Imu abolita, ma Giannino è scettico: «Con quali soldi? E dove attingerà la Taser?»

Nel decreto nulla è scritto sulla copertura della seconda rata e sulla nuova “service tax”. L’economista mette in fila tutte le sue perplessità

Prima rata Imu abolita definitivamente per le prime case (ville e castelli esclusi) i terreni agricoli e le case rurali e impegno per la cancellazione del versamento di dicembre per le medesime fattispecie, per il quale però restano da individuare le coperture finanziarie. Ritorna, invece, il vecchio prelievo Irpef sulle seconde case per garantire la deducibilità dell’Imu per imprenditori e professionisti, ma solo al 50 per cento e a fini Ires e Irpef, non Irap. Esenzione, infine, per gli immobili costruiti dagli edili ma rimasti invenduti.
Così il decreto legge, approvato nel tardo pomeriggio di ieri dal Consiglio dei ministri e illustrato in serata agli italiani dal premier Enrico Letta e dal segretario Pdl Angelino Alfano, prevede di alleviare la tassazione sugli immobili nel 2013. In attesa che l’Imu venga sostituita, a partire dal 2014, da una nuova “service tax” (Taser) che l’accorperà alla Tares. Nulla, tuttavia, è stato detto circa la sua composizione, così come pure assai poco in merito alle coperture finanziarie richieste.

CHI PAGA L’IMU? A sollevare qualche domanda “scomoda” in merito è Oscar Giannino dal suo blog. Se, infatti, stando a quanto dichiarato ieri da Letta, i 2,4 miliardi di euro necessari per la cancellazione della prima rata sono già disponibili, così non è per l’abolizione della seconda, che ne richiede altrettanti. «Per la copertura di quest’ultima», spiega Giannino riprendendo le dichiarazioni di Letta e Alfano, «si eviterebbero aumenti su carburanti e alcolici – ma il testo ancora non c’è – per rimediare un paio di miliardi da tagli di spesa – non indicati ieri –, aumento di incassi dell’Iva, grazie ad altri 10 miliardi di pagamento del debito commerciale statale alle imprese (che si aggiungono ai 20 in corso per l’anno, mentre ne mancano almeno altri 50), nonché da 600/700 milioni che lo Stato chiederà alle imprese che gestiscono giochi e scommesse».
Mentre, per l’economista, «governi e forze politiche dovrebbero imparare un giorno o l’altro che i contribuenti italiani hanno pieno diritto, per l’estrazione di risorse dalle loro tasche unica via sin qui seguita per reggere i conti dello Stato, a poter contare su elementi precisi, in base ai quali capire quanto e quando si chiede loro di pagare».

COME È FATTA LA TASER? A preoccupare Giannino è soprattutto la “service tax” in cantiere per l’anno prossimo ma ancora avvolta in un alone di mistero. «Su che cosa sarà l’imposizione immobiliare dal 2014 per gli italiani?», si chiede. Risposta: «Al momento bisogna accontentarsi di parole». Entro metà ottobre, infatti, il governo si riserverà di decidere insieme ai Comuni come funzionerà davvero la nuova tassa sui servizi immobiliari che assommerà insieme la vecchia Imu e la Tares, che doveva entrare in vigore per i rifiuti. «Su questo punto sono innumerevoli i possibili pasticci, quindi bisognerà tenere orecchie aperte e occhi spalancati», avverte Giannino.

I COMUNI CHI LI RISARCISCE? Cosa succederà, intanto, per i Comuni, che nel 2013 si attendevano di incassare quella parte del gettito Imu che ora è stato abolito? «È stato garantito loro dal governo il ripiano di quanto non incasseranno nel 2013», spiega Giannino, ma «senza indicarne ancora una volta la copertura».
Quanto alla nuova “service tax”, è semplicemente stato anticipato che i Comuni «saranno liberi di scegliere le aliquote entro un certa griglia, tenendo conto di cinque criteri». E qui sorgono ulteriori problemi. «Primo, l’aggiornamento catastale, un enorme problema che vede in città diverse immobili simili attribuiti di rendite totalmente diverse e che di sicuro non si risolve entro il 2014. Secondo, la distinzione tra prima e seconda casa, e qui ci siamo. Terzo, il reddito di chi ne è proprietario, e qui bisogna capire con quali criteri. Quarto, se l’unità immobiliare è sfitta o meno. Quinto, croce e delizia, come tassare insieme i servizi indivisibili – l’illuminazione pubblica o i marciapiedi di cui tutti si servono – rispetto a quelli divisibili, come lo smaltimento rifiuti, che invece andrebbero pagati per quanto effettivamente uno se ne serva, e con tariffe finalizzate a incentivare le amministrazioni locali a “chiudere il cerchio” della piena sostenibilità ecoambientale».

PAGHEREMO TUTTI DI PIÙ? Che tutto questo «possa essere sciolto con chiarezza, senza sfociare – come ieri promesso – in un aggravio di prelievo rispetto alla somma di Imu precedente e Tares a venire», conclude Giannino, «e senza dar vita a un ircocervo senza alcuna analogia in nessun paese avanzato, resta tutto da vedere. Ogni scetticismo è dovuto».