Fronteggiare la vita leggendo Tolkien
Se dovessi consigliare a qualcuno un buon libro su J.R.R. Tolkien e Il Signore degli Anelli ora avrei meno dubbi di prima. Il pensiero incoraggiante. Tolkien in difesa del presente, scritto dal divulgatore culturale e filosofo Rick Dufer, è infatti un ottimo libro da leggere per entrare meglio nel significato del capolavoro tolkeniano.
Partiamo dalla fine. Non abbiamo bisogno delle appropriazioni (indebite) di questa o quella parte politica: Il Signore degli Anelli è un classico e non va stravolto dall’ideologia. Anzi, si può ben dire che esso costituisca un antidoto all’ideologia stessa, la quale non è altro che un occultamento della realtà e della ricerca della verità. Ecco allora, come nota Dufer, che sia la politica novecentesca sia una moda dei nostri tempi come il politicamente corretto tentando di appropiarsi dell’opera oppure di adattarla e conformarla al presente si sono macchiati di un grave colpa: rendere impuro ciò che è invece essenzialmente candido. Beati coloro i quali devono ancora addentrarsi nel fantastico mondo tolkeniano: il libro – e in generale l’intero universo immaginato dal filologo britannico – è una miniera preziosa piena di tesori e gemme uniche.
La preferenza è una cosa seria.
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Libertà e potere
E arriviamo all’inizio del libro di Dufer: «Non c’è bisogno di difendere la Terra di Mezzo: è la Terra di Mezzo che ci difende. È lei che ci fa da scudo». Contro cosa? Contro l’insipienza, le corbellerie, l’ottusità che imperversano. La saga tolkeniana ci aiuta costantemente a ritrovare noi stessi, proprio come i personaggi dell’opera maturano e si conoscono nel profondo attraverso la storia che è data loro vivere. La loro non è una fuga dalla vita né dalla responsabilità davanti a cui vengono posti reiteratamente: una tentazione che abbraccia chiunque, prima o poi, ma che va combattuta.
La vita è dopo tutto nient’altro che un’avventura che noi scriviamo solo in parte: non nasciamo per volontà nostra, non ci troviamo sempre – anzi, quasi mai – di fronte a situazioni che abbiamo scritto di nostro pugno, siamo chiamati costantemente a fare scelte gravose che aprono porte dietro le quali non sappiamo cosa troveremo. Questa è la libertà che ci caratterizza, e che non possiamo rifiutare, a meno di non divenire preda delle nostre paure, schiavi dei nostri timori, tentati dalle scorciatoie che non ci fanno crescere ma anzi ci rendono eterni infanti. Che cos’è l’Anello se non la metafora di quel Potere che vuole liberare l’uomo dalla propria libertà di scelta?
Affrontare il limite
Attenzione: il Potere, la tentazione che esso induce in ciascuno di noi è parte costitutiva di questo mondo. Ce lo fa capire Tolkien e lo ricorda Dufer. È inutile pensare di poter andare oltre la condizione umana: essa va accettata per quel che è, come commistione di Bene e di Male, come un prisma costituito da molte facce. Ricordate Blaise Pascal? «L’uomo non è angelo né bestia, e disgrazia vuole che chi vuole fare l’angelo fa la bestia»: la sete di superamento della propria fragilità conduce alla perdizione, traviandoci. Quel che succede a Saruman, accecato dalla propria hybris.
La saggezza, ci dice Tolkien, è forse prima di tutto quella delle persone ordinarie che possono resistere meglio ai grandi progetti coltivando bene, al meglio delle proprie possibilità l’esistenza. Il che non significa rifuggire l’inaspettato, ma affrontarlo con la consapevolezza dei propri limiti. Cosa fa Frodo, insieme al mite Samvise Gamgee, se non questo? Certo, poi c’è anche l’aiuto cruciale di Gandalf, il quale ricorda a Frodo come non tutto ciò che accade ha una scaturigine precisa e non tutto possa dunque essere pianificato a tavolino. L’Anello, afferma in un noto, bellissimo passaggio, è arrivato a Frodo quasi per caso, come del resto era giunto così a Bilbo. Che fare, allora? Crucciarsi di questo o accettare la sfida, intuendo che il moto della vita non può essere rinchiuso in alcun recinto elaborato dalla mente umana?
Una nave in mare
Così Gandalf dice a Frodo: «Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato». Ciò che accade sfugge spesso alla comprensione umana ed è vano respingerlo perché non ci piace o non lo abbiamo deciso noi. Il vero coraggio è accettarlo, senza per questo lasciarsi trascinare dagli eventi, come oggetti passivamente in moto. La libertà di scelta è infatti qualcosa che fa parte della vita, che la rende attiva e anche florida.
Il pensiero incoraggiante è proprio questo. Dufer ricorre a un pensiero di Epitteto per darne contezza. Chi vuole si vada a leggere anche Michael Oakeshott: la vita è come una nave mossa dal mare, senza certezze né stabilità, ma non per questo non esiste la possibilità che la nave rimanga a galla, in delicato equilibrio.

Rick DuFer, Il pensiero incoraggiante. Tolkien in difesa del presente, Bompiani, 176 pagine, 18 euro.
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