Libia e intervento militare. Cosa ha detto Al-Sisi a Repubblica e che cosa intendeva davvero

Da politico consumato, il presidente dell’Egitto ha sfumato le dichiarazioni più nette e lasciato implicite quelle più problematiche. La nostra decodificazione

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Nella seconda parte dell’intervista di Repubblica al presidente dell’Egitto, Abdel Fattah al-Sisi, l’ex generale spiega la posizione del suo paese sulla Libia e sull’intervento più opportuno per riportare la stabilità. Da politico consumato, tende a sfumare le dichiarazioni più nette e a lasciare implicite quelle più problematiche. Di seguito, una decodificazione commentata.

GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE
Cosa ha detto
: «Sin dall’inizio l’Egitto ha avuto un ruolo per arrivare alla nascita di un governo nazionale unitario e ha spinto in questo senso assieme ai paesi amici come l’Italia. Stiamo incoraggiando il parlamento di Tobruk ad approvarlo e ci siamo attivati perché tutte le parti in causa si assumano le loro responsabilità».
Cosa significa: L’Egitto, come tanti altri paesi della comunità internazionale, ha favorito la creazione di un governo di unità nazionale. Ritenendo però il parlamento di Tobruk l’unico davvero legittimo ha insistito perché esso avesse un ruolo predominante rispetto a quello di Tripoli, il Congresso generale nazionale. Così ha di fatto reso molto difficile raggiungere un’intesa.

TERRORISMO
Cosa ha detto: «Gli europei guardano alla Libia come se l’Isis fosse l’unica minaccia: no, non è la sola incarnazione del pericolo, è un errore grave concentrare l’attenzione solo su questa formazione. Dobbiamo capire che la minaccia è nell’ideologia estremista che chiede ai propri seguaci di uccidere chi è fuori dal gruppo e bisogna essere consapevoli del fatto che abbiamo davanti sigle differenti con la stessa ideologia».
Cosa significa: Quando parla di «sigle differenti», Al-Sisi si riferisce soprattutto ad Alba Libica, la milizia islamista che sostiene il governo di Tripoli e che ha conquistato la capitale con le armi, costringendo il Parlamento riconosciuto dalla comunità internazionale a spostarsi a Tobruk. Condannando Alba Libica, Al-Sisi di fatto condanna un governo di unità nazionale dove Tripoli abbia un ruolo di parità rispetto a Tobruk. Ma condannando l’ideologia estremista l’ex generale lancia anche un messaggio interno contenente l’ennesima condanna della Fratellanza Musulmana.

INTERVENTO MILITARE OCCIDENTALE
Cosa ha detto: «Bisogna tenere a mente due lezioni: quella dell’Afghanistan e della Somalia. Lì ci sono stati interventi stranieri più di trent’anni fa e quali progressi sono stati raggiunti da allora? I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la storia parla chiaro. Se forniamo armi e supporto all’Esercito nazionale libico, può fare il lavoro molto meglio di chiunque altro, meglio di ogni intervento esterno che rischia invece di portarci in una situazione che può sfuggire di mano e provocare sviluppi incontrollabili».
Cosa significa: Perché volete impelagarvi in un costoso e faticoso intervento militare quando potete, come fa l’Egitto, sostenere l’Esercito nazionale libico senza sporcarvi le mani? La proposta è invitante ma comporta una precisa scelta politica: l’esercito è attualmente guidato dal generale Haftar, alleato dell’Egitto, e sostenerlo significa permettere a Tobruk di guadagnare sempre più terreno rispetto al governo di Tripoli e così sbilanciare il rapporto tra le due fazioni. Oltretutto, fino a quando Tobruk avrà appoggi militari non avrà mai interesse ad approvare un governo di unità nazionale poco vantaggioso. Chiedere alla comunità internazionale di sostenere l’Esercito nazionale libico si traduce nei fatti nella rinuncia al governo di unità nazionale per appoggiare Tobruk contro Tripoli.

Foto Al-Sisi Ansa/Ap
Foto con Renzi Ansa


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