La droga libera che piace tanto ai giornali può avere effetti collaterali: consultare le pagine di cronaca

Gli stessi media che ogni giorno si riempiono di crimini scatenati dagli stupefacenti si compiacciono delle scelte irresponsabili del governo in materia e di proposte di legge dettate solo da ignoranza e ideologia

Pubblichiamo la rubrica di Alfredo Mantovano contenuta nel numero di Tempi in edicola

Lunedì 20 luglio, Corriere della Sera. Tre notizie:

1) Ludovico Caiazza, 32 anni, rapinatore e assassino del gioielliere di Prati, a Roma, è condotto dal gip per la convalida del fermo; tossicodipendente, ha ucciso probabilmente sotto effetto di stupefacente, al momento dell’arresto viene trovato in possesso di metadone. Si suicida in carcere dopo qualche ora.

2) Lamberto Lucaccioni, 16 anni da Città di Castello, ha assunto – per la prima volta in vita sua – una pastiglia di ecstasy spacciata da un conoscente diciannovenne prima di entrare in discoteca a Riccione. Il cuore non regge, muore dopo qualche ora.

3) G. M., 22 anni, alle 4 del mattino entra in casa della madre a Milano e la aggredisce con una tale violenza che deve intervenire la Polizia; portato in Questura, si getta dalla finestra e muore, mentre nella sua stanza sono trovati 70 grammi di marijuana.

Le notizie sono una a fianco all’altra alle pagine 20 e 21: non sono un’eccezione sui quotidiani; sarebbe fuori luogo stabilire un rapporto causa-effetto fra la pessima controriforma della legge sulla droga decisa nella primavera del 2014, e ciascuna delle vicende ricordate, pur se la percezione è di una netta intensificazione. È però fuori discussione che un anno fa governo e parlamento hanno posto le condizioni per moltiplicare casi del genere: le tragedie legate alle droghe non conoscono distinzioni fra “pesanti” e “leggere”, sono incrementate dalla possibilità di spacciare senza conseguenze grazie alla eliminazione dell’arresto in flagranza, sono rese più pesanti dai minori incentivi ad affrontare il recupero, sono sottovalutate nella loro portata in nome di un accecamento ideologico che ha dello stupefacente.

Nessun monitoraggio in materia
Gli stessi quotidiani che davano puntuale notizia di quei fatti nelle medesime ore rilanciavano con compiaciuta evidenza la proposta firmata da 218 parlamentari di legalizzare lo spaccio delle droghe “leggere”. Nulla di nuovo: gli argomenti a sostegno dell’iniziativa hanno almeno 40 anni; la novità sul piano politico è che il parlamento si trova oggi nelle condizioni di approvare quel testo, aggravando il disastro realizzato un anno fa, in un contesto di distruzione di quel poco che ancora regge sul piano normativo.

cannabis-liberalizzazione-ansaDa marzo 2014 a oggi, oltre alla droga, su impulso del governo in e col sostegno della maggioranza sono stati approvati il divorzio breve, si è scelto di non dare alcuna risposta legislativa alle sentenze della Consulta su eterologa e selezione genetica pre-impianto, si è andati avanti col gender a scuola e si è prossimi all’introduzione di matrimonio e adozione gay. La novità sul piano culturale è che ciascuna di queste modifiche passa, dentro e fuori il parlamento, senza una discussione approfondita e senza un esame dell’impatto che può avere; anzi, se qualcuno solleva obiezioni, per quanto fondate, corre dei rischi: il Dipartimento antidroga della Presidenza del Consiglio è stato smantellato perché “reo” di aver portato dati e argomenti a sostegno degli effetti positivi della legislazione precedente, col risultato che oggi in Italia, oltre a esserci tossicodipendenti che uccidono e che si uccidono con maggiori possibilità operative rispetto al passato, non esiste nemmeno una realtà istituzionale centrale che operi un serio monitoraggio in materia.

Nel Mondo nuovo di Huxley i dubbi e i ragionamenti critici verso un sistema ostile alla famiglia e alla filiazione naturale trovava risposta nell’uso del “soma”, la droga per far stare tranquilli. Quanti oggi impongono, votano o anche solo condividono mediaticamente certe leggi si sforzano di presentare una prospettiva del genere come allettante; ci permettiamo di ricordare che fra vivere tranquilli e vivere da ebeti vi è qualche differenza: non è il caso di attendere per coglierla quando un figlio muore in discoteca per una pasticca, o quando un trentenne, dopo aver stroncato la vita di un onesto lavoratore, pone fine anche alla sua. La prospettiva della tranquillità impone di pensarci prima.

Foto manifestazione pro cannabis libera: Ansa