La differenza tra Mosul e Aleppo secondo la propaganda occidentale

La copertura delle due strazianti campagne militari in Iraq e in Siria dimostra che l’informazione distorta non è solo quella dei nostri “nemici”

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola da oggi, giovedì 19 ottobre (vai alla pagina degli abbonamenti)

La propaganda di guerra non è una prerogativa di Putin, di Erdogan o della Corea del Nord, come i grandi media occidentali vorrebbero far credere. Basta fare un raffronto fra la chiave di lettura che caratterizza la copertura informativa della straziante campagna militare di Aleppo e quella relativa all’appena iniziata offensiva irachena su Mosul.

Nel secondo caso, a motori dei tank e dei caccia appena accesi, le agenzie di stampa si sono premurate di farci sapere che l’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell’Onu è molto preoccupato perché i civili che vivono nelle aree sotto il controllo del califfato sono stati trasformati in scudi umani. Il pubblico è avvisato: se ci saranno vittime fra i civili di Mosul e dintorni – e ce ne saranno purtroppo verosimilmente tante –, sarà soprattutto per colpa dei diavoli jihadisti che li hanno trattenuti sul posto per creare imbarazzo alla coalizione che ha l’obiettivo di spazzare via la provincia irachena del califfato.

Invece, per quanto riguarda l’assedio di Aleppo est, lì l’orrore è rappresentato dai bombardamenti dell’aviazione russo-siriana, che falciano vite di civili mentre vorrebbero centrare le posizioni dei ribelli. Anche nel caso di Aleppo l’Onu aveva lanciato l’allarme sui civili trasformati in ostaggi di fatto dei gruppi armati che difendono accanitamente le loro posizioni nella città del nord siriano, ma in questo caso i media occidentali denunciano solo l’indisponibilità di Damasco e di Mosca a sospendere le operazioni militari.

Eppure le situazioni delle due città sono analoghe. Ma c’è una fondamentale differenza: a Mosul a bombardare zone densamente popolate di civili è una coalizione filo-occidentale, ad Aleppo i nostri amici sono i ribelli. Due pesi e due misure.

Foto Ansa

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