A mezzanotte la Brexit sarà realtà. E comincerà una corsa contro il tempo

Alle 24 in punto il Regno Unito sarà fuori dall’Ue. Per un anno tutto resterà come prima, ma poi? Solo 8 mesi per evitare il “No deal”. E l’Ue deve trovare i 12 miliardi all’anno che versava Londra

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Oggi a mezzanotte scatta la Brexit. E questa volta per davvero. A partire da domani il Regno Unito sarà fuori dall’Unione Europea e anche se si tratta di un’eventualità alla quale tutti si preparano dal 23 giugno 2016, data del referendum popolare in cui il Leave superò il Remain con il 51,89 per cento contro il 48,11, è solo ora che si comincia a fare sul serio.

TUTTO RESTA UGUALE PER UN ANNO

Per 12 mesi, cioè fino al 31 dicembre 2020, tutto resterà come è adesso: Londra farà ancora parte del mercato unico per un anno, i cittadini europei potranno viaggiare nei territori di Sua maestà senza visto e i permessi per il lavoro saranno concessi come sempre. Dal 2021, invece, cambierà tutto ma nessuno ancora sa come.

CORSA CONTRO IL TEMPO PER TROVARE UN ACCORDO

A fine febbraio (non prima) i governi dei paesi membri dell’Ue daranno mandato di negoziare con il governo di Boris Johnson un accordo quadro. Le parti avranno tempo solo fino a metà ottobre per trovare un’intesa sul trattato, dal momento che serve un mese e mezzo per tradurlo nelle 23 lingue ufficiali dell’Ue e bisogna anche lasciare il tempo al Parlamento europeo di ratificarlo.

Secondo la Reuters, il tempo è assolutamente insufficiente per raggiungere un accordo visto che i temi sul tavolo sono moltissimi: commercio, dazi, trasporti, sicurezza, energia, diritti di pesca e flusso di dati. L’Unione Europea, inoltre, impiega anni per firmare simili trattati con altri Stati. Johnson si è detto sicuro che un accordo verrà raggiunto nei tempi prestabiliti per evitare la reintroduzione di tariffe sulle merci. Su richiesta inglese, in realtà, l’anno di transizione può essere prolungato. In alternativa, si arriverebbe al temuto “No deal”.

IL NODO DEI DIRITTI DI PESCA

Come riportato dal Financial Times, uno dei nodi che può far saltare il banco sono i diritti di pesca e il tema sta particolarmente a cuore alla Francia. Oggi infatti il Canale della Manica è aperto alla pesca e i francesi, al pari di altri pescatori europei, possono gettare le reti anche entro le 200 miglia nautiche di zona economica esclusiva britannica, la più ricca e pregiata dal punto di vista ittico. Johnson ha promesso che Londra tornerà ad avere piena giurisdizione della «nostra spettacolare ricchezza marina» e molti paesi si sono allarmati, minacciando di far saltare le trattative.

L’UE AVRÀ UN BUCO DA 12 MILIARDI ALL’ANNO

Ci sono decine di altri punti delicati come questo e c’è da star certi che le trattative tra Londra e Bruxelles saranno lunghe e complesse. A prescindere dall’accordo che verrà stretto, l’Unione Europea deve risolvere un problema finanziario non da poco. Se il Regno Unito ha accettato di pagare quanto promesso per il budget 2014-2020, non verserà più una sterlina per quello 2021-2027. Poiché la Gran Bretagna è un contribuente netto, versa cioè più risorse di quante ne riceve, l’Ue si ritroverà nel 2021 con 12 miliardi di euro in meno, secondo i calcoli dell’Afp, per un totale di 84 miliardi in meno nell’arco di sette anni. Si tratta di un bel buco in un momento in cui si promette lo stanziamento di centinaia di miliardi per il Green Deal europeo.

Da una parte c’è chi sostiene che il buco dovrebbe essere coperto da un aumento della contribuzione da parte di ogni singolo Stato, dall’altra chi ritiene che il budget va riorganizzato. Un’idea che circola è quella di tagliare capitoli di spesa come agricoltura e coesione (sarebbe un bel guaio per l’Italia) per fissare altre priorità (ambiente, sicurezza, difesa, migrazioni). Molti paesi membri, infatti, sostengono che l’uscita del Regno Unito, che ha sempre bloccato sostanziali riforme dell’Ue, possa essere un’occasione.

BANDO AL ROMANTICISMO

Vedremo come sarà sfruttata. Di sicuro, a partire dalla mezzanotte si apre un periodo complesso, durante il quale il confronto sarà aspro. Lo si è capito due giorni fa, quando il Parlamento europeo ha dato il via libera all’accordo sulla Brexit e tanti, a partire dal presidente dell’Aula David Sassoli, si sono lasciati andare al romanticismo: «Dirsi addio è troppo impegnativo e definitivo. È per questo che dico solo arrivederci». Secca la risposta di uno dei fautori della Brexit, Nigel Farage: «Voglio che la Brexit avvii un dibattito nel resto dell’Europa. Noi amiamo l’Europa, semplicemente odiamo l’Unione Europea». Quando il Big Ben suonerà il dodicesimo rintocco, scatterà una nuova fase.

Foto Ansa