Nigeria, l’appello dei vescovi: «Liberate Leah Sharibu, basta massacri di cristiani»

La Chiesa cattolica chiede a gran voce che il governo si impegni perché Boko Haram rilasci la 15enne cristiana. Poi lo accusa di lasciare impuniti i crimini dei pastori musulmani Fulani

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«Chiediamo che il governo federale garantisca il rilascio incondizionato di Leah Sharibu. È ancora prigioniera perché si è rifiutata di abiurare la fede cristiana». In una dichiarazione pubblicata al termine della seconda assemblea plenaria, i vescovi della Nigeria hanno chiesto con forza al presidente Muhammadu Buhari di impegnarsi per la liberazione della ragazza cristiana rapita da Boko Haram.

IL CALVARIO DI LEAH. Leah Sharibu è stata rapita insieme ad altre 110 giovani il 19 febbraio a Dapchi, nello Stato di Yobe. Dopo un primo intervento del governo, 105 ragazze sono state liberate dai terroristi islamici, mentre cinque sono morte nelle mani dei jihadisti. Solo Leah, 15 anni, è ancora prigioniera perché «si è rifiutata di convertirsi all’islam».

GOVERNO INERTE. Il governo ha dichiarato di avere messo in campo tutti i mezzi diplomatici di cui dispone per assicurare la sua liberazione. Ma il padre della ragazza ha rivelato che nessuno ad Abuja si è neanche mai degnato di telefonare a lui o alla madre della giovane cristiana, gettando un’ombra sull’operato del presidente Buhari.

MASSACRI ISLAMISTI. I vescovi nigeriani hanno anche denunciato, nel loro comunicato, il massacro di cristiani compiuto negli ultimi mesi dai pastori musulmani Fulani. Negli Stati centrali del paese, infatti, sono state uccise centinaia di persone, soprattutto agricoltori, ai quali gli islamisti ben armati vogliono rubare le terre.

CRIMINI IMPUNITI. «Vediamo con nostro grande sgomento che le violenze da noi denunciate in passato continuano senza sosta», si legge nel documento. «Osserviamo con profonda tristezza il modo in cui inermi nigeriani vengono brutalmente massacrati, a causa di divergenze religiose e politiche, dispute territoriali e altri motivi. Riscontriamo che il governo è spesso lento nel rispondere alle violenze e spesso consente a molti degli autori di questi atroci crimini di rimanere impuniti, creando così una cultura dell’impunità».

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