Caso Stamina. Il Senato approva la legge, ora Vannoni dovrà agire secondo le regole scientifiche (come tutti)

Il Senato ha approvato la legge che prevede per il metodo Stamina una sperimentazione secondo le regole scientifiche internazionali

Con l’approvazione di ieri da parte del Senato del decreto legge sulle staminali, già ritoccato dalla Camera, si chiude la fase delle opinioni e dello scontro di fazioni per fare posto a quella dei fatti. Il Parlamento, infatti, ha stanziato tre milioni per far partire a luglio una sperimentazione ufficiale per due malattie del metodo Stamina, fondazione guidata dal professore Davide Vannoni.

REGOLE INTERNAZIONALI. «Le regole di sicurezza per i pazienti nella produzione di medicinali per le terapie avanzate con cellule staminali mesenchimali» dovranno essere rispettate e a vigilare sulla procedura ci saranno l’Aifa, Agenzia nazionale del farmaco, l’Istituto superiore di sanità e il Centro nazionale trapianti. Le staminali saranno trattate, come avviene in tutto il mondo, come “farmaci” e non come “trapianti”, come chiedeva Vannoni, «in conformità alle linee guida» dettate dai regolamenti europei.

MALATI SODDISFATTI. La legge approvata per porre fine al cosiddetto caso Stamina resta una via di mezza tra le richieste di Stamina, quelle delle famiglie dei bambini che hanno cominciato le cure agli Spedali Civili di Brescia e quelle della comunità scientifica. I circa 90 pazienti, attualmente in “cura” da Vannoni, potranno portare infatti a termine il trattamento. Nonostante la comunità scientifica consideri ancora un azzardo la sperimentazione, dal momento che Stamina non ha mai pubblicato i dati del suo metodo e non ha mai rese pubbliche le cartelle cliniche dei pazienti trattati in precedenza, c’è soddisfazione anche tra i malati perché «finalmente si saprà se siamo di fronte ad una scoperta rivoluzionaria oppure ad una falsa terapia, come sospetta la comunità scientifica internazionale».

RITORNO ALLA NORMALITÀ. Come affermato anche da Elena Cattaneo, direttrice del centro di ricerca sulle cellule staminali dell’Università degli Studi di Milano, «si ritornerà all’iter normale fissato per qualsiasi proposta terapeutica da valutare attraverso una sperimentazione clinica, che deve basarsi su un’ipotesi, dati preliminari, presupposti di efficacia e spiegazioni precise. Certo, spendere tre milioni di euro per un sistema privo di scientificità, quando in Italia ci sono tantissimi ricercatori che non hanno fondi per sviluppare le loro idee, è dura da digerire, ma lo capiamo e accettiamo, vista la grande sofferenza che c’è dietro».

VANNONI CRITICA. Vannoni, dal canto suo, ha accusato il testo definitivo di «rispondere più all’interesse della comunità scientifica italiana e della burocrazia che a quello dei pazienti». Il presidente di Stamina lamenta infatti che alla sperimentazione potranno accedere solo un centinaio di pazienti, «un numero molto lontano dai 18 mila che ci hanno fatto la richiesta». Numeri gonfiati, secondo molti, ma che sono in linea con le pretese di Vannoni, che alle Iene aveva dichiarato di poter guarire circa 60 malattie gravi, per le quali oggi non esiste ancora una cura.

PAROLA AI DATI. Ora però, come dichiarato dal professore Paolo Bianco della Sapienza di Roma, «la parola passa ai protocolli, dati e risultati misurabili». E se il metodo Stamina è così miracoloso come dicono i loro promotori, «potrà essere messo a disposizione di tutta la comunità scientifica».