Ferrara spiega le ragioni delle sue «battaglie parallele per i cristiani e per la sopravvivenza di Israele»

Intervista al direttore del Foglio che ha convocato una veglia per difendere «due componenti fondamentali di tutto ciò che l’islam politico rifiuta»

«Una veglia serale, per Israele e per i cristiani perseguitati, dalle nove a mezzanotte, con cento sedie per i più anziani, un diffusore di parole e con cento torce accese». Giuliano Ferrara descrive così a tempi.it l’iniziativa indetta per domani dallo stesso direttore del Foglio davanti alla sede del quotidiano, a Roma. La veglia intende mettere insieme due questioni, spiega Ferrara, «la persecuzione dei cristiani da parte dei vari califfi in Medio Oriente, dei capi tribali nell’Africa sub sahariana e la difesa di Israele, che è costretto a uccidere per non essere ucciso». La veglia «è nella tradizione del Foglio», prosegue Ferrara. «Non è il jihad giudaico-cristiano, naturalmente, che è una definizione che ci è stata attribuita per malevolenza; è semplicemente una testimonianza importante in una città come Roma, da parte di un giornale che sta tra il ghetto e il Vaticano».

EBREI E CRISTIANI. L’idea di accostare la persecuzione dei cristiani alla guerra di Israele contro Hamas è già stata criticata come opportunistica. Per Ferrara, tuttavia, ad accomunare questi due drammi (accostamento già compiuto anche da Ernesto Galli Della Loggia in un editoriale apparso ieri sul Corriere della Sera) è l’attualità e il fondamentalismo politico musulmano. «I cristiani orientali sono una testimonianza di universalismo nella fede e quindi sono giudicati apostati naturali dal fondamentalismo musulmano. Gli ebrei, lo stesso», spiega Ferrara. «Israele sta facendo una guerra, con le sue vittime, che sono una disperazione per tutti noi, ma che non possono essere un motivo per dimenticare il dramma di quel paese». Sta facendo una guerra, rincara il direttore del Foglio, a «un’organizzazione politica, Hamas, che usa come scudi i bambini e gli ammalati negli ospedali, incurante dei suoi nemici e delle sue armi, e che può fare qualsiasi altra cosa». Secondo Ferrara «ebrei e cristiani sono due componenti fondamentali del mondo moderno – una particolare, l’altra di ambizione e di tendenza universale – di tutto ciò che l’islam politico rifiuta. Quindi bisogna difenderli».

IL DISIMPEGNO TRAVESTITO. «Non è che si può evitare di guardare la realtà», rimarca Ferrara. «Il mondo ha cercato di ricostruire, sotto la guida di una strategia americana di difficile realizzazione, un ordine che fosse fondato sulla libertà. La prima è la libertà religiosa, poi ce ne sono tante altre». Per l’Elefantino però «questo tentativo è rientrato. Non è stato portato fino alle estreme conseguenze. Era troppo costoso per un’opinione pubblica occidentale abituata a subire piuttosto che agire. Alla fine, con Obama è venuta fuori la realtà: il disimpegno, la riluttanza». Obama, insiste il direttore del Foglio, «siccome non solo è una grande icona ma anche un grande talento della retorica politica e della comunicazione globale, ha travestito il disimpegno e la riluttanza da “offensiva del dialogo”». L’offensiva del dialogo cosa ha prodotto? «La Libia, la Siria, la nascita del Califfato alle porte di Baghdad, l’indebolimento dal punto di vista delle prospettive del nation building in Afghanistan e guai dappertutto nel mondo». Quindi, conclude Ferrara, «ora siamo dentro questi guai e dentro questi guai c’è la cacciata dei cristiani da Mosul e il tentativo di spingere Israele nella fossa. E Israele si batte disperatamente con le unghie e con i denti per non finirci. Sono battaglie parallele per noi».