Le preghiere della Chiesa per i cristiani perseguitati in Iraq. «Non si può più tacere»

Le parole con cui papa Francesco e i vescovi Caffarra, Crepaldi e Negri hanno ricordato le sofferenze delle minoranze perseguitate. Di fronte a questo orrore occorre «essere chiari nel giudizio e solleciti nella carità»

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In questi giorni la Chiesa non ha dimenticato di pregare per i cristiani perseguitati in Iraq. Durante la Messa per la pace e la riconciliazione presieduta nella Cattedrale di Myeong-dong a Seoul, papa Francesco ha pregato per il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, inviato in Iraq: «Per il cardinale Fernando Filoni – ha detto il Pontefice – che doveva essere fra noi, ma che non è potuto venire perché è stato inviato dal Papa al popolo sofferente dell’Iraq, per aiutare i perseguitati e spogliati, e a tutte le minoranze religiose che soffrono in quella terra. Che il Signore gli sia vicino nella sua missione».

TERRIBILE TRAGEDIA. Filoni ha visitato le comunità di rifugiati di Amadya, Zakho (dove è stato anche il nostro inviato Rodolfo Casadei) e Duhok. Il cardinale ha incontrato anche i capi delle comunità yazidi consegnando loro 25.000 dollari. Con accoratissimi appelli – ha detto filoni alla Radio Vaticana – chiedono di non essere dimenticati. In effetti le loro voci sono strazianti e creano un’atmosfera di terribile tragedia. Ho assicurato loro che il Papa non difende solo i cristiani ma anche tutte le minoranze violate nei loro diritti dai terroristi e sicuramente riferirò le loro voci e il loro grido».

N-COMELUIGI NEGRI. Anche l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, monsignor Luigi Negri, che ha fatto affiggere sull’arcivescovado il simbolo dei cristiani perseguitati, ha ricordato durante la messa dell’Assunta le sofferenze dei cristiani iracheni. «Questa grande certezza piena di gloria e di pacificazione – ha detto Negri in un passaggio dell’omelia -, che la Chiesa custodisce da duemila anni, incontra il mondo, incontra il nostro mondo, fratelli, che è un mondo che vive nell’orrore. La nostra società, soprattutto quella del Medio Oriente, – in cui criminali ammazzano in nome di Dio, violentano e uccidono coloro che non si convertono alla loro assoluta devianza – in questa società e in questo momento di orrore indicibile noi diciamo alla Madonna che protegga questo popolo. Protegga il popolo dei cristiani, cominciando da quelli che per la fedeltà a Gesù Cristo hanno effuso il loro sangue di fronte alla barbarie di questo mondo ma, al di là di essi, protegga tutti coloro che, essendo travolti da questa ondata di violenza, in qualche modo, anche al di là della loro personale consapevolezza, partecipano al mistero della morte e della risurrezione del Signore. Siamo qui riuniti per chiedere alla Madonna che apra davvero le sue braccia e il suo manto a questa immensa popolazione di gente tradita, martoriata, offesa, uccisa nei modi più efferati. (…) Alla Madonna, dunque, chiediamo di essere la protettrice di questo popolo che vive nell’orrore e subisce l’orrore, e chiediamo che consenta a noi cristiani, di fronte a questo errore, di essere chiari nel giudizio e solleciti nella carità».

CARLO CAFFARRA. Anche l’arcivescovo di Bologna, il cardinale Carlo Caffarra, durante l’omelia per la festa dell’Assunta, parlando del viaggio della vita che ogni uomo è chiamato a compiere ha detto che «il cammino avviene nel contesto di un grande scontro. È lo scontro fra la nascita della vita, di una vita nuova da una parte, e dall’altra il potere della distruzione. È un potere terribile. Come non pensare a questo punto ai nostri fratelli e sorelle dell’Iraq. Perseguitati, messi a morte, perfino sepolti vivi perché non vogliono tradire la loro fede e passare all’islam. Non saranno certamente le potenze umane a salvarli. L’Europa sa parlare solo di euro, di spread, di economia. Ma è la loro fede e la nostra preghiera che vincerà, perché “preziosa agli occhi del Signore la morte dei suoi fedeli”. La salvezza e la vittoria è di Dio, e questo deserto è il luogo che Dio solo conosce, dove Egli incontra i suoi martiri iracheni, li difende e li salva».

GIAMPAOLO CREPALDI. L’arcivescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, durante la solennità dell’Assunzione ha invitato i fedeli a non tacere e ignorare le persecuzioni dei cristiani, esprimendo loro solidarietà sì, ma anche criticando «le ideologie, anche religiose, che li mettono a morte». Ideologie che sono i «poteri forti e violenti» di questo mondo: i «fondamentalisti musulmani» e il «comunismo nordcoreano» nei luoghi in cui la persecuzione è più esplicita e brutale, e la «dittatura del relativismo in Europa e nell’Occidente», dove la persecuzione avviene sotto forme più sottili e nascoste.
Raccogliendo lo spunto della Giornata di preghiera indetta dalla Conferenza episcopale italiana, Crepaldi ha ricordata quanto sta accadendo in Iraq e Nigeria dove «movimenti islamici mossi dall’odio» hanno «l’obiettivo di far sparire ogni presenza cristiana».
Leggere le statistiche e contare i morti non basta. «Occorre chiedersi sempre perché i cristiani vengono perseguitati». L’arcivescovo ha citato le parole usate da papa Francesco durante un’omelia tenuta a Santa Marta nel marzo scorso: la vita cristiana è «un’insalata con l’olio della persecuzione». Questo “olio” è dovuto al fatto che «diciamo la verità», che «annunciamo un Vangelo che, a vario titolo, dà fastidio ai poteri forti e ai violenti di questo mondo, dai fondamentalisti musulmani al comunismo nordcoreano e alla dittatura del relativismo in Europa e nell’Occidente». E davanti a questa persecuzione «non si può più tacere».

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