Droga, coppie gay, figli in provetta… In appena dieci anni abbiamo perso completamente di vista la realtà

Non è passato molto tempo da quando l’Italia varava norme sagge sulla fecondazione assistita e sugli stupefacenti e resisteva a novità disgregatrici per la famiglia e la libertà di educazione

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

C’è stato un momento nel quale il senso di realtà aveva ricominciato a trovare eco nelle scelte politiche. Sono trascorsi appena una decina di anni da quando il Parlamento italiano varava norme sagge sulla fecondazione artificiale, approvava una riforma equilibrata sugli stupefacenti e resisteva a novità disgregatrici per la famiglia e la libertà di educazione. Il governo contrastava l’imposizione europea di estromettere il Crocifisso dai luoghi pubblici, collaborava nelle missioni internazionali più delicate, aveva un ruolo-guida sull’immigrazione nel Mediterraneo.

L’approvazione alla Camera, martedì scorso con voto di fiducia, del decreto-legge sulla droga, che sarà seguita a breve dalla conversione in legge al Senato, è il primo segno tangibile che quei tempi sono finiti. La rivincita dell’ideologia post-sessantottina punta subito ad altri obiettivi: l’ulteriore scardinamento della famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna, col divorzio sprint in discussione alla Camera; la sostanziale equiparazione al matrimonio dell’unione civile, anche fra persone dello stesso sesso, in discussione al Senato; il ricorso alla fecondazione eterologa, reso possibile dalla Consulta, che consentirà a queste unioni di “avere figli”; infine il ddl Scalfarotto, per stroncare penalmente chi su tutto ciò osi sollevare obiezioni.

Non è inutile interrogarsi sul come è stato possibile conseguire quei risultati, e sul perché poi non sono stati adeguatamente difesi: e ciò al netto dei tradimenti, dell’insipienza e dell’ignavia di singoli, che pure non sono mancati. È che alla buona legge si arriva se preceduti e accompagnati da una seria elaborazione culturale, dalla paziente raccolta di tutte le forze in campo e dalla disponibilità ad affrontare l’oltraggio mediatico. È ciò che manca oggi, e va recuperato senza ritardo.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •