Il fuco Macron o l’ape regina Le Pen

Se il tifo è legittimo – e noi anzi l’abbiamo incoraggiato – non sembra così appropriato spacciarsi per il cugino gigliato di Macron (vero Matteo Renzi?) o peggio illudersi di un effetto domino

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Dunque Emmanuel Macron. Il futuro riposa ancora sul grembo di Giove, ma è probabile che sarà lui l’inquilino dell’Eliseo, senza nulla togliere alla fresca affermazione della sfidante predestinata (a mai governare) Marine Le Pen. Il giovanotto centrista coccolato dall’establishment metropolitano ha un gran talento seduttivo, frequenta bene, comunica meglio, amoreggia con il conformismo francese come non hanno saputo fare i social-gollisti, campioni dei partiti tradizionali seppelliti dalla radicalizzazione globale. Le Pen è un’estremista dell’eurofobia, ma dietro la sua patina da erede rinnegata d’una dinastia nera si cela una buona dose di cinismo: il suo sogno non è l’Europa dei popoli, è un continente acefalo ridotto a espressione geografica in cui misurare in funzione anti tedesca l’ombra residuale della grandeur. Petit programme servito al popolo da un’ape regina che fin dal nome Marina/Myrina reca in sé il marchio della castrante dea-tiranna mediterranea.

E cosa si nasconde invece dietro gli occhi predatori di Macron, l’extraparlamentare dell’europeismo purchessia? Un nulla inamidato dalla sartoria parigina e ingigantito dalla nota lobby dei media spaventati dalla barbarie dei bifolchi lepenisti. Il massimo che gli si possa concedere è un tratto d’istintiva manipolabilità da parte del ceto medio nativo impoverito; quelli che “la France d’abord”, ma guai a strafare.

Detto ciò, in punta di filologia, in francese il termine Macrò sta per Pappone, da Pappus: maschera del vecchio gretto e lascivo che animava le antiche commedie Atellane, e che nel corso della storia s’è reincarnato di volta in volta in uomini anche giovani. Insomma Macrò e Marine, l’eterno fuco e la signora dell’alveare, sarebbero fatti l’uno per l’altra, peccato non l’abbiano capito prima, o forse sì?

Dall’Italia non è un bel vedere. E tuttavia una parte della farsa sta proprio qui, dove già va in scena l’appropriazione indebita della presumibile vittoria macronista. Se il tifo è legittimo – e noi anzi l’abbiamo incoraggiato – non sembra invece così appropriato spacciarsi per il cugino gigliato di Macron (vero Matteo Renzi?) o peggio illudersi di un ineluttabile effetto domino cisalpino. È la solita attitudine provinciale a muovere le improvvisate majorettes macroniste (maschi e femmine!), che chiameremo qui macronettes, ma con affetto.

Foto Ansa

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