Italiani, greci, una faccia, una razza. (Un destino?)

Krugman: «Essere nell’eurozona significa che i creditori possono distruggere la tua economia se metti un piede oltre la linea». Dopo Atene tocca a Roma?

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«La premessa è che è mancata la solidarietà europea. La generosità di cui parlano i tedeschi non è servita altro che a pagare gli interessi alle banche (tedesche). Ben altro serviva. È questione di gratitudine: la Germania ha distrutto la Grecia per la seconda volta in un secolo, stavolta con la complicità della troika. La prima volta, nell’ultima guerra mondiale, ha avuto il condono quasi totale dei suoi debiti. Quella sì che era generosità: un perdono incondizionato da parte dell’America che aveva mandato a morire centinaia di migliaia di suoi giovani in una guerra causata dalla Germania. E con l’aggiunta dei finanziamenti a pioggia del piano Marshall».
Joseph Stiglitz premio Nobel per l’economia 2001, la Repubblica, 11 luglio 2015

«Supponiamo che si consideri Tsipras un cretino incompetente. Supponiamo che si voglia sinceramente tenere Syriza fuori dal potere. Supponiamo, persino, che si accolga con favore la prospettiva di spingere questi fastidiosi Greci fuori dall’euro. Persino se tutto questo fosse vero, questa lista di richieste dell’Eurogruppo è follia. (…) Ciò va al di là della durezza per arrivare a puro spirito di vendetta, completa distruzione di sovranità nazionale e nessuna speranza di sollievo. Ciò significa, presumibilmente, fare un’offerta che la Grecia non può accettare; ma quand’anche, è un grottesco tradimento di qualunque cosa il Progetto Europeo si prefiggesse di promuovere. (…) In un certo senso, l’economia è quasi diventata secondaria. Ma ancora, sia ben chiaro: ciò che abbiamo imparato in quest’ultimo paio di settimane è che essere membro dell’eurozona significa che i creditori possono distruggere la tua economia se metti un piede oltre la linea. Ciò non ha attinenza alcuna nemmeno con gli impliciti presupposti dell’economia dell’austerity. (…) La Germania tenterà di bloccare la ripresa? – È spiacevole dirlo, ma questo è il genere di domande che dobbiamo porci.»
Paul Krugman premio Nobel per l’economia 2008, New York Times, 12 luglio 2015

I miei (allora) bambini si accostavano con il loro soldino alla vecchina di piazza Solomos a Zacinto che dava loro una pannocchia arrostita e una carezza, dicendo: italiani, greci, una faccia, una razza.

Nel 2016 non ci basterà cantare nel coro per pagare il fiscal compact.

La prossima volta è la nostra volta.

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