«Licenziato, ho venduto casa, fondato un’azienda e riassunto gli ex colleghi»

Intervista a Cristian Stangalini, imprenditore di Padova che, dopo la chiusura dell’azienda nella quale lavorava, ha usato i suoi risparmi per riaprire l’attività.

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«L’azienda per cui lavoravo ha bloccato l’attività e, di fatto, il mio compito era quello di seguirne la chiusura. Dovevo sistemarmi, prepararmi a fare qualcosa dopo. Ho sempre desiderato impegnarmi in un’impresa. Ho preso questa sfortunata circostanza come un’occasione e ho fondato una società». Cristian Stangalini, quarantenne imprenditore di Como che vive ad Arzergrande (Padova), ha trasformato una porta chiusa in una strada ricca di possibilità. «Io e mia moglie – che è diventata mio socio – abbiamo giocato tutti i nostri risparmi nella fondazione di Omp Fili, la società attuale. Era un rischio, lo sapevamo. E abbiamo anche la responsabilità di due bambini. Lavorando da 25 anni nel settore, avevo molte proposte di lavoro impiegatizio. Ma volevo rimanere con i miei vecchi colleghi. È stato un azzardo, ma non possiamo lamentarci».

È il luglio del 2010 quando la Metal Weldind Wire, colosso della lavorazione del ferro, decide la chiusura dello stabilimento di Brenta d’Abbà a Correzzola. Il passaggio dal lavoro quotidiano alla cassa integrazione, per i 42 impiegati nell’azienda, è un massacro. «Stavamo facendo la fine di tante aziende, con uno sperpero incredibile di capitale umano, competenze, clienti fidelizzati e ordini d’acquisto». Da qui, l’idea di fondare un’azienda: cosa complessa, se mancano le somme da investire. «Ho venduto la mia casa a Como – racconta Stangalini – e ho impiegato il profitto nel noleggio dei capannoni e dei macchinari».

Stangalini ha dovuto fare tutto da solo: «Da parte delle istituzioni non abbiamo avuto nessun aiuto. Non appena sentivano parlare di start up, saltava tutto. Quando non ti sbattevano la porta in faccia, le richieste si perdevano nei meandri della burocrazia». Allora gli aiuti tanto sperati sono arrivati da un’azienda concorrente, ma amica: «Ci hanno facilitato con i pagamenti dell’affitto e dei macchinari. Quindi, abbiamo aspettato nove mesi perché Enel ci portasse l’energia elettrica nello stabilimento. A luglio dell’anno scorso siamo partiti». Erano in tre. Adesso la struttura conta quindici persone – tutti ex colleghi della Metal Welding Wire – per un fatturato di oltre 400 mila euro. Su 750 tonnellate di fili per saldatura prodotti al mese, 680 sono per il mercato straniero: «Non è vero che l’Europa non si fida delle nostre aziende. Il problema però è che lo Stato non dà una mano».

@DanieleCiacci

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