La Danimarca vieterà il sesso tra uomini e animali perché è troppo degradante (per gli animali, non per gli uomini)

C’è un solo argine alla dottrina del loveislove: l’animalismo, che riconosce ai quadrupedi il diritto ad avere una natura specifica

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C’è un solo argine alla dottrina del loveislove: i diritti degli animali. È in loro nome che il ministro dell’Agricoltura danese, Dan Jorgensen, ha annunciato che in una legge più ampia che sarà approvata nel 2015, verrà inserito un emendamento che vieti il bestialismo, cioè la pratica sessuale tra uomini e animali.

REPUTAZIONE. Nonostante la contrarietà del 76 per cento della popolazione, la Danimarca è uno dei pochi paesi che ancora consente il bestialismo, insieme a Finlandia, Ungheria e Romania. Per il ministro danese è ora di «vietare il sesso con animali. Il turismo generato attorno a questa pratica danneggia la reputazione del nostro paese».

CONTA IL CONSENSO. La reputazione del paese, però, non è l’unico motivo per cui Jorgensen vuole vietare il bestialismo. Il primo pensiero, infatti, va agli animali: «La pratica costituisce un attacco nei confronti dell’animale, che naturalmente non può dare il suo consenso all’atto sessuale». Come a dire che se potessero parlare e fossero d’accordo non ci sarebbe nessun problema.

ESISTE LA NATURA. In realtà, quando si parla di animali il solito ritornello del consenso e della volontà non attacca. Il perché lo ha spiegato la cancelliera Angela Merkel nel 2012, introducendo una legge simile in Germania: «Gli animali non dovrebbe essere usati per attività sessuali personali o resi disponibili a terzi per le loro attività sessuali. Non dovrebbero cioè essere obbligati a comportarsi in modi inappropriati per la loro specie». Agli animali è ancora riconosciuta una natura e il loveislove ha le armi spuntate.

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