I vescovi africani: la strage di Lampedusa è responsabilità anche del nostro continente

Comunicato delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar: «Le persone fuggono a causa dell’assenza di libertà e sicurezza nei loro paesi»

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

All’indomani dell’ennesima notte all’insegna dei soccorsi in mare per i profughi in difficoltà nel Mediterraneo (sono ben 800 quelli salvati nelle ultime ore nel Canale di Sicilia, in quattro distinte operazioni), anche i vescovi dell’Africa prendono posizione sull’emergenza immigrazione. Ed è una posizione sorprendente.

IN CERCA DI LIBERTÀ. Infatti nel comunicato inviato all’agenzia Fides il Secam (Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar) afferma che tragedie come il naufragio avvenuto il 3 ottobre scorso al largo di Lampedusa, costato la vita a 366 profughi, per lo più eritrei e somali, sono anche una responsabilità africana. I vescovi del continente sono preoccupati perché «così tanti rifugiati dall’Africa orientale continuano ad intraprendere il pericoloso viaggio verso l’Europa alla ricerca della “libertà” a causa delle gravi condizioni politiche ed economiche dei loro Paesi di origine».

TRA ISLAMISTI E DITTATURE. In particolare, le guide della Chiesa cattolica africana citano Somalia ed Eritrea, paesi da dove provenivano molte delle vittime del naufragio di Lampedusa. «Nel caso della Somalia – si legge nella nota – le milizie al Shabaab terrorizzano la popolazione sin dal 1994. Questa lunga guerra ha provocato gravi problemi sociali ed economici. Anche la situazione politica in Eritrea ha spinto molti di questi migranti a fuggire dal loro Paese. Non esiste alcuna forma di liberà, non esiste libera stampa, né libertà religiosa e nessun diritto di assemblea. Queste persone affermano che cercano di dare un senso alla loro vita».

PIÙ CONTROLLI ALL’ORIGINE. A giudizio del Secam «il dramma della migrazione, con un crescente numero di giovani che rischiano la vita per abbandonare l’Africa, riflette la profondità del malessere di un continente dove ancora sono forti le resistenze ad assicurare alle proprie popolazioni lavoro, educazione e salute». L’Africa, spiegano i vescovi, «è ancora alla prese con violenze senza fine, gruppi armati illegali che continuano a minacciare la sicurezza della popolazione e dei loro beni che a loro volta provocano la fuga delle persone, come nel caso dell’incidente di Lampedusa». Il documento – informa l’agenzia Fides – si conclude con l’invito rivolto alle istituzioni africane affinché «operino per coordinare le politiche di controllo dei flussi migratori e soprattutto inizino un processo di miglioramento delle condizioni di vita dei loro Stati», e all’Europa perché tratti «questi migranti con maggiore compassione».

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •