La linea rossa che la sinistra sta per superare su Gaza

Di Piero Vietti
04 Ottobre 2025
Il non voto al piano Trump in Parlamento, l’appoggio alla Flotilla anche dopo le parole di Mattarella, le ambiguità sulle violenze di piazza, i flirt col mondo dell’antagonismo antisemita. Se il Pd di Schlein vuole la pace non lo dimostra affatto
La segretaria del Pd, Elly Schlein, posa con i leader di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli con una bandiera della Palestina in piazza a Roma per lo sciopero generale in solidarietà con la Sumud Flotilla e Gaza
La segretaria del Pd, Elly Schlein, posa con i leader di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli con una bandiera della Palestina in piazza a Roma per lo sciopero generale in solidarietà con la Sumud Flotilla e Gaza (foto Ansa)

C’è una linea rossa, neppure tanto sottile, che la sinistra e alcuni sindacati italiani hanno pericolosamente oltrepassato negli ultimi giorni, appiattendosi sulle posizioni e i toni degli attivisti della Sumud Flotilla, non condannando con fermezza le violenze compiute dagli attivisti pro Pal scesi in piazza nelle ultime 48 ore, lasciando esposto alla gogna un sindaco colpevole di avere pronunciato la parola “ostaggi” parlando di Gaza, rifiutandosi di votare in Parlamento a favore del piano Trump-Blair per bassi calcoli politico-elettorali, quando questo è stato visto con favore non solo dai “cattivi” Stati Uniti, ma da quasi tutti gli Stati arabi musulmani, dagli stessi attivisti palestinesi, ed è stato preso seriamente in considerazione da Hamas, che ieri si è detto pronto a rilasciare gli ostaggi.

Intervistato qualche giorno fa dalla Stampa, il leader di Italia viva ed ex segretario del Pd Matteo Renzi ha detto, riferendosi all’iniziativa della Sumud Flotilla: «Ben venga un elemento di passione civile, non intendo denigrare i partecipanti. Anzi, li invito ad andare anche in Ucraina, in Nigeria o in Sudan. Ma io sono un parlamentare, non un attivista di una Ong. Noi politici siamo pagati per trovare soluzioni, non per esprimere indignazione. Per aiutare i bambini di Gaza serve il piano Trump-Blair, non le regate». Un ragionamento lapalissiano che il Pd di Elly Schlein non è però riuscito a fare, neppure dopo l’intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che invitava i membri della Flotilla a consegnare gli aiuti al Patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, sapendo che la spedizione non avrebbe avuto successo.

Il Pd di Schlein «verso il precipizio»

Sul Foglio di giovedì Giuliano Ferrara si chiedeva se «siamo sicuri che Schlein e gli altri, tutti a vario titolo eredi di tradizioni politiche democratiche, civili, da quella antifascista a quella cattolica di sinistra, compresa l’insalatiera hippy di questa scalcinata segreteria, si rendano conto del passo che, consapevolmente o insensibilmente, avvicina il principale partito di opposizione costituzionale al precipizio?». Dopo l’astensione sul piano per Gaza la speranza è che – almeno – non se ne rendano conto, e abbiano irresponsabilmente scelto questa tattica convinti di trasformare in voti le urla di chi è sceso in piazza giovedì sera, ieri per lo sciopero, e oggi in nuove manifestazioni in molte città italiane.

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Farsi trainare dalla piazza è un gioco molto pericoloso per un partito che si definisce democratico e per un sindacato, la Cgil, che ha scelto di sacrificare sull’altare dell’attivismo politico gli interessi dei lavoratori: «Il sindacato deve fare il suo mestiere», ha detto la segretaria della Cisl, Daniela Fumarola, criticando il collega Maurizio Landini, «costruire sempre condizioni di dialogo, non incentivare rotture sociali o strizzare l’occhio ai movimenti radicali. Costruire un fronte unitario con alcune sigle sindacali che fanno dell’antagonismo estremo la loro ragion d’essere, rischia di far perdere ruolo e rappresentanza alla tradizione del sindacato confederale italiano. Un andamento che può innescare ulteriori derive estremistiche». Con un paradosso evidente e drammatico: a Gaza la popolazione sta chiedendo ad Hamas di accettare il piano Trump, in Europa la gente scende il piazza per manifestare contro quel piano.

Il video contro Israele di Decaro e i fischi al sindaco di Reggio Emilia

L’europarlamentare del Pd Antonio Decaro, candidato alla presidenza della Regione Puglia per il centrosinistra, ha condiviso sui propri canali social un video di manifestanti pro Pal che a Bari cantano «Palestina libera dal fiume al mare», inneggiando cioè alla scomparsa di Israele. Il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, è stato sommerso da fischi e insulti dalla platea del Teatro Valli durante la consegna di un premio alla Relatrice speciale sui diritti umani nei Territori palestinesi occupati dell’Onu Francesca Albanese per avere citato il rilascio degli ostaggi israeliani come una delle condizioni per la pace («Ti perdono, ma non dirlo più», ha detto la sedicente “international lawyer” che piace tanto alla sinistra italiana).  

