Giovane Italia, quanto ci piaci. Così si esce dalla crisi del calcio

La partenza dei big dalla Serie A sta lasciando spazio alle promesse Under 23: solo nelle prime due giornate ne sono scesi in campo 71. Da Insigne a Immobile, da Ogbonna a Perin. E Prandelli si lecca i baffi.

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Ci sono Borini, Destro e Insigne, anche se pare che partirà titolare la coppia Osvaldo-Giovinco. A centrocampo tra le belle conferme dell’Europeo (l’eterno Pirlo, Diamanti, De Rossi e Marchisio) spiccano i nomi di Verratti e Poli, mentre il tandem difensivo Bonucci-Barzagli sembra destinato a togliere spazio ai due 24enni Ogbonna e Acerbi. Venerdì la Nazionale azzurra farà la sua prima uscita ufficiale dopo il bel Europeo del giugno scorso, e analizzando l’organico cui può fare affidamento Prandelli c’è da essere sereni: l’unico reparto “debole” pare la difesa, a fronte di un centrocampo ricco di idee e quantità e un attacco dove abbondano le scelte. Ma soprattutto, la squadra azzurra brilla per una dote: l’abbondanza di nomi giovani, fresche leve che si affacciano nelle nostre squadre e finalmente riescono a trovare spazio.

ANNO ZERO. Per Prandelli da qui ai prossimi due anni c’è l’imbarazzo della scelta: ai 22 convocati per i match contro Bulgaria e Malta vanno aggiunti tanti nomi, assenti questa settimana per varie ragioni. Si va da Balotelli a El Shaarawy, da Immobile al ragazzo che ha fatto impazzire Roma, Florenzi, fino ad arrivare al portiere Perin, al rossonero De Sciglio (titolare nei primi due match del Milan) e al pescarese Capuano. Tanti ragazzi carichi di speranze e talento, figli di quel pallone italiano mai come ora in crisi: i big se ne vanno dalla Serie A, migrano verso club più blasonati e più ricchi, e così le squadre di casa nostra sono costrette e rivedere le politiche societarie seguite in questi anni, far fronte alla recessione economica che impazza nelle casse dei club riducendo gli ingaggi e investire su giovani leve. In due giornate sono scesi così in campo 71 under 23, di cui quasi uno su tre è italiano (dati riportati oggi dalla Gazzetta), valori che ci avvicinano alle medie delle grandi nazioni europee: siamo sui valori della Premier inglese, talloniamo Spagna e Francia mentre ancora vediamo col binocolo la Germania. Numeri che parlano chiaro, e che lasciano intendere la tanto auspicata ripartenza del pallone nostrano. E che fanno capire quanto possano dimostrarsi occasioni di rinascita gli schiaffi che sono stati le partenze di Ibra, Thiago Silva e Lavezzi.

STRUTTURE E PROPOSTE Passi avanti, che però vanno conciliati con idee più grandi, così da trovare sostenibilità economica e logistica. In primis, va sicuramente portata avanti l’idea degli stadi di proprietà, che tanto è risultata felice per la Juventus. Inutile ribadire l’importanza economica che ha una scelta di questo tipo per ogni club (vedere in Inghilterra, ad esempio, quanto riescono a guadagnare le squadre dalla gestione del proprio stadio), e c’è da sperare che la Legge sugli stadi approvata quest’estate arrivi in fretta alla sua attuazione, scalzando le tante critiche rivoltegli. Tornando invece a parlare di promesse in erba, utile è costruire settori giovanili sempre più funzionali, come l’accademia della Juve, che dà la possibilità ai ragazzi di conciliare l’impegno sportivo con lo studio.

SERIE MINORI. Ma il vero gap sembra il passaggio dalla primavera alla prima squadra, dove tanti ragazzi si perdono. Da noi mancano squadre “b”, dove poter lasciar maturare i giovani prodotti dei nostri vivai, quindi largo ai prestiti nelle serie minori, specie in Lega Pro, dove ottiene agevolazioni economiche chi schiera Under 23. In fondo un’altra delle novità della Serie A di quest’anno è vedere quanti volti interessanti provengono dalla cadetteria: Perin, Ogbonna, Capuano, Tacthsidis, Cofie, El Kaddouri, Florenzi, Sau, De Luca… Anche questo è saper investire. E ricostruire il nostro calcio. Suvvia, non stiamo così male, il futuro si prospetta carico di speranze. Giovani.

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