In Siria nessuno crede alla strage compiuta «per errore» dagli americani

Sabato un bombardamento della coalizione ha ucciso almeno 60 soldati dell’esercito di Assad che stavano combattendo contro lo Stato islamico

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Gli attentati di New York e Minnesota hanno fatto passare la notizia in secondo piano, ma la strage di almeno 60 soldati dell’esercito siriano (ci sono anche oltre 100 feriti), uccisi in Siria dai caccia della coalizione a guida americana, è un evento senza precedenti. Soprattutto perché i soldati erano a Deir Ezzor per combattere l’Isis, almeno in teoria il primo nemico americano, e perché il bombardamento è avvenuto in piena tregua, finita oggi.

«NON CREDIAMO ALL’ERRORE UMANO». Gli Stati Uniti si sono scusati e hanno parlato di un semplice errore di mira, ma in Siria non ci crede nessuno. Il marista blu Nabil Antaki, uno dei pochi medici rimasti ad Aleppo, ha scritto: «I siriani sono unanimemente indignati per il raid statunitense. Sono tutti figli di famiglie siriane che stanno facendo il servizio militare. Nessuno qui crede nella versione ufficiale americana che dice che è stato un errore umano».

«AMBIGUITÀ AMERICANA». Oggi sull’incidente è tornato anche il vicario apostolico di Aleppo, il vescovo George Abou Khazen: «Quel raid aereo che ha ammazzato i soldati sembra confermare l’ambiguità delle scelte degli Stati Uniti nello scenario siriano, e anche i sospetti di chi dice che gli Stati Uniti hanno creato lo Stato islamico (Daesh) e lo stanno utilizzando. Con tutti gli strumenti e le “armi intelligenti” di cui dispongono, quel raid aereo non può essere stato un incidente, visto che quella caserma non era lì da ieri».

SEGNALI DI SPERANZA. Confidandosi a Fides il vescovo ha anche parlato dei segnali di speranza: «Abbiamo celebrato la messa di ringraziamento per la canonizzazione di Madre Teresa. La chiesa era piena, c’erano presenti fedeli e vescovi di tutte le Chiese presenti ad Aleppo, e c’era un’aria di festa. Come pastori siamo confortati dallo spettacolo di tanti cristiani che vivono nella fede il tempo tremendo che stiamo attraversando. E siamo guidati da loro anche a vivere tra vescovi di confessioni diverse una comunione sempre più reale, nella vita ordinaria. Mi commuovo quando penso che proprio grazie alla loro fede il Signore ci benedirà e ci darà la Sua pace santa».

Foto Ansa

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