Coronavirus. Si può scendere in battaglia anche restando a casa

Così il popolo in quarantena si sta mobilitando attraverso le donazioni agli ospedali in prima linea nella lotta al Covid-19. Ecco gli strumenti per lanciare una campagna

Fondazione Italia per il dono contro il coronavirus

«L’emergenza coronavirus ha anche un aspetto positivo». C’è qualcuno in Italia che può dirlo con cognizione di causa, senza dover promettere alla cieca che #andràtuttobene. L’«aspetto positivo» dell’emergenza coronavirus è che «la gente si sta mobilitando, pur essendo costretta a non muoversi da casa. La gente si mobilita donando, ma anche promuovendo la donazione, per aiutare gli ospedali e altri enti in prima linea nella lotta al Covid-19». 

A parlare in questi termini è Bernardino Casadei, figura di riferimento per tutto il terzo settore italiano e internazionale. Da alcuni anni Casadei ha sviluppato una vera e propria teoria economica basata sulla “cultura del dono”, nella convinzione che questa dinamica massimamente libera e gratuita – dunque incomprensibile per la nostra società ultraindividualista – possa davvero essere la leva che risolleverà il mondo dalla spirale di un declino che sembra essere inarrestabile. A maggior ragione in tempi di pandemia. Una visione che ha illustrato per filo e per segno in questa intervista a Tempi.  

L’ARMA DEL DONO

Studioso di Augusto Del Noce e a lungo collaboratore della Fondazione Cariplo, Casadei è l’uomo che ha sviluppato nel nostro paese le fondazioni di comunità, e un paio d’anni fa ha dato l’input per la nascita della Fondazione Italia per il Dono. Principio guida delle sue imprese è sempre stato il concetto, da lui importato dagli Stati Uniti, di “intermediazione filantropica”. Che sarebbe appunto, per così dire, la cassetta degli attrezzi dei coltivatori del dono.

E torniamo all’emergenza coronavirus. «Anche chi è costretto a restare a casa per non diffondere il contagio», riprende il filo Casadei, «può contribuire alla battaglia utilizzando l’arma del dono a favore degli ospedali e di altre realtà. Così il tuo dono – tuo e quello del tuo patrimonio di rapporti – può diventare un modo per affermare quello che ti sta a cuore e la tua cittadinanza».

NESSUNA “MANCIA”

A proposito di intermediazione filantropica, la Fondazione Italia per il Dono è finita sotto i riflettori della grande stampa per via di una piccola polemica scoppiata nei giorni scorsi intorno ai “prelievi” sulle donazioni, cioè trattenute quelle previste da quasi tutte le piattaforme che offrono servizi di raccolta fondi, a mo’ di mancia per il servizio reso. Può essere sgradito, in effetti, apprendere a sorpresa che una percentuale dell’offerta versata a favore della causa è finita nelle tasche dell’elemosiniere (si tratta di quote che possono arrivare al 10 per cento della donazione). 

A differenza di molti altri, invece, la Fondazione Italia per il Dono opera senza costi bancari e per le raccolte a favore degli ospedali rinuncia alla sua commissione del 2 per cento, mettendo a disposizione di qualunque cittadino o comunità di cittadini – famiglia, parrocchia, condominio, comitato di quartiere o gruppo “social2 che sia – tutti gli strumenti delle fondazioni senza la necessità di crearne una. Così, sottolinea mille volte Casadei, le persone si liberano da una marea di adempimenti che fanno passare la voglia, e possono dedicarsi totalmente a «creare campagne di dono o a condividere campagne già esistenti». Non solo a favore di Onlus e terzo settore.

L’IMPORTANTE È MOBILITARSI

In più, le donazioni che passano attraverso la Fondazione Italia per il Dono sono detraibili e deducibili, e il loro utilizzo su richiesta dei promotori può essere interamente rendicontato. A livello operativo, spiega Casadei, «noi possiamo fare arrivare le donazioni agli ospedali in diversi modi: versando direttamente i soldi raccolti, pagando per conto loro le fatture, oppure facendo acquisti di macchinari o altro materiale e recapitando il tutto a loro. Una strada, quest’ultima, che può essere molto interessante in tempi di emergenza: in tema di capacità di spesa i vincoli burocratici possono ostacolare non poco il lavoro di un ospedale o di un ente pubblico».

COME ORIENTARSI TRA LE INIZIATIVE

«Però ci tengo a sottolineare un’altra cosa», precisa Casadei: «Io non voglio mettermi in concorrenza con le altre piattaforme. A me, a noi, interessa che le persone si mobilitino per donare. Se preferiscono farlo attraverso altri strumenti, ben venga». In effetti sono letteralmente una miriade le raccolte fondi a favore di medici e ospedali avviate spontaneamente “dal basso” o promosse dalle istituzioni. Un aiuto a mettere un po’ d’ordine tra campagne attive e strumenti utilizzabili è la pagina approntata da Italia non profit in cui sono elencate tutte le raccolte fondi i cui proventi sono versati direttamente ai conti correnti delle strutture sanitarie destinatarie. Sempre Italia non profit ha messo in fila inoltre in un’altra pagina del suo portale le «aziende, fondazioni e privati che stanno supportando l’emergenza del coronavirus» e «come stanno destinando i finanziamenti». Un bel prontuario per mobilitarsi restando a casa. Non hashtag, ma opere di bene. O meglio doni.