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Caso Marò. Capuozzo: «Abbiamo lasciato Latorre e Girone in un nuovo limbo»

agosto 27, 2015 Chiara Rizzo

A differenza del ministro Gentiloni il giornalista ritiene la recente la sentenza del Tribunale indiano «una sconfitta. Ci vorranno anni per arrivare al processo. Eppure esistono indizi di innocenza per i fucilieri»

L’India ha sospeso tutti i procedimenti giudiziari sui marò e ha fissato una sola udienza, per fare il punto della situazione, per il 16 gennaio 2016: fino ad allora, quindi, la situazione rimarrà congelata allo stato attuale, con Massimiliano Latorre in permesso in Italia per cure mediche, e Salvatore Girone in India. Lo ha deciso la corte suprema indiana, applicando la sentenza dello scorso 24 agosto del Tribunale internazionale del mare. «Una sentenza, quella di Amburgo, che in realtà ha rappresentato una sconfitta tanto per l’India quanto per l’Italia» dice a tempi.it il giornalista Toni Capuozzo, che è anche autore del libro Il segreto dei marò.

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, al contrario, ha espresso soddisfazione per la sentenza di Amburgo. Perché lei no?
Per l’India la sentenza del Tribunale del mare rappresenta una sconfitta per il fatto che è stato posto uno stop al suo iter giudiziario. Ma credo che, sotto sotto, all’India questo stop non dispiaccia, perché era da tempo in una situazione di grave disagio nel condurre questo particolare iter giudiziario. Il fatto che in tre anni e mezzo gli indiani non abbiano nemmeno emesso i capi di imputazione contro Latorre e Girone la dice lunga. Ma anche per l’Italia la sentenza di Amburgo è una sconfitta perché la richiesta presentata dal nostro paese al Tribunale del mare era di concedere subito misure temporanee di custodia cautelare diverse per i due marò, ed è stata respinta. Nella sentenza, il Tribunale spiega che «non considera appropriato prescrivere misure provvisorie» perché così «toccherebbe questioni legate al merito del caso». Il tribunale però impiegherà almeno altri tre anni prima di giudicare nel merito. Teniamo conto, infatti, che ancora va formato il collegio dei giudici internazionali che si occuperà del caso.

Cosa accadrà ai due marò?
La questione più urgente è la condizione attuale dei due fucilieri. Non è pensabile che stiano circa due anni e mezzo, tanto è il tempo minimo stimato per un giudizio, in qualcosa che è molto peggio di un limbo. Per Latorre potrebbe esserci l’obbligo di rientrare in India: penso che questa sia la questione più urgente da affrontare davanti alla corte internazionale. C’è da aggiungere che ci sono delle ambiguità della sentenza che chiede di sospendere qualsiasi iter giudiziario dei due paesi. Ora spetterà alla bravura dei due paesi muoversi in questa situazione di sospensione.

A quali ambiguità si riferisce?
Se fossi sir Daniel Bethlehem, a capo del team di legali dei due marò, porrei delle domande alla corte per capire il destino prossimo dei due fucilieri. Posto che il Tribunale ha sospeso qualsiasi procedimento giudiziario in India, cosa accadrebbe se Girone si presentasse un giorno ad un valico di frontiera? Avrebbe l’India la podestà giudiziaria di bloccarlo? O avrebbe forse la podestà di pretendere un rientro di Latorre dall’Italia?

Nel suo libro lei si dichiara apertamente convinto dell’innocenza dei due fucilieri. Su cosa si fonda questa convinzione?
Credo che esistono più elementi a favore dell’innocenza che non della colpevolezza. Anzitutto Latorre e Girone stessi si sono sempre proclamati innocenti e mai hanno cambiato versione. Non si tratta di due bambini che direbbero “io non l’ho fatto” mentendo: ho avuto modo di conoscere personalmente Latorre nel 2006 in Afghanistan, dove mi ha fatto da scorta. Ho un “pregiudizio positivo” di partenza nei suoi confronti. Credo a quanto i due marò dicono sin dall’inizio e credo che gli elementi probatori a favore della loro innocenza siano più robusti. In fin dei conti, l’India non è stata in grado di arrivare nemmeno al charge sheet, il rinvio a giudizio, perché l’impianto accusatorio è basato su testimonianze acconciate e perché l’autopsia non è stata svolta alla presenza di un rappresentante della difesa.

In particolare quali indizi, secondo lei, scagionerebbero i marò?
Diversi, a partire dalla collocazione oraria dell’incidente, che è diversa a seconda dei testimoni. L’armatore della Erica Lexie aveva dichiarato di avere subìto l’attacco dei pirati alle 21.20 (ora indiana) del 14 febbraio 2012, e non alle 16.30 del 15 febbraio. Tra l’incidente alla Erica Lexie e l’incidente ai due pescatori al largo delle coste del Kerala sono passate più di 15 ore, moltissimo tempo in cui può essere accaduto di tutto. Ma ci sono molti altri elementi che non tornano, ad esempio la velocità dei due mezzi. La petroliera Erica Lexie viaggiava a 13 nodi, e il peschereccio su cui viaggiavano i due pescatori morti non andava a più di 8: come fa allora il peschereccio ad essere rimasto in rotta di collisione con la Erica Lexie per più di 20 minuti, come sosterrebbe la versione ufficiale? Ma tutti questi elementi di merito nel processo ai due marò purtroppo dovranno essere discussi tra più di tre anni, dato che è stata fatta la scelta di affidarsi soprattutto al diritto internazionale, anziché affrontare la questione di innocenza dei due marò. A mio avviso, infatti, si sarebbe dovuta sottolineare l’innocenza di Latorre e Girone, difendendoli dalle accuse di colpevolezza e senza per questo inchinarsi al desiderata dell’India di processarli. Si poteva cioè dire, come sono convinto, che i due marò sono innocenti e che non spetta all’India giudicarli. Finora invece l’Italia ha scelto di battersi solo su quest’ultimo aspetto.

