Tienanmen. La mannaia comunista dell’oblio cala anche su Hong Kong

Per il secondo anno di fila viene cancellata la veglia di commemorazione del massacro del 1989. Anche la tv pubblica cancella i riferimenti a Tienanmen

Membri dell'Alleanza organizzano una maratona a Hong Kong per ricordare la strage di Piazza Tienanmen

Anche se non ufficialmente, ricordare il massacro di Piazza Tienanmen è ormai proibito anche a Hong Kong. L’ex città autonoma era l’unico luogo in tutta la Cina dove si poteva ancora conservare la memoria pubblica della strage degli studenti, pianificata e portata a termine dal regime comunista cinese nel 1989. Purtroppo, da quando è entrata in vigore la legge sulla sicurezza nazionale, imposta da Pechino all’ex colonia, la mannaia della censura e dell’oblio è calata anche su Hong Kong.

Bandita la veglia per Tienanmen

Anche quest’anno è stata infatti bandita l’annuale veglia di commemorazione, che si tiene fin dal 1990 il 4 giugno al Victoria Park. All’ultimo raduno del 2019 hanno partecipato decine di migliaia di persone, mentre l’anno scorso la veglia è stata vietata a causa del Covid-19. Migliaia di cittadini di Hong Kong si sono comunque riuniti al Victoria Park e 24 leader democratici si trovano alla sbarra, o sono già stati condannati, per aver «organizzato o partecipato a una manifestazione non autorizzata».

La prossima veglia non è stata bandita nero su bianco, ma la polizia non ha mai risposto alla richiesta dell’Alleanza di organizzare l’evento come ogni anno. «Non penso che si faranno vivi», ha dichiarato a proposito la vicepresidente dell’Alleanza, Chow Hang-tung. «Non siamo ottimisti».

Censura e oblio in Cina

L’Alleanza ha comunque lanciato un evento internazionale, chiedendo a qualunque persona in ogni parte del mondo di accendere una candela il 4 giugno alle 8 di sera per ricordare le centinaia, se non migliaia di cinesi uccisi dai carri armati e dall’Esercito popolare di liberazione nel 1989. «Accendete una candela dovunque vi troviate. Anche chi non si trova a Hong Kong può così ricordare le vittime».

In Cina è vietato parlare o scrivere della strage del 1989, derubricata ufficialmente dalle autorità a «incidente». L’episodio non si studia a scuola e ogni riferimento al massacro viene censurato da 32 anni sui giornali e su internet. Sul web è vietato pubblicare notizie e foto riguardanti l’uccisione degli studenti, così come non si possono fare ricerche sui numeri “4” e “6”, le date che indicano il giorno della strage.

A Hong Kong la tv cancella la strage

Ed è per denunciare la censura del regime comunista che poche settimane fa i membri dell’Alleanza a Hong Kong hanno organizzato una maratona per le strade della città. I partecipanti indossavano una maglietta con scritto: «La gente non dimenticherà mai». Sullo sfondo, la Città proibita che si affaccia su Piazza Tienanmen a Pechino e la data “35 maggio” per sfuggire alle maglie della censura.

Anche se il governo nega che commemorare il massacro di Piazza Tienamen sia illegale, i fatti dimostrano che ogni riferimento è ormai impossibile. Non solo le veglie degli ultimi due anni sono state bandite, non solo alcuni leader democratici che hanno partecipato alla veglia proibita sono stati condannati al carcere o andranno presto a processo (11 giugno), ma pochi giorni fa l’emittente governativa (ma indipendente, almeno in teoria) Rthk ha cancellato dal web e dal proprio sito internet lo spezzone di un programma nel quale venivano inquadrati i maratoneti dell’Alleanza.

«Bisogna chiedere il permesso»

Un portavoce ha dichiarato che lo spezzone, inserito in un programma dedicato ai lavori del Parlamento, Legco Review, è stato cancellato perché non pertinente allo scopo del programma. Legco Review è stato anche tolto agli autori e affidato a una produzione esterna. Una nota di Rthk ha anche dichiarato che «non è proibito parlare di Piazza Tienanmen, ma bisogna prima chiedere il permesso al comitato editoriale».

Da quando l’emittente Rthk è stata affidata l’1 marzo alla direzione di Patrick Li, che non si è mai occupato di media in tutta la sua vita, dieci programmi sono stati cancellati perché troppo favorevoli alle proteste contro il governo e troppo critici verso Pechino. La censura comunista avanza inesorabile anche a Hong Kong, ma come dichiarato dalla vicepresidente dell’Alleanza Chow in un’intervista uscita sull’ultimo numero di Tempi, «la gente non ha smesso di combattere per Hong Kong. Siamo in tanti a non voler tollerare leggi ingiuste e persecuzioni. La situazione è critica, ma finché la gente non perderà la speranza, la battaglia per Hong Kong non sarà persa».

@LeoneGrotti

Foto Scmp