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Jun Sena non è rimasta incinta. Ma è diventata madre

giugno 18, 2018 Caterina Giojelli

La storia di un’adozione che cambiò il destino di un bambino e di una donna «intrappolata nell’inferno della fecondazione in vitro»

Jun Sena non è rimasta incinta, ma è diventata madre. Sena è un’attrice giapponese (il suo vero nome è Asako Doi), ex stella del gruppo teatrale femminile Takarazuka Revue’s Moon Troupe, era bella e famosa, e voleva a tutti i costi un bambino dal suo grande amore, il marito e ballerino Shinji Senda. Un desiderio che le è costato sette tentativi di fecondazione in vitro, tutti e sette dolorosamente falliti. Perché non era all’esito di una tecnica per la riproduzione assistita che era appesa la sua storia.

«LE DONNE LO DEVONO SAPERE». C’è un proverbio giapponese che dice «cadi sette volte e rialzati in piedi otto»: ebbene Sena riuscì a diventare mamma: non rimase incinta, ma adottò un bambino. Oggi ha 44 anni: ne aveva 38 e dieci più di Shinji quando lui diventò suo marito, «ero ignorante. Mi sono sposata tardi e mi sono sottoposta a fecondazione in vitro sette volte nell’arco di due anni. Prima non avevo mai pensato seriamente all’idea di avere figli. Ci sono così tante cose che so adesso che vorrei aver saputo prima». Cose che l’attrice ora ha deciso di raccontare al Japan Times, spiegando che quando si inizia un trattamento per la fertilità è difficile sapere quando arrendersi. Anni “persi” quando la soglia per considerare una coppia idonea all’adozione è tra i 43 e i 45 anni, «questo le donne lo devono sapere».

«NON VOGLIO UN BAMBINO, VOGLIO IL TUO BAMBINO». Ci è voluto un anno perché Sena riuscisse a dire sì al marito che con pazienza aveva provato a parlare di adottare un bambino, di un legame diverso da quello di sangue, «non voglio un bambino qualunque», gli ripeteva la donna ostinata, «voglio il tuo bambino», eppure sentiva che non avrebbe retto a lungo, che gli effetti dei farmaci sul suo corpo, la sua mente e anche sul portafoglio stavano diventando insostenibili. A quarant’anni decise di mettere piede per la prima volta in una agenzia per l’adozione. Si guardò attorno, a molte donne presenti quel giorno era stata rifiutata la domanda di adozione per sopraggiunti limiti di età. E pensò, guardando quelle donne, che era una cosa tristissima, «devono aver lottato con l’infertilità per molto tempo prima di arrivarci. Come me, ho percorso quella strada anche io, quindi so cosa vuol dire, non posso condannare chi vive aggrappato alla speranza che il prossimo tentativo avrà successo». Per questo Sena non parla per giudicarle, e nemmeno per incoraggiarle all’adozione, «cosa che non è da prendere alla leggera. Voglio solo che sappiano che adottare è un’opzione». Ma anche che la grande mole di burocrazia da sfidare non è una obiezione a chi desideri diventare madre: lo sono invece le conseguenze devastanti causate dai trattamenti di fecondazione in vitro, ripetuti più e più volte.

45 MILA ORFANI. Oggi in Giappone vivono negli orfanotrofi circa 45 mila bambini. Con 80 mila adozioni l’anno il paese vanta uno di più alti tassi di adozione al mondo, ma solo il 2 per cento di queste riguarda bambini, il resto riguarda giovani tra i 20 e i 30 anni, adottati da famiglie che vogliono assicurarsi un erede o un aiuto a mandare avanti l’azienda. Eppure le donne che desiderano una famiglia ci sono, e per loro Sena ha deciso di raccontare la sua storia. La storia di come non riuscì a restare incinta ma diventò mamma, la storia di un’adozione che cambiò il destino di un bambino e di una donna «intrappolata nell’inferno della Fivet».

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