Le finte sanzioni Ue alla Turchia

Nel summit del 10-11 dicembre è molto probabile che si deciderà di non decidere. Sono troppe le divisioni all’interno dei paesi del Vecchio Continente

Charles Michel e Heiko Maas bluffano. Il presidente del Consiglio europeo e il ministro degli Esteri tedesco annunciano l’imminente varo di sanzioni Ue contro la Turchia, ma nulla di serio sarà deciso al summit dell’Unione Europea del 10-11 dicembre p.v., perché in questa come in altre questioni di politica estera i paesi europei sono divisi. In questo caso la divisione passa fra i paesi che sentono minacciati i propri confini o interessi nazionali e geopolitici dalla Turchia, e quelli che per motivi sia politici che economici intendono tenere la porta aperta alla collaborazione con Ankara. 

Fra i falchi che vorrebbero passare alle vie di fatto nei confronti di Erdogan si contano Francia, Grecia, Cipro, Austria, Slovenia e Slovacchia; fra le colombe sempre pronte a trovare un accomodamento con l’ingombrante partner euroasiatico troviamo Germania, Spagna, Italia, Ungheria e Malta.

Dichiarazioni agli atti

Agli atti delle cronache sono le dichiarazioni di Michel e di Maas. Ha detto il primo: «Abbiamo teso la mano alla Turchia in ottobre e la nostra valutazione è negativa a causa della constatazione del proseguimento degli atti unilaterali e della retorica ostile. Ci sarà un dibattito in occasione del summit europeo del 10 dicembre e siamo pronti ad usare i mezzi di cui disponiamo. Penso che il gioco del gatto col topo debba cessare. Abbiamo teso la mano, abbiamo visto le risposte di Ankara». E il secondo alla vigilia del meeting dei ministri degli Esteri del 7 dicembre: «La Germania ha lavorato per facilitare un dialogo fra l’Unione Europea e la Turchia nei mesi scorsi. Ma ci sono state troppe provocazioni, e le tensioni fra Turchia, Cipro e Grecia hanno impedito colloqui diretti. Per questa ragione, parleremo delle conseguenze che dobbiamo trarre, anche in vista del summit Ue di questa settimana». 

Il gatto col topo

“Il gioco del gatto col topo” sarebbe l’atteggiamento della Turchia, che alla vigilia del summit europeo dell’1-2 ottobre scorso che doveva decidere sanzioni contro Ankara aveva richiamato in porto la nave da esplorazione geofisica Oruç Reis solo per rimandarla in mare pochi giorni dopo nelle stesse acque territoriali greche dell’isola di Kastellorizo. Il 30 novembre scorso, alla vigilia dell’incontro dei ministri degli Esteri europei, le autorità turche hanno riportato la nave, che si era spinta in acque cipriote, nel porto di Antalya. Pochi giorni prima (26 novembre) il Parlamento europeo aveva approvato una risoluzione che chiede al Consiglio Europeo di imporre severe sanzioni alla Turchia per un’altra vicenda, quella del via libera di Erdogan alla colonizzazione di Varosha, una località greco-cipriota occupata dai turchi nel 1974 e dove i residenti non hanno mai potuto fare ritorno. 

Chi vuole il rinvio e perché

Tuttavia il summit del 10-11 dicembre non andrà al di là di provvedimenti di facciata a causa dell’opposizione dei cinque paesi sopra citati, ai quali potrebbe aggiungersi la Bulgaria, il cui primo ministro Boyko Borissov è amico personale di Erdogan. Questo gruppo di paesi, guidato di fatto dalla Germania, preferisce rinviare le decisioni più compromettenti al vertice europeo del marzo 2021, quando la presidenza di turno sarà passata dai tedeschi ai portoghesi. Gli argomenti a favore del rinvio sono vari. Il primo è che sarebbe meglio aspettare di vedere che linea nei confronti della Turchia adotterà la nuova amministrazione presidenziale Usa di Joe Biden; la Germania poi fa presente che dall’1 ottobre scorso in sede Nato è stato approvato ed è in vigore un “meccanismo di prevenzione di conflitto” fra Grecia e Turchia che dovrebbe bastare a prevenire un escalation, e che i rapporti della Ue con Ankara devono restare accettabili per non compromettere la cooperazione in materia di politiche migratorie. Roma frena sulle sanzioni per ritrovare uno spazio in Libia, dove l’intervento militare turco a fianco del governo di Tripoli ha ridotto il ruolo dell’Italia, che pure ufficialmente sostiene al Serraj, a quello di una comparsa. La posizione della Spagna si spiega con fattori economici: la Turchia è uno dei principali partner commerciali di Madrid; fra il 2012 e il 2019 gli investimenti spagnoli in Turchia sono aumentati fra il 3 e il 4 per cento all’anno, così come sono aumentate le esportazioni di auto e di altri prodotti metallurgici. L’export turco in Spagna è invece cresciuto nel settore del tessile.

Chi vuole l’intervento e perché

Sull’altro versante, Grecia e Cipro, che si sono viste respingere le loro proposte di sanzioni al summit di ottobre, sono favorevoli a provvedimenti severi a motivo di una lunga serie di azioni turche viste come provocazioni: ricerche di giacimenti di gas in acque territoriali greche e cipriote, sostegno alla repubblica turco-cipriota che non è riconosciuta da nessun paese al mondo, accordi della Turchia col governo di Tripoli per la creazione di una zona economica esclusiva nel Mediterraneo che si estende ad acque territoriali greche, ecc. Poi c’è la rivalità franco-turca, che viene letta come una contrapposizione di natura ideologica e persino personale fra i due presidenti, Emmanuel Macron ed Erdogan, ma che in realtà ha per oggetto l’egemonia nel Mediterraneo meridionale, contesa fra francesi e turchi dopo il disimpegno americano iniziato già al tempo del secondo mandato di Barack Obama. Infine anche l’Austria tende a presentare la sua opposizione all’ingresso di Ankara nella Ue e il suo sostegno alle sanzioni come motivati dal mancato rispetto da parte della Turchia degli standard europei in materia di democrazia e diritti umani, ma pure in questo caso ci sono ragioni di natura geopolitica (i timori per una crescente penetrazione turca nei Balcani) e di politica interna (in Austria vivono 300 mila cittadini di origine turca, metà dei quali hanno la cittadinanza austriaca, spesso visti come quinta colonna degli interessi di Ankara). 

Più simboliche che concrete

Le esistenti sanzioni Ue contro entità e persone di nazionalità turca, recentemente rinnovate fino al novembre 2021, riguardano la compagnia petrolifera di Stato Tpao, responsabile di perforazioni non autorizzate nelle acque di Cipro nel 2019. Prevedono il divieto di viaggio nei paesi europei per due dirigenti della compagnia e il congelamento di beni e depositi bancari della compagnia in Europa. Inoltre nessuna impresa e persona privata della Ue può effettuare prestiti alle due persone sanzionate. È probabile che il prossimo round di sanzioni poco più che simboliche ricalchi il modello di quelle già esistenti.

Foto Ansa