«Io, prof, ai corsi gender dove si insegna a non parlare di Cenerentola, ma di Cenerentolo»

Un’insegnante ci racconta di aver partecipato a un convegno rivolto agli operatori scolastici, dove si sponsorizzavano i giochi di ruolo come a Trieste

cenerentola-ballo«Donne non si nasce, ma si diventa attraverso un percorso di aspettative che altri hanno su di noi». È solo uno degli slogan di «un processo di destrutturazione» a cui occorre educare le nuove generazioni «per liberarle dagli stereotipi imposti dalla società». Almeno così si è sentita ripetere per due ore A. M., docente di Educazione fisica di Verona, durante un incontro frutto del protocollo d’intesa fra il ministero dell’Istruzione e l’associazione Soroptimist, volto a sponsorizzare il progetto pilota “Prevenzione della violenza contro le donne: percorsi di formazione-educazione al rispetto delle differenze”.

L’APPUNTAMENTO. «Avevo saputo dell’esistenza del progetto dal sito dell’ufficio scolastico territoriale – spiega A. M. a tempi.it – e che qui a Verona si sarebbe tenuto il 15 gennaio». Rivolto dal Miur ai direttori generali degli uffici scolastici regionali al fine di formare «alcuni docenti delle scuole di ogni ordine e grado» per «favorire nei giovani l’acquisizione della cultura del rispetto, contro la discriminazione e la violenza di genere», l’iniziativa si articola in dieci moduli promossi in ogni Regione italiana da gennaio fino alla fine di maggio. «Nella data stabilita mi sono recata presso l’ufficio scolastico provinciale di Verona». Fra i relatori dell’incontro c’erano il dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale di Verona, Stefano Quaglia, la docente di sociologia dell’organizzazione all’università di Trento e coordinatrice del Centro studi interdisciplinari di genere Barbara Poggio, la docente dell’Università degli Studi di Verona Antonia de Vita, Augusta Celada dell’Ufficio scolastico regionale Veneto e la dirigente scolastica Dina Nani.

CENERENTOLO. «Le docenti hanno parlato per due ore della necessità di destrutturare e decostrire le differenze fra i sessi a scuola, sul lavoro, negli ambiti sportivi e in tutta la società, mediante il cambiamento del linguaggio, dei testi e delle favole. Spingevano a chiamare uomini e donne con terminologie identiche, affinché i bambini capissero che la sessualità è una scelta indipendente dal sesso biologico con cui si nasce». E «si faceva notare agli insegnanti come tutto fino ad oggi, senza che nessuno se ne fosse mai accorto, fosse profondamente discriminante. Come esempi portavano le fiabe di Biancaneve e Cenerentola dove la donna è presentata o come debole e bisognosa del principe azzurro o come figura maligna. Gli uomini, al contrario, come figure forti e capaci di risolvere le situazioni». Un fatto che, spiegavano i relatori del corso, andava superato cominciando «a parlare non solo di Cenerentola, ma anche di Cenerentolo» oppure adottando «giochi di ruolo, come quello introdotto nell’asilo di Trieste, in cui i bambini si truccano o si vestono da bambine e viceversa». Attività volte a liberare i piccoli dai luoghi di oppressione come «la famiglia, la scuola, i luoghi di lavoro, i gruppi dei pari e dei contesti sportivi».

ALLARGARE LA FORMAZIONE. È stato dopo queste affermazioni che A.M. ha deciso di prendere la parola e intervenire: «Come docente di Educazione fisica ho fatto presente loro che proprio la biologia porta le donne e gli uomini ad assecondare le proprie caratteristiche, concentrandosi ad esempio sulla coordinazione nel primo caso e sulla forza nel secondo. “Come slegare le inclinazioni derivanti dalla componente fisica diversa, senza fare violenza ai ragazzi?”, ho chiesto. Altri due partecipanti hanno messo in discussione le tesi presentate. Ma i relatori, colti di sorpresa dalla nostra presenza, ci hanno liquidati chiudendo l’incontro e mi è venuto il sospetto che il suo unico scopo fosse quello di incoraggiare e comunicare una strategia a un pubblico selezionato».
Alla fine è stato chiesto ai presenti di fornire le proprie email per rendere possibile attraverso il sito dell’associazione l’accesso ai video del convegno e al resto del materiale didattico, «ma non ho mai ricevuto il permesso di entrare». Così, conclusi gli incontri che termineranno ad aprile/maggio in Lombardia, Campania, Piemonte e Valle d’Aosta, Sicilia, Liguria e Lazio con un focus sui “testi scolastici e supporti didattici in ottica di genere”, “media e stereotipi di genere”, “benessere e sessualità”, sarà possibile, come si legge sui moduli del progetto, «allargare la formazione con progetti a distanza». Grazie agli «incontri in presenza, raccolti in video e ampliati con materiali didattici», sarà costituita «la base per una piattaforma in modalità asincronica», in modo che «i/le docenti in formazione si iscriveranno e potranno parteciparvi online singolarmente (dove e quando vorranno) o collettivamente (in corsi organizzati dalle singole scuole)».