Siria. Cosa c’è peggio del regime di Assad? «La dittatura islamica dei ribelli». Storia di Jarra e Mohammed

I due siriani di Raqqa, che hanno combattuto contro Assad, ora ammettono: i suoi nemici terroristi sono più spietati di lui. «Chiunque sia liberale o non abbastanza islamico lo arrestano»

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Incappucciato, legato, portato in una base di Al Qaeda e torturato per 33 giorni: «Mi davano anche 70 frustate al giorno». Eppure Mohammed è un ingegnere di 50 anni che nel 2011 si era unito alle proteste contro il regime di Bashar Al Assad per una Siria democratica. E proprio per questo lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil) l’ha imprigionato: «Per loro la Siria deve diventare un califfato islamico».

AL QAEDA PEGGIO DI ASSAD. Quando la città di Raqqa, che oggi è a tutti gli effetti un emirato islamico, è caduta nelle mani dei ribelli, Mohammed ha creato insieme ad altre persone un consiglio che gestisse l’ordine nella provincia, non più governata dagli uomini di Assad. Allora non pensava che la dittatura dei terroristi islamici fosse peggiore di quella che combatteva, ma insieme ad altre sei persone se ne accorse quando il 9 luglio 2013, primo giorno di Ramadan, fu catturato dai guerriglieri dell’Isil e portato nel loro covo a Raqqa.

«ARRESTATO PERCHÉ NON ISLAMICO». «Qui mi hanno torturato ogni giorno per 33 giorni», racconta alla Bbc. Una volta liberato, dopo essere stato minacciato di morte, è scappato in Turchia, dove vive ora. «Ci hanno rubato la rivoluzione – continua – questi gruppi estremisti non sono siriani, vengono da fuori, e vogliono imporci la loro ideologia. L’Isil mi ha arrestato solo perché non ero musulmano e volevo che la Siria continuasse ad essere uno Stato laico come lo è oggi». Ma i terroristi islamici vogliono trasformare il paese in un califfato islamico e Mohammed, «considerato un infedele», ne ha pagato le conseguenze.

LA LIBERTÀ DEGLI ISLAMISTI. «Mi hanno torturato come avrebbero fatto gli uomini di Assad. L’interpretazione rigida dell’islam che vogliono imporci qui non è accettata neanche dai musulmani». Mohammed racconta di come due suoi amici sono stati uccisi solo perché alawiti, la setta a cui appartiene Assad, altri solo perché si sono rifiutati di vendere alimenti ai guerriglieri a prezzi scontati. «Uno di questi mercanti veniva torturato così duramente, che abbiamo chiesto ai terroristi di punire noi in cambio e loro ci hanno dato 70 frustate al giorno per non toccare lui». La cosa triste, aggiunge Mohammed, «è che a farmi tutto questo non erano i soldati di Assad ma gli uomini che dicono di combattere per la nostra libertà».

«SE SEI LIBERALE TI ARRESTANO». Rami Jarrah, intervistato da Reuters, ha subìto la stessa sorte di Mohammed. Anche lui vive in Turchia oggi, dopo essere stato perseguitato da Al Qaeda a Raqqa perché teneva una trasmissione radio troppo poco islamica e favorevole alla democrazia. «Vogliono imporci la loro ideologia, il regime di Assad ci ha privato della libertà di espressione e loro fanno lo stesso. Chiunque sia liberale o non abbastanza islamico lo arrestano. Ora scappiamo dagli islamisti perché puoi venire ucciso anche solo per aver detto una parola. Io sono stato accusato con questa motivazione: “Agenti occidentali a Raqqa o attivisti democratici? In termini religiosi, c’è così tanta differenza?”».

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