«Accendete una candela per Tienanmen»: attivista arrestata a Hong Kong

La giovane leader Chow Hang-tung era appena stata intervistata da Tempi: «Credo che finirò presto in prigione». Il regime comunista cinese non è cambiato rispetto a quello che 32 anni fa ordinò la strage

La giovane attivista Chow Hang-tung a Hong Kong

Proprio nel giorno in cui cade il 32esimo anniversario del massacro di Piazza Tienanmen, la polizia di Hong Kong ha arrestato Chow Hang-tung. La vicepresidente dell’Alleanza, che organizza storicamente la veglia di commemorazione del 4 giugno al Victoria Park, bandita quest’anno come l’anno scorso, è stata prelevata da casa alle prime ore del mattino. L’accusa ufficiale, come affermato dal sovrintendente Terry Law, è «aver sponsorizzato attraverso i social media un’assemblea pubblica proibita dalla polizia». Chow aveva appena rilasciato un’intervista a Tempi, uscita sul numero di giugno del mensile, nella quale spiegava: «Il nostro presidente (Lee Cheuk-yan, ndr) è già in carcere e credo che anch’io finirò presto in prigione. Del resto, quando ti opponi a una dittatura che cosa puoi aspettarti di diverso? Ho un po’ paura, ma so che è la cosa giusta da fare». 

L’arresto di Chow è irrazionale

L’arresto di Chow è del tutto irrazionale. La giovane attivista di 36 anni, infatti, aveva annunciato che quest’anno la veglia non si sarebbe svolta proprio perché non aveva ottenuto il permesso dalla polizia. Aveva poi invitato tutti i cittadini di Hong Kong a «ricordare le vittime singolarmente», magari accendendo una candela in casa o per strada.

Per quanto possa apparire incredibile, oggi anche invitare ad accendere una candela è un crimine a Hong Kong, così come è diventato reato invitare a votare scheda bianca alle elezioni. Alcuni membri dei partiti governativi hanno addirittura suggerito alla polizia di arrestare tutti i cittadini che oggi cammineranno per strada con una maglietta nera. Il vestiario, infatti, potrebbe essere motivato da una volontà di commemorare la strage.

«Non tolleriamo la persecuzione»

Da quando un anno fa la Cina ha imposto a Hong Kong la legge sulla sicurezza nazionale, tutto ciò che anche solo lontanamente può apparire una critica al Partito comunista è divenuto reato. I leader del fronte democratico si trovano già tutti in carcere o in esilio o agli arresti domiciliari. Chi non ha perso ancora la sua libertà personale è solo perché si impone da un anno un’autocensura su tutto ciò che riguarda la vita pubblica.

Chow faceva parte dei giovani che hanno preso le redini del fronte democratico dopo l’arresto dei suoi leader storici. A Tempi affermava poche settimane fa: «Le sentenze con le quali sono stati condannati i nostri amici sono folli ma ce lo aspettavamo. La Cina ha il potere assoluto ormai in città, eppure continua ad avere paura. La gente non ha infatti smesso di combattere per Hong Kong. Siamo in tanti a non voler tollerare leggi ingiuste e persecuzioni. La situazione è critica, ma finché la gente non perderà la speranza, la battaglia per Hong Kong non sarà persa».

In 32 anni il Partito non è cambiato

Attraverso il suo avvocato, Chow ha fatto sapere dopo l’arresto che se in carcere non le permetteranno di accendere una candela, digiunerà come forma estrema di commemorazione della strage di Tienanmen. La repressione che il regime comunista sta portando avanti oggi a Hong Kong non è diversa da quella che 32 anni fa ha condotto al massacro di migliaia di studenti a Piazza Tienanmen. Il Partito comunista non è cambiato da allora e continua a non tollerare dissenso e libertà. Oggi, disponendo di maggiori mezzi tecnologici, si limita ad arrestare nella ex città autonoma chiunque invochi i diritti civili, senza spargimento di sangue. Ma se la popolazione si ribellasse in massa, come avvenuto nel 2019, il regime si comporterebbe in modo diverso dal 1989? Probabilmente no.

@LeoneGrotti

Foto Tempi