Hong Kong. «Chi si oppone alla legge di Pechino è un nemico del popolo»

Così Carrie Lam agli attivisti democratici. Sono parole gravissime, perché durante la Rivoluzione Culturale i «nemici del popolo venivano torturati, fucilati e mangiati vivi»

hong kong polizia proteste

Chi si oppone alla legge sulla sicurezza nazionale è «un nemico del popolo» e deve smettere di «calunniare» la misura che la Cina imporrà a breve al territorio di Hong Kong. Ha usato queste durissime parole la governatrice della regione amministrativa speciale, Carrie Lam, attaccando i movimenti e attivisti democratici che continuano a denunciare come la norma incostituzionale cancellerà definitivamente ogni residuo di autonomia della città.

«LA GHIGLIOTTINA SU HONG KONG»

In una lettera inviata a Tempi (pubblicata sul nuovo numero di giugno), il presidente dell’Alleanza a sostegno dei movimento democratici in Cina, che organizza ogni anno la veglia per commemorare le vittime di Piazza Tienanmen, Lee Cheuk-yan, spiega che «la legge sulla sicurezza nazionale è come una ghigliottina pronta ad abbattersi sul collo di chiunque a Hong Kong sia ritenuto una minaccia dal regime autoritario».

Anche se non sono ancora noti tutti i dettagli, la legge che potrebbe essere fatta rispettare da agenti cinesi a Hong Kong porterà, secondo gli attivisti, alla soppressione delle libertà di stampa, espressione, assemblea e forse perfino religiosa. La nuova norma, annunciata durante il raduno annuale del Congresso nazionale del popolo cinese, sarà promulgata entro l’estate.

CHI SONO I «NEMICI DEL POPOLO» IN CINA

Che la situazione a Hong Kong sia tesissima, con migliaia di persone scese in piazza a protestare, lo dimostrano le parole scelte da Carrie Lam. Non si parla casualmente in Cina di «nemici del popolo», visto che l’appellativo usato fa tornare con la memoria al decennio 1966-1976 in cui si svolse nel Regno di mezzo la Rivoluzione Culturale, lanciata da Mao Zedong per epurare i suoi oppositori.

Allora l’esercito mise in mano alla popolazione 18,77 milioni di pistole e mitragliatrici, 14.828 cannoni, tre milioni di granate, carri armati e perfino navi da guerra, che le diverse fazioni di guardie rosse utilizzarono per uccidersi a vicenda, accusandosi reciprocamente di essere appunto «nemici del popolo».

DECAPITATI, TORTURATI, FUCILATI, MANGIATI VIVI

Come raccontato a Tempi in occasione dei 50 dall’inizio della Rivoluzione culturale da uno dei principali studiosi al mondo di quel decennio, Song Yongyi, ex guardia rossa e oggi docente presso l’Università della California, «a quel tempo pensare era sufficiente per diventare un nemico del popolo»

In quegli anni morirono circa tre milioni di persone e, come ricorda il professor Song, senza lo straccio di un processo i «nemici del popolo venivano fucilati, decapitati, torturati, affogati, legati insieme e fatti saltare in aria, gettati in un pozzo e lasciati morire di fame, seppelliti vivi, lapidati a morte, impiccati, strangolati, bruciati e mangiati vivi».

Allora si verificarono anche molti casi di cannibalismo perché chi veniva dichiarato nemico del popolo «poteva essere ucciso legalmente. Non c’erano regole, poteva anche essere mangiato. La Rivoluzione culturale ha autorizzato le persone a diventare animali».

«NON VOGLIAMO CHE ACCADA A HONG KONG»

È a tutto questo che Carrie Lam allude quando afferma che chi si oppone alla legge sulla sicurezza nazionale è un «nemico del popolo». Il riferimento è tanto cruento e spaventoso quanto quello utilizzato da Xi Jinping nell’ottobre 2019 in riferimento alla protesta anti-estradizione nel territorio. Parlando durante una visita di Stato in Nepal, disse: «Chiunque si azzardi a dividere qualsiasi regione dalla Cina morirà: i loro corpi saranno distrutti e le loro ossa maciullate e polverizzate». Esattamente quello che è avvenuto il 4 giugno 1989 agli studenti assiepati a Piazza Tienanmen.

Le parole scelte da Carrie Lam hanno un solo scopo, il medesimo della legge sulla sicurezza nazionale: «Incutere paura tra il popolo», scrive Lee Cheuk-yan. «La ghigliottina può abbassarsi in ogni momento, se ritenuto politicamente necessario». Durante la Rivoluzione Culturale è successo, letteralmente: «Noi non vogliamo che accada a Hong Kong».

Foto Ansa