Figli di Instagram, le influencer mettono in palio una fiala di sperma

Una coppia lesbica di youtuber canadesi collabora con una blasonata banca del seme per regalare ai follower una dose gratuita di gameti. Il catalogo dei donatori, il carrello, il servizio clienti: basta non fare domande e mettere “cuore”

Foto da Instagram

Dopo aver messo in palio cinturini per orologi, buste di cibo per animali domestici e una spazzatrice per la casa, il duo Sam Kwiatkowski e Allie Conway ha messo in palio la possibilità di «aiutare uno di voi a far crescere la vostra famiglia». Sic: la coppia di lesbiche canadesi della Nuova Scozia che spopola su youtube e conta oltre 200 mila follower su Instagram ha avviato due settimane fa un concorso aperto a residenti di Stati Uniti e Canada per ricevere «un credito per 1 fiala di sperma di un donatore (a scelta) da Fairfax Cryobank», con tanto di spedizione gratuita e annuncio del fortunato vincitore dell’estrazione.

«Siamo così entusiaste di collaborare con Fairfax Cryobank», scrivono spiegando le regole del concorso: seguire il loro profilo e quello della blasonata banca del seme, mettere mi piace al post, taggare tutti gli amici che si vogliono nei commenti. Decine di migliaia di cuoricini dopo (oltre 14 mila), la coppia annuncia il nome sorteggiato che il 20 agosto si è accaparrato, come un ninnolo, una scatola di croccantini o un arnese per la pulizia, il diritto a una fiala gratuita di gameti di uno sconosciuto per fare un bambino.

L’AMAZON DELL’UMANITÀ, «ECCELLENTE SERVIZIO CLIENTI»

«Fonte affidabile di sperma di donatori dal 1986», il sito della Fairfax Cryobank si presenta come uno smartissimo Amazon dell’umanità 2.0, con tanto di carrello in cui infilare i propri acquisti dopo aver filtrato la ricerca del donatore in base ad altezza, razza, colore di occhi e capelli, formazione scolastica. C’è anche l’app FaceMatch, che promette con un algoritmo di proporre solo candidati somiglianti a una foto caricata dall’acquirente. I profili dei donatori da “aggiungere ai preferiti” riportano gruppo sanguigno, titolo di studio, occupazione attuale, paese di provenienza, caratteristiche fisiche (fino al capello riccio, dritto o mosso), certificazioni che individuano quali siano stati testati per “un ampio elenco di malattie genetiche”. C’è anche il campo per la ricerca per segno zodiacale, religione, animale domestico preferito, hobby, e la sezione testimonianze dove madri orgogliose recensiscono il prodotto ordinato, «avevate detto che il donatore 4264 avrebbe fatto dei bei bambini: beh, avevate assolutamente ragione, è il bambino più bello che abbia mai visto. Vi allego un’immagine». E così via, fino all’emblematico «sono il direttore del gruppo di assistenza clienti della mia azienda. Conosco le sfide di fornire un eccellente servizio clienti. Credo che il tuo staff vada molto al di sopra degli standard», e ancora «meritate la categoria A + sul servizio clienti, consiglieremo Fairfax ad altri».

LA VETRINA DI ALLIE E SAM

Servizio clienti? In questo ennesimo sperma-show, la collaborazione del supermercato del seme con la sposatissima “lgbt travel couple, come si definiscono Allie e Sam sul loro profilo sponsorizzando, tra centinaia di foto di baci su scogliere, praterie, sotto la pioggia, nella vasca da bagno, marchi noti del pet food, saponi e aggeggi per pulire la casa, ha mandato in brodo di giuggiole i seguaci che delle due ragazze sa tutto: come si sono conosciute su Tinder, cosa danno da mangiare ai loro cani, come si sono promesse eterno amore e ora anche quanto sono meravigliose ad aver pensato di avviare un giveaway (promozione a tempo limitato in cui i marchi promettono di regalare un prodotto o un servizio ai partecipanti) mettendo in palio una fiala di sperma che di norma costa tra i 500 e i 1.000 dollari più 250 dollari di spedizione.

«PENSA DIRE A UN BAMBINO CHE È FIGLIO DI UN OMAGGIO INSTAGRAM»

Va da sé che quando un utente ha commentato «immagina dire a un bambino che è frutto di un omaggio di Instagram» si sia scatenato il putiferio: bollandolo come «commento d’odio» che ha introdotto il tema “mercificazione di gravidanze e bambini”, Grazia Uk ha iniziato a salmodiare: «Questa gente non si sta concentrando su tutti i meravigliosi commenti di persone grate per l’opportunità di creare una famiglia senza enormi costi» e giù interviste a specialisti sulla difficoltà delle coppie lesbiche a basso reddito di intraprendere un viaggio che costa sacrifici e cambiamenti dello stile di vita per arrivare a dire «non è giunto il momento di rivalutare quanto sia diventato inaccessibile, costoso ed estenuante il percorso verso la genitorialità per alcune persone?».

IL COMMENTO DELLO “SPERM BABY”

Tutto grazie al mercato. Un mercato incurante dell’enorme schiera di americani, nati o ricorsi a fecondazione assistita (che con l’avvento dei test dei dna fai-da-te oggi stanno provando a dare un’identità al proprio padre biologico, con conseguenze devastanti: ragazzi che si scoprono figli del medico che aveva eseguito la procedura, ragazzi che scoprono di essere figli di tradimenti o di uno scambio di gameti), un mercato studiato a immagine e somiglianza dell’umanità che cerca figli e scambia embrioni sui social, e che vorrebbe farci credere che è tutta questione di informazioni, pool genetico, congrue retribuzioni o donazioni altruistiche. O che alla domanda “di chi sono figlio?” sia possibile rispondere “di una scelta consapevole”, quella di genitori adulti e responsabili che hanno passato in rassegna qualità e pool genetico di un donatore di gameti o di una surrogata, o – perché no – rispondere “di un omaggio Instagram”, dove amore si misura in numero di cuori, fecondità è un’idea regalo al pari di una fornitura di croccantini per cani e genitorialità una faccenda da discutere secondo le leggi di mercato.

«Non so come mi sento al riguardo, io stesso sono uno “sperm baby”. Man mano che il bambino cresce, farà domande su “chi” e “perché”. È un processo molto emotivo non sapere cosa ti rende te stesso. Trattare questa cosa come una promozione omaggio potrebbe renderlo più difficile», è il commento di qualcuno a cui nessuno si è curato di rispondere.