In coma a 12 anni, rischiava la dichiarazione di “morte cerebrale”. Ma riprende a respirare. Il caso Joey Cronin

I primi esami positivi, il precipitare delle condizioni, la battaglia legale dei genitori per impedire il test che avrebbe potuto portare all’interruzione delle cure. Poi la svolta inattesa

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AGGIORNAMENTO – Tre giorni dopo la pubblicazione di questo articolo, Joey Cronin, il ragazzino texano finito in coma a causa di un grave attacco d’asma, ha ripreso a respirare da solo. E la sua famiglia, contro il parere dei medici del Driscoll Children’s Hospital di Corpus Christi, ha ottenuto il via libera dal tribunale per il trasferimento in una struttura disposta a prendersi cura di lui.

ospedale-ricovero-terapia-intensiva-shutterstock_226511236Nonostante l’opposizione dei genitori e nonostante un altro ospedale sia pronto a ricoverarlo per continuare le cure, il piccolo Joey Cronin rischia di essere dichiarato morto dai medici del Driscoll Children’s Hospital di Corpus Christi, Texas, e quindi la ventilazione potrebbe essergli sospesa. Il bambino, 12 anni, il maggiore di quattro fratelli, è finito in coma il 14 gennaio scorso in seguito a un violento attacco d’asma, ha raccontato suo padre George a Lifesitenews. Pensando che si trattasse di uno shock anafilattico, i genitori gli avevano somministrato un antiallergico, chiamando i soccorsi. L’ambulanza l’aveva portato all’ospedale locale, ma data la gravità delle condizioni, Joey era stato trasferito alla struttura padiatrica. È lì che il suo cuore si è fermato: arresto cardiaco. Dopo averlo rianimato con successo, i dottori hanno pronosticato alla famiglia l’imminente morte del ragazzino.

INSPIEGABILE TRACOLLO. «Ci hanno detto – ricorda il padre – che non avrebbe superato il trauma (…) che era questione di ore». Ma nei cinque giorni successivi Joey è migliorato: «Si muoveva e apriva gli occhi». I test al cervello hanno rilevato attività cerebrale, tanto che il neurologo si è spinto a parlare con i coniugi Cronin di «un segno molto positivo». Anche gli altri medici, secondo papà George, «erano sorpresi, pur continuando ad essere negativi». Giovedì scorso, però, le condizioni del ragazzino sono cominciate a peggiorare. «Non sappiamo cosa sia accaduto, se sia stato un errore o cosa (…), quello che sappiamo è che un giorno ti stringeva la mano e il giorno dopo non lo faceva più».

BATTAGLIA LEGALE. Ora il Driscoll Children’s Hospital vorrebbe sottoporre Joey a un esame rischioso, al cui eventuale esito negativo seguirebbe la dichiarazione di morte cerebrale di Joey e la sospensione dei sostegni vitali. Ma il padre resiste: «Un altro medico ci ha detto: “Sapete, il suo cervello è gonfio (…) Non possiamo fare il gamma test. Sarebbe stupido (…) è controindicato: il sangue non scorrerebbe nel cervello perché è gonfio”». La tesi del neurologo Paul Byrne è che quell’esame è impreciso e spesso viene usato per giustificare una diagnosi di “morte cerebrale” in circostanze ambigue. Inoltre sono ancora incerte le cause dell’attacco d’asma che ha colpito Joey, ragion per cui ci sono motivi di preoccupazione anche rispetto all’iniezione di allergene nel sangue del ragazzino necessaria al test. Tuttavia l’ospedale non sarebbe disposto a cercare un’altra strada e nemmeno a lasciare che Joey sia trasferito a Houston, dove un team di medici si dice pronto a studiare il caso. Per questo Cronin si è appellato all’organizzazione di avvocati pro life Alliance Defending Freedom, per far valere il suo diritto al trasferimento del figlio. Attualmente però il gamma test è solo rimandato «temporaneamente».

Foto ospedale da Shutterstock

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