Eterologa e gameti gratuiti. Dai Ilaria, non fare l’ipocrita

«Se ci fosse più informazione, tante donne donerebbero gli ovuli», dice la conduttrice. Ma forse è un’altra la domanda che bisogna farsi se, dopo due anni, solo venti donne lo hanno fatto

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Rieccoli. Questa volta è Ilaria D’Amico a lanciare l’appello: «Sarebbe un atto di generosità enorme che consentirebbe a un’altra donna di diventare mamma. Sono sicura che se ci fosse più informazione in tante lo farebbero. Non parlare di soluzioni facili come donare una piccola cellula, un ovulo congelato che esiste già e, diversamente, non vedrebbe mai la vita genera distacco e paura».
Stiamo parlando di “donazione di gameti” che, come abbiamo sempre detto e scritto, è un controsenso che solo menti ideologicamente annebbiate possono non cogliere. Sono trascorsi due anni dall’improvvida sentenza della Consulta che ha sdoganato l’eterologa e sono due anni che i favorevoli alle pratiche di fecondazione extracorporea insistono sul fatto che, se ci fosse una campagna d’informazione adeguata, migliaia di donne si recherebbero in clinica a compiere gratuitamente questo atto d’amore. Sì, ciao, campa cavallo.

FACILE? È un problema d’informazione? È una questione di «conoscenza», come dice la D’Amico, già testimonial per il “sì” al referendum del 2005 sulla legge 40? Non scherziamo. Casomai, chi, motivato dalle migliori intenzioni e senza troppi scrupoli etici, decidesse di donare i propri ovuli, scoprirebbe che questa “facile soluzione come donare una cellula” non è né “facile” né una “soluzione” (qui, e non ci dilunghiamo, trovate tutto su numeri e costi).

UN MERCATO. D’Amico e compagni dovrebbero porsi qualche sincera domanda se, dopo due anni, e con tutti i media schierati a loro sostegno, «solo una ventina di donne hanno donato i loro gameti gratuitamente». Forse dovrebbero arrendersi a grattare via dal loro mondo dorato la patina di “altruismo” con cui tendono a infiocchettarlo. Perché non lo descrivono per quello che è? Un mercato fatto di affari, soldi, contratti, compravendite. Dove funziona, funziona così. Paghi e ti do l’ovulo. Paghi e ti affitto l’utero. Paghi e ti garantisco che, in caso di “prodotto difettoso”, ricorro all’aborto. Sarebbe la descrizione di un mondo selvaggio ma, almeno, non ipocrita.

Foto Ansa

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