Hong Kong, perché gli abitanti non vogliono il vaccino di Sinovac

Il vaccino cinese ha un’efficacia inferiore rispetto a Pfizer e nessuno si fida più del governo di Hong Kong, che crede a Pechino e non alla scienza

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La popolazione di Hong Kong è restia a immunizzarsi con il vaccino. E se proprio deve, non vuole usare il siero di fabbricazione cinese, Sinovac. Il governo della ormai ex città autonoma si lamenta per la diffidenza degli abitanti, ma se da un lato ci sono ragioni oggettive per cui la gente diserta i centri vaccinali, dall’altro le colpe sono tutte da imputare al governo stesso.

La campagna vaccinale a Hong Kong

Dal mese di febbraio non si registrano più di 10 o 20 casi di contagio al giorno, con al massimo uno o due decessi. Dall’inizio della pandemia si sono infettate in totale 11.429 persone e ne sono morte 204. Si capisce dunque perché, nonostante le misure sproporzionate prese dal governo per limitare l’infezione, il Covid 19 non spaventa nessuno.

Da quando è stata lanciata la campagna vaccinale di massa a fine febbraio 420.900 persone hanno ricevuto la prima dose del vaccino cinese prodotto da Sinovac o di quello realizzato da Pfizer, pari al 5,4 per cento della popolazione. In città esistono 30 centri comunitari, 18 cliniche pubbliche e oltre 2.000 private che somministrano vaccini. I medici possono inoculare fino a 50 mila dosi al giorno, ma raramente superano le 25 mila, per la mancanza di richieste.

La diffidenza verso Sinovac

A fronte della scarsa mortalità e diffusione del virus a Hong Kong, la morte di 8 persone dopo l’assunzione del vaccino Sinovac ha spaventato tanti. Inoltre ha fatto scalpore la decisione presa martedì dal governo di escludere una clinica privata da quelle autorizzate a partecipare alla campagna vaccinale per aver consigliato ai pazienti di immunizzarsi con Pfizer e non con Sinovac. «Sinovac ha una pessima reputazione, mentre la reputazione internazionale di BioNTech è molto buona», consigliava il dottor Lau Tung-Wah ai pazienti attraverso un cartello, come informa Rthk. Nella nota si leggeva anche che «lo stesso dottor Lau si è vaccinato con BioNTech e non con Sinovac».

Al di là del problema di immagine, l’affermazione è puramente scientifica: secondo gli studi diffusi a gennaio, Sinovac, per il quale mancano ancora molti dati, ha un’efficacia del 50,3% contro il 95% di Pfizer. Ma il cartello ha subito scatenato un putiferio politico, con il giornale controllato dallo Stato e vicino a Pechino, Ta Kung Pao, che ha lanciato una campagna diffamatoria contro il dottore, accusato di «screditare il vaccino di Sinovac».

Guerra a Pfizer

L’esclusione della clinica solo perché ha consigliato un vaccino “straniero” non ha certo rafforzato la fiducia dei cittadini di Hong Kong. I quali sono rimasti interdetti anche dalla decisione del governo di sospendere il vaccino di Pfizer pochi giorni fa, in via precauzionale, per «un problema di imballaggio».

La governatrice Carrie Lam si è lamentata affermando che «se obblighiamo le persone a fare i tamponi, non vogliono farli, e se li incoraggiamo a vaccinarli, non ci ascoltano». Invece di scaricare la colpa sui cittadini, dovrebbe semplicemente chiedersi perché. E se non lo fa è soltanto perché la risposta è ovvia.

Hong Kong non si fida della Cina

Come dimostrato da un recente sondaggio dell’autorevole Hong Kong Public Opinion Poll, la fiducia dei cittadini verso il governo è ai minimi storici. La rilevazione viene realizzata tutti gli anni dal 1997, ovvero da quando l’isola è tornata sotto il controllo di Pechino nell’ambito del modello “Un paese, due sistemi”, oggi distrutto dal governo comunista cinese, che doveva garantire piena autonomia alla città fino al 2047.

Gli intervistatori hanno chiesto telefonicamente a 1.001 abitanti in lingua cantonese di assegnare un voto da 1 a 10 a ciascuno di questi indicatori sullo stato della città: libertà, stabilità, prosperità, Stato di diritto e democrazia. Rispetto all’anno scorso, la fiducia è crollo in tutti gli ambiti di quasi un punto. Il calo più significativo ha riguardato lo stato della democrazia in città, passato dal già basso 4.27 (nel 1997 era intorno al 7) al 3.59.

La repressione comunista

I motivi che hanno giustificato il calo di fiducia non sono difficili da immaginare. Dopo l’approvazione l’anno scorso da parte della Cina della legge sulla sicurezza nazionale, Hong Kong ha perso completamente la sua autonomia. Il governo locale ha costretto tutti i parlamentari democratici alle dimissioni, ha trascinato in tribunale 47 leader pro democrazia per “sovversione”, ne ha arrestati altri tre, messo in carcere il magnate dell’editoria Jimmy Lai e azzerato di fatto la libertà di espressione. Come se non bastasse, a inizio mese Pechino ha passato una risoluzione in Parlamento per modificare il sistema elettorale di Hong Kong e far sì che soltanto dei «patrioti», cioè politici fedeli al Partito comunista cinese, possano candidarsi ed essere eletti.

Non c’è da stupirsi, dunque, se il sondaggio ha registrato un calo anche nella fiducia degli abitanti di Hong Kong per quanto riguarda lo stato di libertà, stabilità, prosperità e Stato di diritto. La governatrice Carrie Lam, che rifiutò di ascoltare i milioni di manifestanti scesi in piazza contro la legge sull’estradizione, è ormai universalmente vista come una marionetta nelle mani di Pechino. Aggiungendo a questi fattori l’oggettiva assenza di pericolosità del Covid 19 nell’isola, non ci si può davvero stupire se gli abitanti di Hong Kong rifiutano di vaccinarsi, soprattutto con lo scarsamente efficace vaccino di Sinovac sponsorizzato dalla Cina.

@LeoneGrotti

Foto Ansa