L’Italia può ospitare le Olimpiadi? «Sì, ma occhio ai costi: solo per il Comitato servono 70 milioni di euro»

Dopo l’apertura di Letta, analisi di costi e ricavi dei Giochi col direttore di Sport Economy Marcel Vulpis. «Meglio aspettare di vedere l’andamento dell’economia nei prossimi 6-9 mesi»

La candidatura italiana alle Olimpiadi del 2024 trova sempre più spazio sui giornali. A lanciarla è stato il premier Enrico Letta, i tempi sembrano maturi per provare a portare i giochi a cinque cerchi nel nostro Paese, ma c’è da far fronte a un dilemma economico: da una parte il grande giro di affari che le Olimpiadi possono generare, dall’altra un baratro fatto di spese in costante lievitazione e debiti pluriennali che hanno caratterizzato tante manifestazioni sportive. «Io capisco l’entusiasmo del Coni e della gente. Ma il sogno olimpico non basta, altrimenti c’è il rischio che diventi un’utopia. Se non addirittura un incubo». Così Marcel Vulpis, direttore dell’agenzia on-line Sport Economy, parla a tempi.it, invitando a non ripetere gli errori che segnarono la candidatura per le Olimpiadi del 2020, quando «ci si propose subito, in modo frettoloso, senza neanche chiedere l’appoggio al Governo».

E, infatti, un anno e mezzo fa, Monti bloccò la candidatura di Roma. Ora invece sembra che siamo pronti per ospitare un’Olimpiade. Cos’è cambiato?
Da un punto di vista economico devo dire che non vedo grandi miglioramenti: il debito pubblico è impressionante, l’economia non riparte. Però bisogna saper cogliere gli aspetti positivi della dichiarazione di Letta: un Premier deve saper lanciare messaggi positivi ad una nazione e lui lo fa con uno stile e un carattere diverso da Monti. Quest’ultimo era salito in sella per evitare un default del nostro Paese, e in quel momento storico non c’erano le condizioni per proseguire con la candidatura, che sarebbe stata destinata a perdere, con grave danno per le casse dello Stato.

In che senso?
Quello che molti non sanno è che solo per creare un comitato Olimpico che sostenga la candidatura di una città come minimo partono tra i 40 e i 70 milioni di euro. Oggi leggiamo degli interventi per la scuola, 396 milioni: se già per un fattore fondamentale come l’istruzione dobbiamo leggere di tagli e ridimensionamenti, come possiamo lanciarci in una competizione come quella per avere le Olimpiadi? Per fare una candidatura importante, con probabilità di giocarsela con le altre città, i costi sono questi. Ce lo possiamo permettere? Per di più in una situazione politica così instabile.

Però un evento come le Olimpiadi genera comunque un importante giro di affari.
Sì, infatti io non sono contrario a prescindere. Piuttosto, aspetterei a portare avanti la candidatura: c’è tempo fino al 2015. Non si capisce questa fretta, in una fase così delicata per l’economia e la politica del nostro Paese. Aspetterei di capire cosa succede al Governo e vedere come reagirà la nostra economia tra 6-9 mesi. Un anno e mezzo fa ero per il no: non c’erano le condizioni, anche perché il comitato per Roma 2020 ha generato un buco tra i 6 e gli 8 milioni e non si è ancora capito chi li pagherà. In più bisogna pensare alle rivali: se si presentasse Parigi, riceverebbe un grosso spin dagli Europei di calcio del 2016 con impianti nuovi di zecca e all’avanguardia. Ormai il Cio non si può permettere di andare in paesi instabili economicamente: infatti la candidatura di Madrid è stata respinta già quattro volte.

Le Olimpiadi vengono sempre viste come un’opportunità economica, ma Montreal ’76 e Atene 2004 dimostrano che possono anche trasformarsi in eventi mangiasoldi. Perché?
Perché sono dei progetti che hanno una vita sportiva troppo breve. A cosa servono le Olimpiadi? A rilanciare una città o una nazione. Se vengono ospitate da paesi in via di sviluppo, come il Brasile, danno risultati spettacolari. A economie mature o sature non so se convenga ospitarle.

La candidatura di Roma però si basa su un progetto già realizzato per il 2020 che prevede meno di 10 miliardi di euro di spese. Le sembra sostenibile come piano?
Attenzione, anche queste cifre appaiono parziali perché il progetto di Roma 2020 è già vecchio per un evento che si svolgerà tra 11 anni. Mi sembra un metodo un po’ raffazzonistico. Purtroppo nel mondo dello sport non c’è mai stato un rinnovamento a livello dirigenziale e non si trovano veri top manager. È più facile che dal largo consumo arrivino imprenditori al calcio, piuttosto che il contrario. Perché, ad esempio, non troviamo mai un direttore di un qualche top club che diventa capo della Coca-Cola Italia? Lo sport è uno sport pure per chi fa il manager. Qui ci vorrebbe un Enrico Mattei, una persona di grande spessore che sappia sedersi ai tavoli internazionali con il semplice interesse di rilanciare il Paese.

Roma ha già alle spalle eventi simili, come Italia ’90 o i Mondiali di nuoto del 2009, dove di sprechi ed errori se ne sono visti tanti.
Basta pensare che la candidatura per le Olimpiadi del 2020 era stata costruita senza l’appoggio del Governo. Roma ha molti impianti, però sono vecchi. Nello scorso progetto c’era l’idea di mettere alla Fiera di Roma uno stadio prefabbricato per la pallamano, perché in Italia non c’è una struttura per la nostra nazionale. Quando si tratta di scegliere dove fare i Giochi, il Cio valuta anche il legacy, l’eredità che un’Olimpiade potrebbe lasciare al movimento sportivo di un Paese. Qual è l’eredità che avrebbe lasciato Roma 2020 alla pallamano? Uno stadio che si smonta? Bisogna saper sfruttare la carta Olimpiadi, uno strumento che può far crescere le federazioni.