Glendon: «Le religioni causa di conflitti? È ora di sfatare questo mito»

Mary Ann Glendon, già osservatore americano presso la Santa Sede, e l’osservatore della Santa Sede all’Onu Tomasi affermano al Meeting: «La religione è la chiave della convivenza».

«Bisogna sfatare il mito secondo cui la religione sarebbe fonte di lotta e divisione». Afferma così Mary Ann Glendon, docente di legge ad Harvard, già ambasciatore americano presso la Santa Sede, al Meeting di Rimini durante l’incontro “Desiderio e politica”. «Il lavoro che abbiamo svolto presso l’Accademia pontificia delle scienze sociali ha dimostrato su basi solide che c’è una correlazione positiva tra libertà religiosa e democrazia, prosperità economica, libertà della donna e altri elementi fondanti di una corretta democrazia».

E chi parla di lotte religiose, ad esempio in Nigeria, «sbaglia, perché questo è un altro mito da sfatare. Spesso si confonde la religione con politiche identitarie che sfruttano i simboli religiosi per coprire i suoi veri scopi». Il riferimento è anche alla Primavera araba ed è la ripresa di un concetto già espresso nella mattinata da Silvano Maria Tomasi, vescovo e osservatore permanente della Santa Sede per la Nazioni Unite a Ginevra, quando affermava: «La convivenza nelle democrazie si fa sempre più complicata a causa delle differenze tribali, religiose o politiche. C’è quasi una allergia ad accettarsi reciprocamente. C’è bisogno dunque di trovare una strada per risolvere questo problema, anche nelle società come quella italiana».

Una via possibile per la convivenza, insiste Tomasi, «è quella offerta dalla tradizione cristiana, che la Rivoluzione francese ha proposto a modo suo, lasciandola in ombra: la fraternità. Questo è l’elemento rivoluzionario che può fare accettare le differenze perché riconosce in ogni persona la stessa dignità e permette di costruire democrazie rinnovate, portando molti frutti anche oggi».