Corte Suprema. Trump può nominare il nuovo giudice anche se perde

Tutto quello che c’è da sapere sui tempi e i modi in cui il presidente repubblicano potrebbe cambiare radicalmente il più alto tribunale del paese

La morte il 18 settembre del giudice della Corte Suprema americana Ruth Bader Ginsburg (87 anni) ha aperto a Donald Trump la strada per la terza nomina nel più alto tribunale del paese della sua presidenza, dopo Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh. Il presidente, a un mese e mezzo dalle elezioni, potrebbe sostituire l’icona liberal con un nuovo magistrato conservatore, spostando così ancora di più gli equilibri in seno al massimo organo giudiziario del paese e galvanizzando il suo elettorato, confermandosi il presidente più pro life della storia americana.

IL PERCORSO DECISIONALE

Il tycoon, tra le proteste dei democratici, ha già dichiarato che procederà «senza indugio» a presentare un candidato e cioè senza aspettare che sia il presidente che uscirà vincitore dalle prossime elezioni del 3 novembre a farlo. Entro la fine della settimana, dunque, Trump annuncerà la sua scelta e, tra i nomi più papabili, i giornali americani fanno quelli di tre donne attualmente giudici della Corte d’appello federale: Amy Coney Barrett, Barbara Lagoa e Allison Jones Rushing. Tutte e tre di chiara fede conservatrice.

Una volta che Trump selezionerà il candidato, questo sarà valutato dalla commissione Giustizia del Senato e poi, in caso di approvazione, dovrà essere votato dall’aula. Per ottenere la nomina, il candidato deve ottenere la maggioranza dei voti e attualmente i numeri sono dalla parte del presidente: il Senato è infatti controllato dal Partito repubblicano con 53 membri contro i 47 democratici.

IL PRECEDENTE CON OBAMA

Il fattore tempo è fondamentale. Quando il presidente annuncerà il nome prescelto, toccherà al capo della commissione, il senatore repubblicano Lindsey Graham, decidere quando fare iniziare i lavori di valutazione del candidato. Graham ha già assicurato che garantirà «qualunque sforzo perché il processo vada avanti» a tappe spedite e le udienze potrebbero svolgersi a ottobre.

A questo punto, è fondamentale capire che cosa farà il leader della maggioranza in Senato, il repubblicano Mitch McConnell. Nel febbraio 2016, poco dopo la morte del giudice conservatore Antonin Scalia, McConnell disse che il Senato non avrebbe votato un candidato scelto dall’allora presidente Barack Obama, ma che avrebbe atteso la nomina del vincitore delle elezioni dell’8 novembre. Obama nominò Merrick Garland, ma il Senato non esaminò mai la sua candidatura.

IL RISCHIO PAREGGIO E IL RUOLO DI PENCE

Ora, a parti invertite, i democratici hanno chiesto a McConnell di mantenere la stessa linea di condotta, ma lui li ha gelati: «Il candidato del presidente sarà votato dal Senato» dal momento che rispetto al 2016 presidente e maggioranza del Senato appartengono allo stesso partito.

Due senatrici repubblicane hanno però già dichiarato che non voteranno alcun candidato prima di sapere il risultato delle elezioni. Inoltre, Mitt Romney e Chuck Grassley si sono espressi in passato contro Trump e la possibilità di nominare un altro giudice a poche settimane dal voto presidenziale. I repubblicani possono permettersi di perdere però ancora un senatore: in caso di pareggio (50-50), infatti, il vicepresidente Mike Pence potrebbe intervenire e confermare la nomina.

TRUMP PUÒ AVERE UN GIUDICE ANCHE SE PERDE

Come detto, però, il tempo è poco. Di solito, scrive l’Associated Press, ci vogliono 70 giorni per nominare un nuovo giudice. In questo ce ne sono a disposizione poco più di 40, ma non esistono regolamenti a riguardo. Trump inoltre potrebbe di fatto vedere eletto il proprio candidato dopo il 3 novembre anche in caso di sconfitta. Se infatti la nomina del tycoon passasse l’esame della commissione a ottobre, i repubblicani potrebbero approvare il candidato durante la consueta sessione che si tiene dopo le elezioni e prima che il nuovo Congresso si insedi, il 3 gennaio. A prescindere dal nuovo presidente, i repubblicani dovrebbero avere ancora il controllo del Senato.

Il candidato democratico, Joe Biden, ha già accusato preventivamente Trump di «abuso di potere», temendo che metta in pratica i suoi piani. La speaker democratica della Camera, Nancy Pelosi, ha affermato anche che procederà nuovamente con una richiesta di impeachment, se ciò dovesse avvenire. Al di là delle paure degli esponenti liberal, non c’è niente di illegale o improprio nell’eventualità di una nomina da parte di Trump. E per quanto ostruzionismo possano fare i democratici, la scelta spetterà ai repubblicani in Senato.

Foto Ansa