Christina, la bambina cristiana irachena rapita dallo Stato Islamico e finita nell’harem di un leader jihadista afghano

«Non sappiamo perché abbiamo preso nostra figlia, ma queste non sono persone, non hanno alcuna religione, credo, onore». La piccola ha solo tre anni

Iraq-rifugiati dohukTratto dal blog Erebmedioriente Strappata alla sua famiglia a soli tre anni di età per soddisfare le voglie di un anziano leader jihadista afghano. È la storia di Christina, bambina irachena originaria di Ankawa sequestrata dallo Stato islamico lo scorso 22 agosto davanti agli occhi dei suoi genitori. Intervistati dal quotidiano Mcn Direct i genitori della piccola, rifugiati ad Erbil, raccontano il sequestro della loro bambina.

“Eravamo nella nostra casa di Marhaba Hall  quando intorno alle nove del mattino del 22 agosto, un venerdì, sentiamo bussare vigorosamente alla porta”, afferma Aida Hanna, madre di Christina. “Quando abbiamo aperto – continua – abbiamo visto altre famiglie cristiane della nostra zona salire su dei camion, spinti da alcuni uomini barbuti dello Stato islamico”. La donna piange e descrive con minuzia di particolare il momento in cui anche alla sua famiglia è toccato lasciare tutto per essere deportati fuori dalla loro città: “Un giovane uomo ci ha ordinato di prendere il nostro bagaglio subito, perché non potevamo far attendere il camion diretto ad Erbil. Una volta a bordo ci siamo diretti a un ambulatorio situato vicino alla moschea dove dovevamo sottoporci ad una visita medica. C’erano decine di cristiani deportati dal altre regioni in attesa del loro turno di visita sul piazzale antistante all’edificio, sorvegliati da otto uomini dello Stato islamico, fra cui un anziano con una folta barba che indossava un abito afghano. A un certo punto uno degli uomini viene verso di noi dopo aver parlato con l’anziano e strappa mia figlia dalle mie braccia, affermando che doveva essere visitata, ma poco dopo la consegnata all’afghano. Io l’ho implorato di non portarmi via mia figlia a causa della sua giovanissima età, ma il miliziano mi ha allontanato spingendomi nell’auto e senza parlarmi mi ha portato via Christina”. Il padre della bambina sottolinea piangendo: “Non sappiamo perché abbiamo preso nostra figlia, ma queste non sono persone, non hanno alcuna religione, credo, onore”.

La vicenda di Christina è solo uno dei tanti casi di rapimenti e persecuzioni avvenuti in questi mesi nelle città cristiane conquistate dallo Stato islamico.  Il 7 agosto l’Is ha conquistato la città di Qaraqosh, nel distretto di Hamdaniya (Ninive), dove vivono circa 50 mila cristiani, che come a Mosul hanno subito deportazione, saccheggi e violenze. Il 17 settembre i Peshmerga curdi hanno ripreso parte dei villaggi intorno a Qaraqosh costringendo gli jihadisti a rilasciare 150 persone, ma ormai la maggioranza degli abitanti è fuggita in Kurdistan. Si stima che nella zona, un tempo a quasi totale maggioranza cristiana, vivano ancora 50 persone.