Foto Ansa


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10 Commenti

  1. Sebastiano says:

    “…Il fatto che in tre anni e mezzo gli indiani non abbiano nemmeno emesso i capi di imputazione contro Latorre e Girone la dice lunga…In fin dei conti, l’India non è stata in grado di arrivare nemmeno al charge sheet, il rinvio a giudizio…”

    In Italia invece c’è chi li ha già processati, condannati e magari vorrebbe persino applicare la sentenza.

    Prima domanda: riuscite a indovinare chi sono?

    Seconda domanda: se i marò un giorno venissero riconosciuti innocenti, quanti di coloro che per tre anni gli hanno buttato cacca addosso chiederanno loro scusa?

    Ricchi premi e cotillons a chi indovina…

    • SUSANNA ROLLI says:

      Io ho indovinato!, infatti avrei scritto che se in India ci fossero stati dietro le sbarre certi politici che penso io -o parenti e/o amici- il caso Marò si sarebbe estinto in fretta….Credo che la maggio parte degli italiani abbia il fegato da controllare (palpabile ed ingrossato), da ecografia! Quanto rideranno di noi!!!!

      • Sebastiano says:

        Susanna, non hai risposto alle mie domande. Niente premio.

        • SUSANNA ROLLI says:

          Sebastiano, abbi pazienza!! io ci ho messo nome e cognome, lasciami essere un poco vigliacca, ogni tanto! Già l’altra sera uno dei miei figli mi ha detto che presto verranno per farmi fuori!!, sono un essere umano anche io!!, con pregi e difetti..Dai, fai finta che ti ho risposto giusto, cerca di leggermi nella mente, se no a forza di dire sempre la verità va a finire che mi ritrovo la gestapo (quella di sinistra, però) in casa!

          • Sebastiano says:

            Vabbè Susanna, ti vengo incontro e rispondo io.

            alla prima domanda: “In Italia invece c’è chi li ha già processati, condannati e magari vorrebbe persino applicare la sentenza. Riuscite a indovinare chi sono?”, la risposta è facile facile: http://www.beppegrillo.it/2015/08/maro_e_para.html
            (però affrettatevi a leggerlo prima che cambino idea e passino al suo opposto, si sa che il movimento è “fluido”, potrebbe persino accadere che qualcuno dei chip sottopelle si metta a funzionare male o che le scie chimiche e i sirenidi provochino un disastro)

            La seconda domanda: “se i marò un giorno venissero riconosciuti innocenti, quanti di coloro che per tre anni gli hanno buttato cacca addosso chiederanno loro scusa?” è troppo facile: NESSUNO, giacché in questa italietta dei diritti, pure i giornalisti e politicanti si sono accodati alla casta degli impuniti e impunibili togati, e pertanto è perfettamente lecito sparare letame addosso a qualcuno in base al noto “diritto di cronaca” o a quello di “opinione”, essendo assolutamente certi di non dover mai rispondere di ciò che si dice o si scrive.

          • Sebastiano says:

            Susà, avrei voluto svelarti le (facili) risposte ma ogni cosa che scrivo viene ignorata. Forse se scrivessi sotto il nick di xyzecc…. A lui passano tutto…

  2. Matteo Bassi says:

    Encomiabile esempio del peso politico della nostra italietta e sopratutto dei buffoni che ci governano! La strage del Cernis non ci ha insegnato nulla…poveri noi

  3. Iskandar92 says:

    Immaginate per un momento se invece che italiani questi fucilieri di marina fossero stati inglesi o americani o anche francesi! L’Italietta buonista e terzomondista/desovranizzata dell’ONU del no-frontiere la cui Marina è stata ridotta a servizio di rimorchio per clandestini non si permetterebbe mai di difendere i propri concittadini addirittura quando sono in missione per conto del proprio governo nelle infide acque dei tropici! Mai si sognerebbe di esercitare una rappresaglia o misure di pressione sull’India!
    No come in Libia si deve aspettare la cosiddetta “comunità internazionale” che in sostanza non esiste come dimostra la sentenza di questo tribunale che rimanda a un’ulteriore corte internazionale (pagata profumatamente da noi che come ricordo siamo tra i primi contributori per l’ONU che forse dopo altri anni arriverà a una sentenza

  4. Matteo Bassi says:

    La comunità internazionale esiste solo quando si è trovato il nuovo paese da depredare o il nuovo nemico inventato da abbattere,,,sempre per depredare..

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