’ombra. Equiparare questi tentativi che hanno fornito qualche dato positivo, ma che devono ancora essere validati dalla comunità scientifica, alle terapie che invece portano benefici tangibili ai malati, vuol dire gettare potenzialmente discredito anche sulle cure che hanno dimostrato di funzionare davvero, sul metodo scientifico come garanzia di affidabilità e in ultima analisi anche sulle stesse staminali adulte, che rischiano di trasformarsi in terreno friabile di polemica ideologica e di lite giudiziaria.

È quello che sta succedendo con il caso delle cellule trattate da «Stamina Foundation», azienda il cui metodo ha sortito qualche effetto positivo su alcuni pazienti senza ancora soddisfare però una lunga serie di requisiti scientifici, a cominciare dalla pubblicazione di dati confortanti, verificabili e sottoscritti da altri. Tutto consiglierebbe di muoversi con estrema cautela per non alimentare illusioni, ma ciò cui stiamo assistendo è esattamente l’opposto: i ripetuti ricorsi a tribunali che hanno ordinato la prosecuzione di terapie sperimentali, sospese cautelativamente dalle autorità sanitarie per via di motivati sospetti sulle procedure di laboratorio, hanno aperto un varco a una moltitudine di richieste angosciate (e comprensibili) di famiglie alle quali una comunicazione purtroppo anche irresponsabile ha lasciato intravedere un’improbabile luce su un calvario che molto spesso ha per vittime bambini nella prima infanzia affetti da mali sinora incurabili. Le cure vere sono un’altra cosa, la sofferenza non merita di essere trattata così.

La politica tenta adesso di dettare alcune regole basilari in un ambito che intreccia direttamente funzione della scienza, salute e dignità della persona. Ma il disegno di legge elaborato in tutta fretta approda oggi all’aula del Senato sospinto da un vento che rischia di cedere da un lato alla demagogia e dall’altro a un rigidità assoluta. L’ascolto della gente è doveroso (stiamo parlando di autentiche tragedie familiari, di bambini straziati da malattie che non danno scampo) ma bisogna che le istituzioni si assumano la piena responsabilità di offrire risposte serie, evitando con severità e rigore di spacciare coriandoli di sogni destinati a produrre le più amare frustrazioni.

Le famiglie chiedono trasparenza, i medici certezze, gli scienziati rispetto, l’opinione pubblica realismo. «Bisogna dare risposta all’urlo di chi soffre»: l’ha detto il cardinale Ravasi presentando ieri il congresso vaticano sulle staminali adulte che da domani darà voce a chi sta aprendo la strada nel continente ancora quasi inesplorato della «medicina rigenerativa» senza torcere un capello all’integrità umana. Proprio per questo rispetto prioritario non va lasciato spazio a chi, in ogni modo, punta a garantire un lasciapassare al possibile uso futuro di terapie a base di “pezzi” di embrioni umani. Né si può ignorare che dietro il “via libera” totale alle terapie sperimentali auspicato da alcuni, magari con le migliori intenzioni, si nasconde la volontà di altri di affermare l’assoluta libertà di decidere se e quali trattamenti esigere o accettare, secondo quel principio di completa autodeterminazione che porta dritti alla legittimazione di ogni pratica e abuso.

Siamo arrivati, in modo del tutto inatteso, a un passaggio critico di assoluta importanza: lo si affronti con saggezza e determinazione a proteggere davvero i più fragili. Senza deludere attese fondate e senza consentire spregiudicati e lucrosi giochi.

Francesco Ognibene