Datagate. Luttwak: «Merkel intercettata dagli Usa? Nessuno shock, la cancelliera sapeva da mesi»

Il politologo a tempi.it: «L’indignazione dei politici europei è una recita. Più seria per Obama la reazione degli americani alla violazione della propria privacy»

«Lo spionaggio è un reato e chi lo pratica deve risponderne davanti alla giustizia». Una battuta del ministro dell’Interno tedesco Hans-Peter Friedrich sulle intercettazioni di Angela Merkel da parte delle spie americane dell’Nsa ha suscitato le illazioni dei media: i rapporti fra la cancelliera tedesca e Barack Obama si sarebbero irrimediabilmente deteriorati. A non credere ai risvolti drammatici della vicenda spionistica sulla quale hanno titolato in questi molti quotidiani italiani, è il politologo Edward N. Luttwak. «Non c’è stato nessuno shock, tanto meno per la Merkel», spiega l’intellettuale conservatore a tempi.it. «La cancelliera tedesca è stata informata mesi fa di quanto fosse stato pervasivo lo spionaggio nei suoi confronti. Gli unici risultati delle rivelazioni di Snowden saranno una legge più stringente sulla privacy e un taglio drastico al bilancio dell’Nsa».

Dopo la rivelazione delle attività spionistiche, il legame fra america e Germania non si è deteriorato?
I politici europei hanno accolto la notizia dello spionaggio americano con una scrollata di spalle. Ora devono mostrarsi indignati perché quelle informazioni trapelano sui media. Ma è una recita. Anche i francesi si sa che hanno usato lo spionaggio disinvoltamente, addirittura per questioni economiche, cercando di favorire proprie aziende. Di ciò non vi è traccia in quello che hanno fatto gli americani per tutelare la sicurezza degli Stati Uniti.

Come andrà avanti la vicenda Prism-Snowden?
Con il rilascio di altre informazioni. Questa storia è stata scandita da tre fasi che i governi alleati hanno seguito passo dopo passo. Nella prima fase gli Stati Uniti hanno reso noti ai propri alleati il materiale sottratto da Snowden all’Nsa che li riguarda, materiale che non è stato reso pubblico subito. La seconda fase è quella della pubblicazione, che va avanti ancora oggi. La terza è la fase della reazione dei governi: quella della indignazione. La faccenda assume toni più seri, per il presidente Obama, sul suolo americano. E non ha nulla a che fare con l’aver spiato governi stranieri per la sicurezza degli Stati Uniti. Il problema per Obama è la reazione dei cittadini americani alla violazione della propria privacy.

Qual è stata la reazione?
Negli Stati Uniti queste intrusioni non sono accettate come in altri paesi. La riservatezza dei dati è un principio sancito dalla Costituzione e difeso da tutti gli americani. C’è stata una grande reazione negativa per quella che è una distruzione completa della privacy a opera di aziende come Facebook, Google, gestite dall’Nsa. Il problema non sono tanto i dati raccolti da queste aziende, ma la fusione dei vari dati presi dalla navigazione su internet, con quelli bancari, delle carta di credito, e così via. In questo caso, la vicenda avrà effetti considerevoli e produrrà leggi severe per tutelare i cittadini americani. Per esempio si daranno 10 anni di prigione a chi abusa della privacy, e a chi vende i dati.

L’ultimo risultato di Snowden è far chiudere il programma Prism.
Il programma è anti-economico. La Nsa cerca aghi in un pagliaio. Ma sono talmente pochi che è inutile. Per fare un esempio, con un volume di investimenti e di risorse impiegate che dovrebbe fermare l’azione di mille terroristi, ce ne sono sì e no tre o quattro da fermare. Serve una drastica rivalutazione del budget. E il Congresso alla fine taglierà il bilancio dell’agenzia.