Arcigay esulta per le “due mamme”: «Ora un assessore dedicato in Emilia-Romagna»

Il Tribunale di Rimini riconosce come “madre” anche la donatrice di ovuli, non solo la donna che ha partorito due gemelli con l’eterologa. Gli Lgbt ricordano a Bonaccini che «questo vuole la popolazione»

«La forza del diritto sconfigge l’omofobia che col pretesto burocratico ferisce ancora molte famiglie omogenitoriali». Pretesto burocratico? Il virgolettato è di Marco Tonti, presidente Arcigay Rimini, che esultando per la sentenza dell’ennesimo Tribunale che in barba alla normativa italiana stabilisce che di mamma non ce ne è una sola, rilancia una proposta al governatore riconfermato Stefano Bonaccini. «È importante che nella prossima Giunta regionale ci sia un assessorato ai Diritti che possa aiutare a superare questi ostacoli burocratici che funestano la vita di migliaia di cittadini e cittadine della regione. Le ultime elezioni hanno detto che questo vuole la popolazione, e una Regione come la nostra ha le carte in regola per alzare l’asticella del rispetto e dei diritti».

L’OVULO, IL GREMBO, L’ETEROLOGA

La sentenza è stata depositata il 25 gennaio scorso: il Tribunale di Rimini ha accolto il ricorso intentato da una coppia di donne dopo che l’ufficiale di Stato civile del Comune di Riccione non aveva iscritto entrambe come genitori nell’atto di nascita dei loro gemelli. L’ufficiale aveva fatto il suo lavoro: secondo la normativa la genitorialità non può essere dello stesso sesso. I registri dello stato civile, il loro contenuto, le modalità e i limiti di iscrizione e di trascrizione non dipendano dall’arbitrio, ma da una legge dello Stato. Tuttavia Giada Buldrini e Serena Galassi anni dopo aver coronato il loro desiderio di maternità nel 2013 in una clinica di Barcellona (la prima ci ha messo l’ovulo, la seconda ha partorito i bambini grazie a fecondazione eterologa e donatore di sperma anonimo) avevano deciso di presentare richiesta di riconoscimento di filiazione fuori dal matrimonio. Richiesta negata, perché riferita appunto a una coppia di due madri e non a un padre e una madre come richiesto dalla legge. Segno inequivocabile, per Tonti, dell’ostilità «a ogni forma di tutela e riconoscimento dei diritti e delle persone Lgbt» da parte del Comune di Riccione.

I PRECEDENTI CHE SPIANANO L’ORDINAMENTO

Facendo ricorso al Tribunale nel novembre 2018, l’avvocato della coppia, Katia Buldrini, aveva fatto esplicito riferimento alle modifiche all’ordinamento già avvenute a colpi di pronunce dei giudici: «Ci sono stati casi in cui la Cassazione ha riconosciuto l’adozione del figliastro la cosiddetta step child adoption e la trascrizione di nascite avvenute all’estero, non capisco perché non dovrebbe esprimersi in maniera favorevole anche in questo caso». Perché, in sostanza, discriminare questi due gemelli, nati in Italia, e le due donne soprattutto dopo il buon esito delle trascrizioni dei figli di due mamme avvenute a Torino, Roma, Bologna e Milano?

IL RICATTO DI «ILLEGITTIMA DISCRIMINAZIONE»

Il “caso” delle due donne, che si erano già raccontate nel corso della trasmissione “Sconosciuti” in prima serata su Rai Tre nel 2016, trova sponda nel Tribunale di Rimini che nove mesi dopo l’udienza («segno della particolare delicatezza della materia trattata») ha deposito una sentenza che in 11 pagine provvede a ribaltare la situazione e colmare quello che l’Anagrafe ha definito «un vuoto normativo, non diversamente sanabile». «Sono contenta – ha ribadito l’avvocatoscrive il Resto del Carlino -. La sentenza del tribunale è dettagliata e coglie aspetti importanti. Tra questi il fatto che le due mamme fin da principio hanno deciso assieme un percorso, procedendo con la procreazione assistita. Il rifiuto del Comune di Riccione si risolverebbe in una illegittima discriminazione dei minori in ragione del loro luogo di nascita, essendo venuti al mondo a Rimini. Viene quindi ribadito l’interesse dei minori, e sancito il fatto che le coppie omogenitoriali hanno gli stessi diritti delle altre coppie».

DUE MAMME, NESSUN «ORFANO DI PADRE»

Pertanto anche Giada Buldrini sarà madre dei due gemelli che della sentenza, racconta la donna, ridono «perché per loro una cosa ovvia. Fino ad oggi in tanti atti e documenti fatti dal comune all’Inps, veniva scritto che i bambini erano orfani di padre. Diveniva difficile anche procedere per semplici assegni famigliari, ad esempio. Ora non sarà più così anche se alcuni moduli burocratici non sono ancora pensati per due mamme. La sentenza è un grande passo».

BASTA DICHIARARE «È MIO FIGLIO»?

Verso dove? Verso la stessa direzione presa da altri sindaci, comuni e tribunali, rendere carta straccia la specifica identità giuridica della famiglia, così come viene definita dalla Costituzione, decidere che un divieto normativo, semplicemente, non vale più. Le norme per tutelare bambini registrati con due mamme anziché con un solo genitore biologico, nonché i figli dell’eterologa (malgrado la legge 40 la vieti ai single e alle coppie dello stesso sesso in quanto accessibile unicamente alle coppie che si trovino in situazioni di sterilità comprovata di uno o entrambi i partner e non si possa disporre di propri gameti competenti), già esistono; unico beneficio aggiuntivo sarebbe la possibilità di vantare diritti successori anche nei confronti del genitore non biologico, moltissimi invece i rischi di abuso nell’attribuire prevalenza alle dichiarazioni rispetto alla realtà fattuale: basta dichiarare “è mio figlio” tornando dall’estero con un bambino in braccio? Pretestuosa non è la burocrazia ma la rivendicazione dell’espansione dei diritti soggettivi nel nome dei bambini che la legge dovrebbe tutelare. Anche dai desideri degli adulti.

DI CASO IN CASO I DESIDERI DIVENTANO DIRITTI

Esprimendosi sul caso di Giulia Garofalo Geymonat, “madre intenzionale” che ha chiesto di essere iscritta nel suo certificato di nascita insieme alla coniuge americana Denise Rinehart, “madre gestazionale”, la Corte Costituzionale ha ribadito che «[l]’esclusione dalla Pma delle coppie formate da due donne non è […] fonte di alcuna distonia e neppure di una discriminazione basata sull’orientamento sessuale». Ma grazie ai pronunciamenti di giudici e sindaci il grimaldello della discriminazione torna utilissimo per legittimare di “caso” in “caso” qualunque desiderio e possibilità offerta dalla scienza. Le famigerate “carte giuste” per alzare l’asticella dei diritti.

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