Non si possono ignorare le decine di migliaia di persone scese in piazza ieri in tante città, molte delle quali sinceramente preoccupate per una situazione umanitaria da troppo tempo inaccettabile a Gaza; ma non si può neppure ignorare il corollario violento che queste manifestazioni hanno avuto, dall’assalto all’aeroporto e alle Ogr di Torino, colpevoli queste ultime di ospitare Jeff Bezos e Ursula von der Leyen il giorno dopo, le pietre e le transenne messe sui binari dell’alta velocità a Firenze, gli scontri con la polizia a Napoli e Bologna, la tangenziale occupata a Milano; e naturalmente i disagi sociali che uno sciopero indetto con meno di 48 ore di preavviso (e infatti illegittimo) porta alla stragrande maggioranza dei cittadini.

Manifestanti a Roma bloccano il Lungotevere durante lo sciopero in solidarietà con Gaza e la Sumud Flotilla
Manifestanti a Roma bloccano il Lungotevere durante lo sciopero in solidarietà con Gaza e la Sumud Flotilla (foto Ansa)

La linea del Pd e quella del comunicato di Hamas sulla Flotilla

La sinistra italiana ha scelto di sguazzare in tutto questo, correndo dietro al M5s di Giuseppe Conte, mettendosi sulla stessa linea dell’Ucoii, l’Unione delle Comunità Islamiche in Italia di cui un rappresentante era a bordo di una delle barche dirette a Gaza, che ha criticato l’invito di Mattarella e di Pizzaballa a lasciare gli aiuti a Cipro. E proprio il cardinale Pizzaballa, da mesi pubblicamente critico con gli attacchi di Israele nella Striscia e concretamente vicino alla popolazione martoriata, ha detto che nonostante le «buone intenzioni» un’iniziativa come quella della Sumud Flotilla «non porta nulla alla gente di Gaza». Non a caso da giorni sui media si parla solo di questa missione e non più di quello che succede nella Striscia.

Ma alla sinistra italiana tutto questo sembra non interessare: Schlein e compagni preferiscono il flirt ambiguo con gli estremisti, a cui naturalmente in questi giorni si sono aggiunti giornalisti, cantanti, editori impegnati e scuole di scrittura cool, «l’equipaggio di terra» di una operazione che ha ottenuto l’appoggio esplicito di Hamas, il gruppo terroristico autore della strage del 7 ottobre di due anni fa, che è arrivato al paradosso di chiedere il rispetto del diritto internazionale in un comunicato che invocava la mobilitazione di piazza dell’Occidente. Detto, fatto.

L’attentato a Manchester e l’antisemitismo diffuso

Se non ci si può permettere di dubitare della buona fede di moltissimi manifestanti, non si può fingere di non vedere chi strumentalizza queste proteste con scopi diversi dall’ottenimento della pace tra Israele e Palestina. E non può non saltare all’occhio il fatto che l’Italia sia l’unico paese al mondo in cui le vicende della Flotilla hanno avuto così tanto spazio mediatico, e in cui ci sono state le proteste più accese, oltre che l’unico con uno sciopero generale. Eppure il governo italiano da mesi chiede a Netanyahu di fermare gli attacchi a Gaza, ha votato a favore di numerose sanzioni contro Israele ed è il paese non musulmano più attivo nell’aiuto alla popolazione di Gaza. A guardare le piazze e a leggere i social sembra invece che Giorgia Meloni possa far finire il conflitto oggi stesso ma non voglia farlo.

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Come se non bastasse, infine, il martellamento mediatico contro Israele (molto di quello online, curiosamente, arriva dagli stessi canali che appoggiano Putin nell’aggressione all’Ucraina) ha di fatto sdoganato un pericoloso sentimento antisemita sempre più diffuso. In alcune università italiane gli studenti ebrei hanno smesso di frequentare le lezioni dopo aver ricevuto minacce di morte, in qualche negozio cominciano a comparire cartelli con l’invito agli ebrei a non entrare, e molti commenti social alla notizia dell’attentato di giovedì alla sinagoga di Manchester dicevano in sostanza che gli ebrei se lo meritano, visto quello che stanno facendo a Gaza. E proprio a Manchester poche ore dopo questo attacco i pro Pal sono scesi in piazza a urlare il loro odio verso Israele.

Il Pd e il centro sociale permanente

La linea rossa è tracciata, e non riguarda la giusta e ferma condanna di ciò che il governo israeliano sta facendo alla popolazione civile di Gaza, ma il sapere chiamare le cose con il loro nome e distinguere una soluzione politica da una regata. Il Pd di Elly Schlein poteva continuare a esprimere simpatia per l’iniziativa della Flotilla invitandoli ad ascoltare Mattarella, e condannare Netanyahu votando per il piano di pace Trump-Blair. Ha scelto di appoggiare il centro sociale permanente e di andare a ruota della narrazione che piace ad Hamas. Con quali conseguenze?

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