Il teatro “Piccolo Uovo” sulle famiglie gay e le lacrime di coccodrillo degli adulti

Il messaggio è subdolo, l’invito non era chiaro. Alcune insegnanti sono indignate: «I genitori non sapevano». Resta la responsabilità e superficialità degli adulti

È andato in scena martedì 12 e mercoledì 13 gennaio al teatro Litta di Milano lo spettacolo tratto dal libro “Piccolo Uovo”, della madre lesbica Francesca Pardi, il cui messaggio è che una famiglia vale l’altra. Eterosessuale, omosessuale o monoparentale che sia, fa lo stesso. Il primo giorno in sala c’erano circa 180 bambini dai 3 agli 8 anni, il secondo la metà.

SUBDOLI E SUPERFICIALI. Non è in discussione il modo subdolo con cui il messaggio è passato, come sottolinea la giornalista di Avvenire, Francesca Fassini, che ha intervistato alcune maestre sconvolte dalla visione: «Avremmo dovuto vedere un altro spettacolo in cartellone a dicembre, ma con la neve è stato cancellato. E ci siamo trovati con questo», spiega un’insegnante che sapeva si sarebbe parlato di famiglia ma non in questo modo. Ma all’occhio salta anche la superficialità e la responsabilità delle scuole e delle famiglie che non si sono preoccupate di approfondire i contenuti a cui avrebbero assistito i loro bambini: «I genitori non lo sapevano», ha dichiarato un’altra maestra; «Così si contribuisce a squinternare la famiglia. Ne parleremo con i genitori ma anche con i bambini», ha detto un’altra. Resta dunque la responsabilità degli adulti, di cui alcuni si sono poi trovati a protestare versando lacrime di coccodrillo. Come già successo a Casalpusterlengo, dove lo spettacolo è andato in scena il 19 febbraio scorso presso il teatro comunale del paese gestito sempre dal Litta di Milano con 230 piccoli presenti.

LA TRAMA. Gli spettatori hanno raccontato della protagonista, che gioca fra luci e ombre di pupazzi, triste perché figlia di genitori eterosessuali separati, la cui madre passa come autoritaria ordinandole di fare i compiti e pulire. Allora la piccola comincia un viaggio dove incontra famiglie diverse, adottive di due cervi, monoparentali e di pinguini omosessuali (gli unici animali antropomorfizzati) che, inizialmente tristi, riescono ad avere un figlio senza che si capisca come. Lo spettacolo, scenograficamente avvincente, ha così attirato l’attenzione dei bambini, che non si sa cosa abbiano capito ma a cui i messaggi passano senza filtri. Alcune insegnanti forse potranno rimediare spiegando loro quello che hanno visto, ma altre, racconta un cronista, erano perfettamente consapevoli dei contenuti dello spettacolo. Anzi alla fine della visione erano ben contente di aver portato i loro alunni ad imparare che non c’è differenza fra una opzione o l’altra, l’importante è l’esistenza di un generico sentimento di benevolenza.