Cosa si aspetta a buttare fuori dall’università i collettivi che contestano Panebianco?

Cosa si aspetta a interrompere lo spettacolino cretino che da due giorni accade nella facoltà di Scienze politiche a Bologna?

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Urla, schiamazzi, insulti. Così, per il secondo giorno consecutivo siamo informati che al professor Angelo Panebianco – per altro firma illustre del Corriere della Sera – viene impedito di fare lezione all’università di Bologna.

Come si permettono e con quali argomenti i bellimbusti registrati nel video pubblicato sul corriere.it martedì 23 febbraio fanno caciara, insultano e trattano da pezza da piedi un professore? Cliccate e sentite nel video del corriere.it, tra le altre, la voce del bellimbusto che avrà vent’anni ma che si crede il padrone dell’università di Bologna, che di anni ne ha mille e probabilmente sopravviverà anche all’ennesima carnevalata: «Lei qui non ha diritto di parlare perché lei è un guerrafondaio e la sua opinione costa la vita a milioni di persone». Però. Cosa vuoi discutere con uno che raglia così? Un buon samaritano gli direbbe: “Ragazzo, sei fuori come un balcone”.

E invece, nonostante la denuncia sui giornali e il biasimo collettivo, da quarantotto ore assistiamo allo sgangherato spettacolino di quattro ragazzotti a cui probabilmente nessuno ha insegnato l’abc dell’educazione civica e dell’igiene mentale, che si permettono di impedire a un professore universitario di fare il proprio mestiere. Roba da matti. Ma dove siamo?

Appunto, dove siamo e cosa dovrebbe fare un’autorità accademica e magari anche solo un vigile urbano o un educatore di adolescenti disturbati, visto che l’università e i suoi professori – come si usa dire però è così – sono pagati con le tasse degli italiani? Dovrebbe prendere quei quattro baluba presuntuosi e ignoranti e buttarli fuori dall’università a pedate nel sedere. Che vadano all’asilo o in birreria a discutere di cose che non stanno né in cielo né in terra.

A confronto di questi sedicenti “Collettivi” Checco Zalone è Emanuele Kant. Epperò, siccome generalmente quelli che ingrossano le file di questi “collettivi” sedicenti sono figli di buona famiglia che non hanno alcun problema a scaldare i banchi, succede che un’infima minoranza di cervelli fritti riesce periodicamente a ottenere il risultato – come si vede nel caso bolognese – di bloccare un corso di lezioni e di impedire il diritto allo studio a chi in università ci va per imparare, spesso ci va da fuori sede e non può permettersi il lusso di buttare via soldi e tempo nel parco giochi degli zero virgola neuroni.

Cosa aspettano le autorità accademiche, i vigili urbani, la Croce Rossa, a interrompere lo spettacolino cretino che da due giorni fa notizia addirittura a livello nazionale, tiene in scacco una delle università italiane più prestigiose, impedisce alla facoltà di scienze politiche di funzionare regolarmente, a un professore di insegnare e alla stragrande maggioranza degli studenti che frequentano l’università Alma Mater di Bologna di seguire le lezioni del professor Panebianco?

Come si fa, nell’anno 2016, a tollerare contestatori al barolo che, siccome buon vino non mente, non fanno parlare un professore «perché le sue opinioni causano milioni di morti»? Siamo in università o su Scherzi a Parte?

Foto Ansa


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