Boccia (Confindustria): «I ritardi nei pagamenti ci sono anche tra imprese, la soluzione è sempre la crescita»

Non è solo lo stato a pagare tardi i fornitori: la carenza di liquidità si trasferisce da impresa a impresa, rallentando i pagamenti. Intervista a Vincenzo Boccia, presidente della Piccola industria.

Quello del ritardato pagamento dei debiti da parte della pubblica amministrazione non è il solo male che affligge il tessuto industriale italiano. Già, perché a ritardare i pagamenti sono sempre più spesso le imprese stesse tra di loro. E, a pagare il conto più salato di questa cattiva prassi, sono i più piccoli. Vincenzo Boccia (nella foto Studio Franceschin), presidente della Piccola industria di Confindustria, lo sa. E lo riconosce: «La riduzione del flusso di liquidità che si è verificato finora comporta un rallentamento nei pagamenti che si trasferisce da impresa a impresa». Anche se, secondo Boccia, «non risolveremo il problema della scarsità di credito alle imprese fino a che non affronteremo anche la questione crescita».

Presidente, pochi giorni fa lei ha detto che il paese è «a pezzi» e che siamo in un’«economia di guerra». Che cosa la preoccupa più di tutto?
La pressoché totale assenza di una visione organica da parte della politica su come uscire dalla crisi. Occorrono politiche economiche che sappiano tener conto della crescita, oltre che del deficit e del debito. Crescita, deficit e debito infatti devono essere affrontati contemporaneamente perché in questo momento non può esserci un tempo per l’uno e un tempo per l’altra.

Chi patisce i danni maggiori di questa situazione?
Indubbiamente le imprese legate al mercato domestico, che, in questi mesi, si è contratto ulteriormente a causa dell’ansietà e dell’incertezza alimentate dalla fase successiva alla campagna elettorale. Il fatto di non avere un governo ha influito sull’ulteriore contrazione dei consumi da febbraio e ha danneggiato le piccole imprese, che sono prevalentemente orientate al mercato interno.

Il ritardo dello Stato nei pagamenti alle imprese quanto incide sui bilanci delle piccole?
Incide eccome. Da un lato, infatti, c’è un problema legato alla diminuzione del flusso di liquidità; liquidità di cui, del resto, c’è sempre più bisogno per normalizzare la situazione economica. Dall’altro, poi, c’è il grande tema dell’elevato costo del denaro legato all’andamento dello spread in Italia, che rappresenta un ulteriore deficit di competitività per chi si è già fatto finanziare i debiti.

Quello dei ritardati pagamenti, però, costituisce un problema anche tra imprese private e a farne le spese, spesso, sono le pmi.
La direttiva adottata a gennaio dal governo, che riduce i tempi di pagamento a trenta giorni, è importante. Anche perché la riduzione del flusso di liquidità che si è verificata finora comporta un rallentamento nei pagamenti che si trasferisce da impresa a impresa. Ma, lo ribadisco, non risolveremo il problema della scarsità di credito alle imprese fino a che non affronteremo anche la questione crescita.

Da dove cominciare per ripartire?
Occorre predisporre un’agenda per rilanciare la competitività del Paese. E, non avendo la possibilità di svalutare la moneta, per creare sviluppo serve risolvere presto il nodo dei pagamenti dello stock di debito arretrato della p.a. alle imprese. Anche se, a dire il vero, non si tratta di un intervento per rilanciare la competitività ma di un intervento di semplice normalizzazione. Parallelamente, poi, si devono affrontare i grandi deficit di competitività del Paese. Non dimentichiamoci che siamo pur sempre il secondo Paese manifatturiero d’Europa, anche se abbiamo 20 punti in più nella tassazione globale sulle imprese rispetto alla media europea e dobbiamo spendere il 30 per cento in più per il costo dell’energia; per non parlare del costo del denaro. Calmierare questi deficit significherebbe mettere le piccole imprese in condizione di competere, ma per farlo servono scelte di politica economica che sottolineino la vocazione industriale e manifatturiera italiana. Il fattore tempo, però, non gioca più a nostro favore e dobbiamo accorgercene il più presto possibile.