Vivere nel presente, non in un “altrove”. Il sacrificio di Masao Yoshida e noi

Su tutti i giornali di ieri ha trovato spazio la notizia della morte di Masao Yoshida, l’eroe di Fukushima che ha guidato una squadra di 50 persone che, a scapito della propria vita, ha evitato un disastro immane raffreddando il nocciolo del reattore.

Sacrificarsi per il bene di tutti è certamente un atto eroico, ma non vorrei fermarmi qui perché altrimenti il comportamento di Masao sarebbe da attribuire o all’osservanza di un codice d’onore ormai desueto, cose da vecchio samurai, oppure a un istinto ancestrale, da formicaio, che antepone la conservazione della specie a quella dell’individuo.

A me pare che questa storia mostri un uomo che posto dal destino, o se preferite dal Destino, in una particolare circostanza abbia risposto “eccomi!”. Si sia cioè caricato sulle spalle la responsabilità di quel momento e vi abbia corrisposto. Era lì e ha fatto quello che andava fatto.

In un mondo dove tutti vivono in un “altrove” lui era invece presente. Vivere altrove è la specialità di questa era; altrove nel tempo: sarò felice quando… Altrove nello spazio: avete in mente quei ragazzini che durante una festa passano il tempo a postare e messaggiare con altri che stanno altrove?

Masao non era altrove, era presente al momento presente e il suo io se ne è preso la responsabilità al punto di voler mettere la propria firma su quell’istante (il gesto di scrivere il nome suo e dei suoi compagni sulla lavagna).

L’uomo giusto, al posto giusto, nel momento giusto. Tutti noi possiamo esserlo se solo non ce ne andiamo altrove.

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