Dopo un mese di narrazione ansiosa e strappalacrime il risultato della Flotilla è “simbolico”. Le manifestazioni e lo sciopero in Italia, però, sono molto concreti. Analisi di un’emozione sconfinata nel grottesco
Corteo a Milano a sostegno della Global Sumud Flotilla, 1 ottobre 2025 (foto Ansa)
Un po’ centro sociale, un po’ liceo occupato, un po’ luna park. È l’Italia che in questi giorni parla solo del “caso Flotilla” e del suo equipaggio di attivisti i quali sono sempre stati molto solerti a farci sapere tutto delle loro ansie, della loro passione umanitaria, del loro buon cuore.
Sono partiti dalla Spagna per raggiungere Gaza e ci hanno messo parecchio tempo: salpati a fine agosto, dovevano arrivare a metà settembre. Sono arrivati ieri o meglio non sono arrivati perché le forze israeliane, come ampiamente previsto, li hanno bloccati e arrestati, ma che vuoi che sia? Come scrive il sito di Repubblica, per gli attivisti l’importante è aver raggiunto un «risultato simbolico». Quindi: dovevano metterci due settimane e ce ne hanno messe quattro. Dovevano consegnare gli aiuti e non li hanno consegnati. Dovevano rompere il blocco navale e non l’hanno rotto. Non c’è che dire: come “risultato simbolico” è stato un successo.
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