Iraq. New York Times conferma: trovate migliaia di armi chimiche di Saddam. Un deposito è in mano allo Stato islamico

Desecretate le carte che attestano migliaia di ritrovamenti da parte dell’esercito Usa fra il 2004 e il 2011. Il contenuto è inutilizzabile ma “riciclabile”

Quasi 5 mila armi chimiche sono state ritrovate dall’esercito americano in Iraq dal 2004 al 2011. Lo rivela un’inchiesta del New York Times. Il quotidiano americano ha pubblicato oggi i documenti declassificati sui ritrovamenti dell’arsenale di Saddam Hussein. Le armi di distruzione di massa sono state prodotte dal regime prima del 1991. Le testate sono inutilizzabili, ma il loro contenuto (dal sarin al gas nervino), in alcuni casi è perfettamente conservato e quindi potenzialmente “riciclabile”.
Il New York Times conferma anche l’allarme circolato a fine giugno: lo Stato islamico controlla alcune aree dell’Iraq dove sono presenti i depositi di armi chimiche. Il materiale in esse contenuto (per esempio, l’iprite) potrebbe essere ancora utilizzabile. «Già dal 2006 – spiega il Nyt – circolano sul mercato nero queste bombe chimiche. I test sulle bombe sequestrate hanno stabilito che molte di esse contenevano ancora l’iprite, in alcuni casi con un grado di purezza del 84 per cento».

5 MILA TESTATE, 6 INCIDENTI. Dalle interviste riportate nell’inchiesta e rafforzate dai documenti desecretati è emerso che «dal 2004 al 2011, l’esercito americano e i soldati iracheni hanno ripetutamente trovato arsenali di armi chimiche, e in almeno sei casi ne sono rimasti feriti. In tutto, le truppe americane hanno segretamente riportato il ritrovamento di quasi 5 mila testate chimiche, proiettili o bombe dell’aviazione». Solo nel 2006 l’esercito trovò 2.400 razzi caricati con il gas nervino in un deposito. I ritrovamenti sono stati tenuti nascosti per un decennio e le informazioni non circolavano neppure all’interno dell’esercito. «Persino il Congresso ne era parzialmente all’oscuro», scrive il Nyt.

SEGRETEZZA. L’inchiesta del quotidiano si focalizza sulla mancanza di cure mediche fornite ai soldati stanziati in Iraq, feriti dalle fuoriuscite di liquido dalle vecchie armi chimiche. Il quotidiano accusa il Governo di «non aver fatto nulla per fornire cure mediche e assistenza adeguata ai militari feriti dalle armi chimiche», pur di mantenere il segreto sull’arsenale di Saddam. Intervistato dal Nyt, Jarrod Taylor, un ex sergente dell’esercito, che si è occupato della distruzione di alcune bombe all’iprite, che hanno bruciato due soldati della sua compagnia di fanteria, ha ironizzato sulle «ferite che “non ci sono mai state”, prodotte da “roba che non esiste”». «Mi diverte sentire chi dice: “Non c’erano armi chimiche in Iraq”. Perché invece ce n’erano un sacco».

NELLE MANI DELL’ISIS. Le testate non facevano parte di un programma attivo negli anni Duemila. Non sarebbero bastate a motivare la guerra mossa dagli Stati Uniti di George Bush Jr e dalla «coalizione dei volenterosi» contro il regime di Saddam. Tuttavia ancora oggi quelle armi di distruzione di massa potrebbero rappresentare un pericolo, dal momento che «lo Stato islamico controlla gran parte del territorio in cui sono state trovate». In particolare, gli jihadisti di Isis hanno preso il controllo dell’Al Muthanna State Establishment, il più grande deposito di armi di distruzione di massa di Saddam. Le armi nei magazzini del centro dovevano essere sepolte nel calcestruzzo dal governo iracheno. Ma non è mai stato fatto. Oltre al deposito di bombe all’iprite, attualmente lo Stato islamico controlla «due bunker contenenti precursori di bombe al cianuro e vecchi razzi al sarin».