Le cose lette a rovescio. I casi Biden e Pell, il sottoscritto e il “lupo” di Avvenire

Somiglianze tra le accuse di abusi sessuali al probabile sfidante di Trump e l’orrore mediatico-giudiziario contro il cardinale australiano. E una replica a Gianni Gennari su papa Francesco

Joe Biden

Cronache dalla quarantena / 33

«Mi ha bloccata contro un muro in Senato, mi ha raggiunto sotto le vesti e mi ha penetrato con le dita». Anche se tengono la notizia un po’ nascosta, sono sei le donne (una di queste è la signora Tara Reade, quella che 27 anni fa sarebbe stata bloccata al muro) che accusano di sexual assault, violenza sessuale, condotte sessuali predatorie, nientemeno che Joe Biden. Già vice di Barack Obama alla Casa Bianca e ora probabile candidato democratico (sostenuto da Obama) alla Casa Bianca vs Donald Trump, dopo il ritiro di Bernie Sanders e la rinuncia di Andrew Cuomo.

Ho pensato a Biden, ennesimo accusato presso il #metoo del New York Times (la storia è apparsa sulla Bibbia dei liberal giusto domenica di Pasqua e va avanti a puntate) dopo la notizia – che mi risulta sia stata anticipata in Italia da Tempi – circa le nuove indagini per pedofilia intraprese dalla polizia australiana a partire praticamente dal giorno stesso in cui il cardinale George Pell è stato scagionato da ogni accusa di pedofilia in cattedrale dall’Alta Corte. Praticamente il giorno stesso che è stato rimesso in libertà dal carcere dove era rimasto chiuso in isolamento per oltre un anno (dei sei ai quali era stato condannato nei primi due gradi di giudizio). E probabilmente nelle stesse ore in cui «il Dreyfus dei nostri giorni» (Giuliano Ferrara) rispondeva alla richiesta di intervista da parte del giornalista Sky Andrew Bolt, grande difensore del porporato e infine autore di questa intervista:

I legali di Biden sostengono che le sei signore mentono. E approfittano della corsa alla Casa Bianca del loro assistito per provare a fare bingo neanche fosse Las Vegas. Ad occhio e croce pensiamo anche noi la stessa cosa. Non si aspettano 27 anni e quattro anni da vicepresidente alla Casa Bianca, per denunciare schifezze del genere.

Tanto più, dopo l’orrore mediatico-giudiziario della prima, pensiamo la stessa cosa della nuova inchiesta contro il cardinale George Pell. Vi pare possibile imputargli molestie che sarebbero avvenute cinquant’anni orsono? E come lo dimostri che, questo sì è uno scandalo, per la seconda volta consecutiva non stiano montando la panna acida di accuse infami, al solo scopo di calunniare la Chiesa cattolica e di scucire un sacco di soldi a un cardinale?

Ma oggi la mia cronaca sarà breve perché, giusto che siamo in tema di accuse e di riparazioni belliche, l’altro ieri, martedì 14 aprile, un autore di rubrica ha preso un grosso granchio su Avvenire, a riguardo del sottoscritto e di questo giornale. Mi tocca dunque una replica al Lupus che mi viene dattorno con fare manzoniano, «scende da’ suoi monti, dove non c’è che neve… dimenando la coda spelacchiata». Accusandomi nientemeno (per questo mio articolo) di fraintendimento «forzato» e «in modo ostile contro papa Francesco».

Certo, se uno legge tutto al rovescio e con malevolo retro pensiero cosa vuoi dirgli? Ok, iscriviti alla inquisizione spagnola e vienimi a torturare. Ma siccome la malevolenza del lupo di Avvenire è molto speciale, è malevolenza pura, senza peccato, devotissima alla Sacra Scrittura, ecco che dopo avermi fatto più insolente di Rai 1 (la quale è colpevole solo di aver «frainteso» mentre Amicone è proprio un reprobo, ha «forzato in modo ostile» e pure «fintamente magnanimo» nei confronti del Papa) mi insulta violentemente di aver falsificato pure il Vangelo. Addirittura. E chi sono io, un adepto di Scientology?

Dunque, io ho scritto che Gesù Cristo in croce (e similmente, così mi è piaciuto immedesimarmi, anche il Vicario di Gesù Cristo sulla terra dato che non mi sembra ostile e fintamente magnanimo assimilare il Papa a Cristo in croce in questi giorni di tragedia planetaria) gridò: «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato» e, narrano i testimoni, «detto questo spirò». Tutto scandalizzato, mettendomi all’Indice, mi investe il lupo malevolo e spelacchiato: «Per lui [Amicone, ndr] andò proprio così! E invece Gesù non “spirò… detto questo”, ma dopo aver aggiunto “nelle tue mani affido il soffio della mia vita”!». 

Ma questo è esattamente il Vangelo forzato, fintamente magnanimo e ostile a un Papa che sempre denuncia le ipocrisie. Ed è tutte queste belle cose insieme perché, punto 1, quello che dice il lupo per attaccarmi («nelle tue mani affido il soffio della mia vita») si avvicina alla versione del Vangelo di Luca ma non è nemmeno il «tutto è compiuto! E, chinato il capo, spirò» del Vangelo di Giovanni; e perché, punto 2, pur andando io a memoria, verificate un po’ se non è vero che in quella cronaca sono stato pienamente aderente ai vangeli di Marco e Matteo. Cito la Sacra Bibbia nella traduzione della Conferenza episcopale italiana, società editrice Torino, 1993, prima edizione (non so se il Lupo ha una sua traduzione originalissima), Marco 15, 34-37 (ma anche Matteo è come Marco): «Alle tre Gesù gridò forte… Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Poi testimoni soldati commentano, gli danno da bere aceto, lo insultano, «ma Gesù dando un forte grido spirò».

Mi spiace per l’amico Avvenire, ma prima di dare di antipapa – forzato, finto magnanimo – a me, si guardi bene dal suo “lupus in pagina” Gianni Gennari.

Foto Ansa